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«Più braccialetti e meno detenuti»

«Più braccialetti e meno detenuti»

Avvocati e Osservatorio carcere: «Chi ha diritto, ai domiciliari». Procura solidale 

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Il carcere è sovraffollato: perché non snellirlo con più arresti domiciliari? È la domanda dei rappresentanti dell’Osservatorio carcere e della Camera penale degli avvocati. «La situazione a Modena è paradossale», garantisce l’avvocato Giampaolo Ronsisvalle, tesoriere della Camera penale. «Al 31 ottobre di quest’anno la capienza del penitenziario di Modena è di 369 posti, ma sono presenti 489 persone - argomenta Ronsisvalle - quindi 120 in più. La possibilità di ottenere una misura alternativa, anche durante l’esecuzione della pena, consentirebbe di dare risposte immediate al sovraffollamento». Da qui lo slogan “Più braccialetti, meno carcere”.

I legali presenti indossano simbolicamente un braccialetto arancione, richiamo al dispositivo elettronico usato per persone agli arresti domiciliari. «Su tutto il territorio nazionale tali dispositivi sono duemila e sono poco utilizzati», spiega l’avvocato Sara Pavone, responsabile dell’Osservatorio carcere e magistrato di sorveglianza della Camera penale di Modena “Carl'Alberto Perroux”. Il punto è sottolineato da almeno tre anni dall’Unione camere penali italiane. «Il bando da parte del governo per l’aggiudicazione dell’appalto di ulteriori dispositivi elettronici è stato aggiudicato finalmente a luglio - riprende Pavone - ma ancora non si hanno notizie certe su numeri, modalità e tempistiche. La normativa è in vigore dal 2001 però non se n’è data applicazione se non negli ultimi anni. Molti detenuti restano così in carcere in attesa del dispositivo». I sindacati di polizia ricordano da tempo che il sovraffollamento produce conseguenze negative, anche in fatto di sicurezza. E Ronsisvalle, tocca anche un altro nervo scoperto del sistema: il magistrato di sorveglianza. «A Modena ce n’è uno in pianta organica a fronte dei due previsti - aggiunge il tesoriere - l’altro è scoperto da febbraio. Tantissimi detenuti che presentano istanze di misure alternative o di permesso, anche di necessità, non hanno risposta».

Anche il procuratore capo Lucia Musti si associa alla battaglia delle Camere Penali: «Conveniamo con gli avvocati modenesi e auspichiamo che siano messi a disposizione un maggior numero di braccialetti affinché le condizioni di vita dei detenuti per i quali non sia evitabile il regime carcerario siano rispettose della loro dignità ma anche del principio costituzionale di rieducazione della pena».

Ronsisvalle precisa che in tribunale «quasi tutti, soprattutto i giudicanti, concordano con la nostra iniziativa». Inoltre, chiede a tutti una maggiore attenzione. (g.f.)

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