Gazzetta di Modena

Modena

Francesco Citro ucciso per le liti di condominio

di Jacopo della Porta
Francesco Citro ucciso per le liti di condominio

Fermato il mantovano Giampaolo Dall’Oglio, che abita sotto la vittima Si lamentava delle briciole dal balcone, decisive le intuizioni della moglie

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A una settimana esatta dal delitto di Villanova gli inquirenti sono convinti di aver risolto il caso. Giovedì sera alle 23, stesso orario del delitto, i carabinieri hanno fermato, su disposizione del pm Valentina Salvi, Gianpaolo Dall’Oglio, 63enne mantovano, vicino di casa del camionista Francesco Citro, ex studente del Vallauri di Carpi. Sarebbe lui ad aver compiuto quello che il comandante provinciale dei carabinieri Antonino Buda ha definito «un gesto di inaudita ferocia».

Prima di colpire il 31enne per ben tre volte, Dall’Oglio è accusato di aver sparato sulla porta di casa della vittima, con i proiettili che sono entrati nell’appartamento e hanno sfiorato i due bambini di 2 e 7 anni e la moglie che erano sul divano. Per questo al mantovano è contestato anche il tentato omicidio, oltre all’omicidio aggravato, l’incendio, la detenzione e il porto illegale di un’arma da fuoco.

Ad aggiungere orrore all’orrore sono le motivazioni della spietata esecuzione. O meglio, l’assenza di un qualsiasi motivo o elemento scatenante, se non l’odio smisurato cresciuto nella mente dell’assassino. «Futili motivi», ha detto il colonnello Buda, «come lo scuotimento dei tappeti, qualche briciola finita al piano di sotto». Magari la fisiologica esuberanza di due bambini. Motivi talmente assurdi, che nell’immediatezza dei fatti la moglie della vittima non ha saputo indicare con precisione nessuna persona che potesse avercela con la sua famiglia.

Infatti tra Citro e il presunto assassino non c’erano mai stati litigi violenti, se non qualche dissidio per vicende di condominio. Discussioni avvenute anche con la moglie del mantovano, Barbara Canneto, nei confronti della quale non sono state mosse contestazioni.

La moglie e i genitori del ragazzo dalla notte del 23 novembre hanno cercato in tutti i modi di trovare qualche indizio nella vita del loro caro, senza trovare nulla. La moglie Milena Di Rosa, però, si è ricordata di quella volta che Dall’Oglio aveva detto: «Prima o poi mi arrabbio». Una frase buttata in mezzo a una banale discussione, per fatti di poco conto per qualsiasi altra persona, ma non forse per un uomo violento, come emerge dalle vicende del passato del mantovano, e intriso di odio, come suggeriscono le pagine che seguiva su Facebook. E poi è stata la volta di Antonietta Cortese, madre di Francesco. La donna si è ricordata che il 23 novembre quando l’auto di Milena era stata data alle fiamme davanti all’abitazione di via Papa Giovanni XXIII, i residenti del condominio erano tutti scesi in strada. Tranne il presunto assassino.

A questo punto i militari hanno stretto le maglie dei loro accertamenti e hanno iniziato a sospettare che il colpevole potesse non essersi mai allontanato dalla scena del crimine. Ed ecco perché, si sono detti, dalle telecamere di videosorveglianza della zona non era emerso nessun elemento significativo. Lunedì i carabinieri hanno perquisito l’abitazione dell’ex guardia giurata, sequestrandogli in garage taniche di benzina ed alcune magliette. Giovedì sera il pm Valentina Salvi ha disposto il fermo del 63enne. A questo punto i militari hanno utilizzato un escamotage per fare uscire il sospettato di casa e fermarlo. Lo hanno raggiunto telefonicamente, gli hanno dato appuntamento in un luogo e così lo hanno potuto accerchiare al momento giusto e ammanettarlo senza correre rischi. Nella perquisizione domiciliare non è stata trovata l’arma, si suppone una calibro 9x21. Anche ieri gli inquirenti hanno cercato la pistola, di cui l’uomo potrebbe essersi sbarazzato il giorno dopo l’omicidio, quando è uscito per andare a lavorare a Boretto.

Portato in caserma, alla presenza del suo avvocato, Mauro Messori, il 63enne si è avvalso della facoltà di non rispondere e si è detto innocente e tranquillo. Poco dopo il legale che assiste la famiglia Citro, Andrea Rosseto, ha portato la notizia del fermo alla vedova del camionista. Lunedì si svolgerà l’udienza di convalida del fermo.



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