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Albarani: «Un San Carlo più aperto al mondo»

Albarani: «Un San Carlo più aperto al mondo»

Il neo presidente della Fondazione: «Un onore guidare questa istituzione Rafforzeremo le collaborazioni e cercheremo di farci conoscere sempre di più»

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«È ragionevole che il San Carlo allargi ulteriormente e innovi la sua missione formativa e culturale, senza dimenticare l’importante funzione e le potenzialità del Collegio, uno dei più apprezzati in Italia».

Sono le prime parole dello storico 46enne carpigiano Giuliano Albarani, appena nominato presidente della Fondazione Collegio San Carlo. Al vertice dell’antico istituto privato paragonabile alla Normale di Pisa, Albarani succede allo scrittore e giornalista Roberto Franchini rimasto 32 anni in via San Carlo.

Per Albarani - docente all’istituto Meucci di Carpi e a Unimore, presidente in uscita dell’Istituto storico di Modena nonché del Memoria Festival di Mirandola, essere a capo della S.Carlo è un ruolo di responsabilità.

«Sì e sono gratificato per il prestigio dell’istituzione e nel contempo sereno perché il San Carlo è un’istituzione funzionante e apprezzata a livello locale e internazionale. Sento molto la responsabilità di ereditare il testimone da Franchini, d’altra parte non posso nascondere il desiderio di potere approfondire la conoscenza di una realtà formativa e di ricerca che ha svolto e svolge un ruolo di grande rilevanza».

Frequenta questo luogo?

«Sono stato utente e fruitore delle opportunità culturali offerte dalla San Carlo, Centro Culturale, Centro Studi religiosi e Scuola di Alti Studi, fino alla straordinaria biblioteca. Il rapporto intenso con essa è iniziato quando ero ancora studente universitario di filosofia ed è continuato nel tempo, di pari passo al mio percorso formativo. Ho avuto anche occasione di collaborare professionalmente con la Fondazione, in particolare sul progetto della “Filosofia con i bambini”, apprezzando professionalità e motivazioni delle persone che ci lavorano».

Lei cambierà qualcosa?

«Intendo innanzitutto portare a sintesi le suggestioni e le proposte di indirizzo che verranno espresse dal Cda, ampiamente rinnovato. È ragionevole che il San Carlo articoli ulteriormente e innovi la sua missione formativa e culturale, senza dimenticare l’importante funzione e le potenzialità del Collegio, uno dei più apprezzati in Italia. Penso, d’altro canto, che sia altrettanto doveroso muoversi in continuità con quanto fatto dai precedenti amministratori».

Intende aprirlo di più all’esterno?

«Il S.Carlo ha una rete di relazioni nazionali e internazionali di tutto rispetto, sia per quantità che per qualità. Credo che in questo senso, si debba ragionevolmente puntare a un consolidamento. A Modena e sul territorio è sicuramente più visibile oggi di quanto non fosse in tempi relativamente recenti, anche se appare chiaro che i bisogni e la domanda di cultura filosofica e scienze umane pone il San Carlo nelle condizioni di rafforzare ulteriormente il suo radicamento nel tessuto modenese».

Pensa a collaborazioni più strette con altri enti?

«Con Unimore, sia nella governance sia nella concreta progettazione formativa e culturale, c’è un rapporto stretto e fecondo che verrà proseguito. Quella del Festival Filosofia è una straordinaria storia di condivisione della cultura filosofica rispetto alla quale la Fondazionenon è stata, non è e soprattutto non potrà mai essere estranea».

Collaborazioni artistiche?

«Continueranno, a partire dalla partnership con Ert che si tradurrà presto nella rappresentazione del Simposio di Platone. Il legame fra questi saperi e l’arte è naturale, necessario».

Stefano Luppi

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