Gazzetta di Modena

Modena

La betoniera rubata a Mirandola? Era al porto di Bari destinata all’Albania

La betoniera rubata a Mirandola? Era al porto di Bari destinata all’Albania

Mirandola. Trovato uno dei camion rubati alla Betonrossi: lo avevano reimmatricolato e verniciato per “pulirlo”

2 MINUTI DI LETTURA





MIRANDOLA. Come era nelle ipotesi più accreditate, l’autobotte per calcestruzzo rubata alla Betonrossi di San Giacomo Roncole qualche settimana fa era destinata all’Albania.

L’hanno fermata ieri le autorità portuali di Bari, mentre stava per essere imbarcata su una nave pronta a salpare per l’altra parte dell’Adriatico.

I funzionari - questa volta adeguatamente attenti - si sono insospettiti perché il camion era privo di regolari targhe. Lo hanno controllato, scoprendo che era stato reimmatricolato da pochi giorni, per dargli una nuova “verginità”.

Così, ad ulteriori verifiche, si è scoperto che la cabina era stata riverniciata di recente, tutta di bianco, a coprire la parte azzurra e la scritta rossa che invece connota le autobotti che lavorano per l’importante azienda emiliana, che ha sedi operative anche nella Bassa.

Fatta la scoperta, è partita la telefonata per il proprietario, Simon Chica, titolare di una ditta di trasporti che lavora per la Betonrossi.

E Simon ha immediatamente avvisato Gianluca Pietro Soardo, l’autista di San Martino Spino che aveva lanciato anche un appello pubblico, postando la foto sui social del suo camion.

«Sono ovviamente felice -ha detto ieri Pietro - la betoniera rubata il 10 novembre la guidavo da 5 anni, ci sono affezionato. Poi si tratta di un mezzo dal costo importante. Nuova si avvicina ai 150mila euro, oggi ne valeva almeno 60mila».

Titolare ed autista partiranno al più presto per Bari, per recuperare il camion. Manca invece ancora all’appello l’altra autobotte rubata nella stessa notte, nella stesa sede, di proprietà di Gianluca, un altro titolare di impresa di trasporti.

«Speriamo veramente che venga recuperata...», dice Gianluca.

Quella notte i ladri, evidentemente una organizzazione che commercia al mercato nero con l’Albania, forzarono la sbarra di ingresso, salirono sulle due autobotti e manomettendo il quadro elettrico riuscirono a metterli in moto, facendo perdere le loro tracce. Anche perché, in quella occasione, trovarono e staccarono il sistema antifurto satellitare, in modo da impedire l’individuazione del loro bottino.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google