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Modena, cinema Olympia, una ferita: non agivamo nascosti Una lettera alla città

di Carlo Gregori
Modena, cinema Olympia, una ferita: non agivamo nascosti Una lettera alla città

Il docente Pierpaolo Ascari: «Il Comune parla di illegalità ma dimentica come nacquero biblioteche e asili». Domani manifestazione

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MODENA. «Lo sgombero dell’ex cinema Olympia secondo me mostra che c'era fretta di arginare un interesse crescente dei modenesi che volevano capire cosa succedeva dentro un cinema abbandonato e riaperto dopo tanti anni. Certo, il mosaico e i ricordi del cinema hanno spinto a entrare tanti che non l'avrebbero mai fatto. Ma era anche finito quel senso di conflitto e di pericolo che impediva ai passanti di entrare in contatto con gli autonomi». Pierpaolo Ascari, modenese, studioso di estetica, professore a contratto all'Università di Bologna, è l'autore della lettera al sindaco e alla magistratura (pubblicata qui a fianco) che ha fatto il giro di internet, condivisa da numerosi modenesi e che si può “firmare” con un commento. Racconta perché l'ha scritta in difesa del Guernica, pur non facendone parte. Intanto il Guernica ha annunciato una manifestazione per domani con raduno alle 15 in piazza Matteotti.

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Come è nata la lettera?

«Tutto risale, per me e una dozzina di amici, allo sgombero di via Sant'Eufemia (l'ex caserma occupata dal Guernica; sgombero seguito da incidenti, ndr). Ne abbiamo parlato a lungo perché è stato allora che abbiamo capito che quei ragazzi ci avevano fatto conoscere uno spaccato di Modena - un palazzo abbandonato e un dramma sociale come quello della casa e degli sfratti - che la città ignorava. Era stata un'esperienza di contatto vero, dato che eravamo vicini: allora frequentavamo spesso via Sant'Eufemia dove aprivano nuovi negozi e locali. Confrontandoci tra amici abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di diabolico: tanti beneficiavano delle azioni del Guernica ma poi pagavano solo loro, gli autonomi. Insomma, bisognava dare un sostegno, anche se ho idee politiche diverse. Non andava più bene far finta di niente».

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L'esperienza dell'ex Cinema Olympia è stata diversa.

«A suo modo è stata unica. Sono entrati tanti modenesi per dare un'occhiata. Era un'occupazione diversa, legata a una dimensione più culturale delle altre. È servita a svecchiare tanti discorsi culturali ufficiali ormai impregnati di retorica».

Perché allora ha deciso di scrivere una lettera pubblica alle autorità locali?

«Perché l'aspetto che mi interessava è stato, per l'Olympia, il superamento della solita divisione legale/illegale. Quella è la gabbia che ci chiude».

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Proviamo a capire.

«Siamo tutti contro il crimine, lo spaccio, gli scippi eccetera. Ma non si possono confrontare fatti criminali di questo genere con un'occupazione. Questa città è famosa per le biblioteche e gli asili nido, no? Allora ricordiamoci che biblioteche e asili nido, documenti alla mano, sono nati da gesti che oggi sono considerati illegali. Ricordiamo che il Comune di Modena negli anni Sessanta non poteva spendere soldi in cultura ma lo faceva lo stesso di nascosto aggiustando i bilanci. E poi c'è stata un'occupazione di terreno nel 1969 per creare una struttura per i bambini. Un gesto illegale? Può darsi, però due anni dopo è arrivata una legge che ha dato il via libera agli asili».

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Una lezione dimenticata.

«Già. Oggi la legalità è un mito invocato dall'amministrazione comunale; un mito che schiaccia tutto, impedisce di fare qualcosa. Oggi sotto il manto della legalità si confonde tutto: il mendicante è sullo stesso piano del rapinatore. Per me questa idea di legalità è pura semplificazione politica. Non ci si può mettere su questo piano».

Nella seconda parte della lettera, Lei punta il dito contro la chiusura di via Malmusi e di Trento Trieste che ha paralizzato il traffico, a fronte di uno sgombero di due ragazzi inermi circondati da un gran numero di agenti.

«Ormai quando le autorità si muovono per il Guernica assistiamo sempre allo stesso spettacolo in due atti. Il primo parte dalla conoscenza che hanno le istituzioni di quello che è e fa il Guernica, che è approssimativa o al massimo giudiziaria. Si vede che manca una conoscenza diretta, un contatto. Poi, si inscena la pericolosità del Guernica. Vedi tanti agenti e mezzi della polizia e pensi che quegli autonomi sono sicuramente dei delinquenti».

Cosa sta succedendo a Modena?

«Che non si possono più fare manifestazioni. Dicono che si disturba lo shopping. Ma è davvero così? O invece si tratta di tenere separati i manifestanti, le associazioni e tutti coloro che sono critici verso questo modo di gestire la città? Di impedire che si incontrino e parlino tra loro? Capisco che le istituzioni non possono sempre rispondere a tutti, ma in questo caso siamo di fronte a un'assenza di confronto».
 

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