Via delle Perle: maxi sconto per venderla
Prezzo dimezzato per l’azienda d’abbigliamento fallita in ottobre: sarà proposta a 800mila euro
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Si apre un nuovo capitolo nella vicenda che vede protagonista l’azienda di abbigliamento Via delle Perle, fallita il 20 ottobre scorso.
Andato deserto, il 24 novembre, il tentativo di vendita messo in atto dal curatore fallimentare Rosanna Pignagnoli, insieme al giudice Alessandra Mirabelli, nei prossimi giorni si provvederà a pubblicare un secondo bando che sia più economico e vantaggioso per gli eventuali compratori.
Si dimezzano, infatti, rispetto alle prime condizioni, sia la cifra che il numero di dipendenti compresi nell’offerta: da un milione e 600 mila a circa 800mila euro; da 22 lavoratori a 7. Questi ultimi, scesi da un iniziale numero di 35 ai 22 che da oltre un mese non percepiscono stipendio né contributi, erano stati informati il giorno stesso in merito al fatto che nessuna proposta concreta fosse stata presentata per rilevare l'azienda.
«C'è stata molta delusione - spiega Roberto Giardiello, sindacalista Cisl - prima a causa del concordato, poi del fallimento, infine per l’asta, risultata vana. Il curatore ha confermato come vi fossero state in effetti, nei giorni precedenti l’apertura delle buste, diversi soggetti che avevano manifestato interesse. Evidentemente, l’offerta non li aveva soddisfatti in modo completo».
Lunedì 4 dicembre, dunque, è previsto un incontro con i 15 dipendenti non compresi nel nuovo bando, finalizzato a confermare i rispettivi licenziamenti per poter accedere alla disoccupazione, dopodiché entro Natale si vedrà se le nuove condizioni avranno incontrato le aspettative di possibili acquirenti.
«Si tratta di un marchio ancora decisamente appetibile per la sua storia e per il valore dei capi prodotti - conclude Giardiello - Inoltre, quanto ai lavoratori, sottolineo ancora una volta come si tratti di figure caratterizzate da un elevato grado di professionalità. Attendiamo di conoscere, quindi, l’esito di questa nuova gara».
Tra le difficoltà incontrate nella vendita è probabilmente da tenere in considerazione il fatto che la stagione produttiva è già iniziata da tempo e, dunque, anche oramai persa. Nessuna fretta, quindi, per i potenziali compratori che, evidentemente, hanno voluto attendere un ulteriore ribasso, per poter risparmiare.
Gli scenari, quindi, sono ancora in divenire per la griffe che fa parte della storia dell’abbigliamento “made in Carpi” e se qualcuno rispondesse all’offerta giudicandola appetibile i giochi sarebbero ancora tutti aperti. (camma)
Andato deserto, il 24 novembre, il tentativo di vendita messo in atto dal curatore fallimentare Rosanna Pignagnoli, insieme al giudice Alessandra Mirabelli, nei prossimi giorni si provvederà a pubblicare un secondo bando che sia più economico e vantaggioso per gli eventuali compratori.
Si dimezzano, infatti, rispetto alle prime condizioni, sia la cifra che il numero di dipendenti compresi nell’offerta: da un milione e 600 mila a circa 800mila euro; da 22 lavoratori a 7. Questi ultimi, scesi da un iniziale numero di 35 ai 22 che da oltre un mese non percepiscono stipendio né contributi, erano stati informati il giorno stesso in merito al fatto che nessuna proposta concreta fosse stata presentata per rilevare l'azienda.
«C'è stata molta delusione - spiega Roberto Giardiello, sindacalista Cisl - prima a causa del concordato, poi del fallimento, infine per l’asta, risultata vana. Il curatore ha confermato come vi fossero state in effetti, nei giorni precedenti l’apertura delle buste, diversi soggetti che avevano manifestato interesse. Evidentemente, l’offerta non li aveva soddisfatti in modo completo».
Lunedì 4 dicembre, dunque, è previsto un incontro con i 15 dipendenti non compresi nel nuovo bando, finalizzato a confermare i rispettivi licenziamenti per poter accedere alla disoccupazione, dopodiché entro Natale si vedrà se le nuove condizioni avranno incontrato le aspettative di possibili acquirenti.
«Si tratta di un marchio ancora decisamente appetibile per la sua storia e per il valore dei capi prodotti - conclude Giardiello - Inoltre, quanto ai lavoratori, sottolineo ancora una volta come si tratti di figure caratterizzate da un elevato grado di professionalità. Attendiamo di conoscere, quindi, l’esito di questa nuova gara».
Tra le difficoltà incontrate nella vendita è probabilmente da tenere in considerazione il fatto che la stagione produttiva è già iniziata da tempo e, dunque, anche oramai persa. Nessuna fretta, quindi, per i potenziali compratori che, evidentemente, hanno voluto attendere un ulteriore ribasso, per poter risparmiare.
Gli scenari, quindi, sono ancora in divenire per la griffe che fa parte della storia dell’abbigliamento “made in Carpi” e se qualcuno rispondesse all’offerta giudicandola appetibile i giochi sarebbero ancora tutti aperti. (camma)
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