il progetto Sharmed
Se gli scolari sono fotografi
Condividere per integrare. È la sfida colta dalle quattro scuole modenesi che hanno aderito a Sharmed. Un progetto comunitario, guidato dall’ateneo di Modena e Reggio, per mettere in rete esperienze...
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Condividere per integrare. È la sfida colta dalle quattro scuole modenesi che hanno aderito a Sharmed. Un progetto comunitario, guidato dall’ateneo di Modena e Reggio, per mettere in rete esperienze di studentesse e studenti dai 9 agli 11 anni. La nostra città ha contribuito con 622 foto, il 45,3% delle 1.374 immagini raccolte dai ricercatori. Altre 139 provengono da istituti friulani di Monfalcone e Udine; le restanti 613 giungono da scuole britanniche (seguite dall’università di Suffolk) e tedesche (analizzate dall’università Schiller di Jena).
A Modena sono stati coinvolti giovani delle primarie Cittadella e Gramsci, delle secondarie Calvino e Marconi. «Avevano libertà totale, potevano portare qualsiasi foto - spiega Chiara Ballestri, assegnista di ricerca che ha seguito il progetto - ma si notano temi ricorrenti. Uno di essi è quello dei nonni, che si ritrova sia da chi viene dal sud Italia sia dalle Filippine; vi è poi la famiglia, la narrazione della storia durante la guerra; particolari le foto di quando i bimbi hanno compiuto un anno, ricordando così qualcosa che non ricordavano». Tutto nella logica della condivisione, come spiega il nome del progetto, una volta decriptato: “Shared memories and dialogues”, ovvero “Memorie e dialoghi condivisi”. «Il metodo delle foto ha fatto in modo che si sviluppassero aiuti spontanei tra compagni di classe: qualcuno ha aiutato anche a tradurre le immagini in parole. Si sono sviluppate competenze nascoste tra bambini», rivela Vittorio Iervese. Il docente Unimore ha coordinato il progetto con il collega di ateneo Claudio Baraldi. La propensione all’integrazione è confermata dal riscontro degli studenti. I giovani hanno apprezzato più guardare le fotografie dei compagni (83,0%) e ascoltare le loro storie (77,7%) di quanto non abbiano gradito realizzare una fotografia (71,0%) o esprimere le proprie opinioni (70,4%). «Le scuole modenesi si sono rivelate molto più aperte di quelle inglesi e tedesche», garantisce Baraldi, spiegando che è stato importante «aver evitato lo stratagemma dei premi per i ragazzi perché deforma». «I colleghi delle università tedesche e inglesi guardano alla nostra esperienza per comprendere come si fa», aggiunge Iervese. Il progetto è partito nel 2016 con fondi Erasmus. Il nostro ateneo ha ricevuto 200mila dei circa 500mila euro iniziali per svolgere l’incarico di coordinamento. Entro fine 2018 sarà pubblicato l’archivio raccolto. «Sarà messo a disposizione con password e username», aggiunge Baraldi. Inoltre, sarà progettato un corso di formazione per insegnanti e saranno indicate le linee guida per le attività (avviate con un facilitatore) e per l’autovalutazione. A novembre 2018 sarà organizzato un evento pubblico a Modena per concludere il progetto. (g.f.)
A Modena sono stati coinvolti giovani delle primarie Cittadella e Gramsci, delle secondarie Calvino e Marconi. «Avevano libertà totale, potevano portare qualsiasi foto - spiega Chiara Ballestri, assegnista di ricerca che ha seguito il progetto - ma si notano temi ricorrenti. Uno di essi è quello dei nonni, che si ritrova sia da chi viene dal sud Italia sia dalle Filippine; vi è poi la famiglia, la narrazione della storia durante la guerra; particolari le foto di quando i bimbi hanno compiuto un anno, ricordando così qualcosa che non ricordavano». Tutto nella logica della condivisione, come spiega il nome del progetto, una volta decriptato: “Shared memories and dialogues”, ovvero “Memorie e dialoghi condivisi”. «Il metodo delle foto ha fatto in modo che si sviluppassero aiuti spontanei tra compagni di classe: qualcuno ha aiutato anche a tradurre le immagini in parole. Si sono sviluppate competenze nascoste tra bambini», rivela Vittorio Iervese. Il docente Unimore ha coordinato il progetto con il collega di ateneo Claudio Baraldi. La propensione all’integrazione è confermata dal riscontro degli studenti. I giovani hanno apprezzato più guardare le fotografie dei compagni (83,0%) e ascoltare le loro storie (77,7%) di quanto non abbiano gradito realizzare una fotografia (71,0%) o esprimere le proprie opinioni (70,4%). «Le scuole modenesi si sono rivelate molto più aperte di quelle inglesi e tedesche», garantisce Baraldi, spiegando che è stato importante «aver evitato lo stratagemma dei premi per i ragazzi perché deforma». «I colleghi delle università tedesche e inglesi guardano alla nostra esperienza per comprendere come si fa», aggiunge Iervese. Il progetto è partito nel 2016 con fondi Erasmus. Il nostro ateneo ha ricevuto 200mila dei circa 500mila euro iniziali per svolgere l’incarico di coordinamento. Entro fine 2018 sarà pubblicato l’archivio raccolto. «Sarà messo a disposizione con password e username», aggiunge Baraldi. Inoltre, sarà progettato un corso di formazione per insegnanti e saranno indicate le linee guida per le attività (avviate con un facilitatore) e per l’autovalutazione. A novembre 2018 sarà organizzato un evento pubblico a Modena per concludere il progetto. (g.f.)
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