A “Codino” la polizia dedicò un maxi blitz
Si chiama Ilia Miltjan, ha 34 anni e proviene dall’Albania. È lui “il Codino”, uno dei fondatori del Consorzio Job Service, il cui nome è stato spesso in questi ultimi anni all’interno delle numerose...
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Si chiama Ilia Miltjan, ha 34 anni e proviene dall’Albania. È lui “il Codino”, uno dei fondatori del Consorzio Job Service, il cui nome è stato spesso in questi ultimi anni all’interno delle numerose denunce portate avanti dalle organizzazioni sindacali al fine di contrastare il fenomeno del nuovo caporalato che sta emergendo in maniera sempre più evidente e concreta in relazione alla gestione del lavoro all’interno del distretto modenese della lavorazione delle carni.
Ed è proprio ad Ilia Miltjian che le forze dell’ordine decisero di “intitolare” una maxi-operazione esplosa a Modena nel settembre 2013, a cui fu possibile giungere dopo tre anni di indagini contrassegnate da intercettazioni, appostamenti e pedinamenti: “Operazione Bisht”, codino appunto.
Furono 54 le ordinanze di custodia cautelare in carcere, 48 i corrieri arrestati dalla polizia di Modena e 162 le persone indagate, con altri 74 soggetti che in quell’occasione vennero identificati. Il reato loro contestato era quello di attività illecita di narcotraffico internazionale, per un giro di affari di milioni di euro.
A coordinare le indagini la Procura di Modena (pm Francesca Graziano, gip Domenico Truppa), la quale lavorò fianco a fianco con la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il Servizio Centrale Operativo (Sco), il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e i reparti Prevenzione crimine.
Ben nove le città che vennero coinvolte su tutto il territorio nazionale: oltre Modena, anche Bari, Ferrara, Milano, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Siracusa, Trieste. Quasi un quintale il quantitativo di droga sequestrato. Grazie alla minuziosa attività investigativa fu portato alla luce un sistema di spaccio internazionale di sostanza stupefacente posto in essere da un gruppo di persone di diversa provenienza: numerosi soggetti di spicco della criminalità albanese fiancheggiati e coadiuvati da soggetti di origine magrebina. La base logistica del gruppo era collocata a Vignola, luogo da dove arrivava e partiva, attraversando la rotta turco-albanese, un massiccio quantitativo di droga. Durante l’operazione le forze di polizia sequestrarono anche numerosi beni collegati ai personaggi coinvolti nell’inchiesta. Furono innanzitutto rinvenuti 50mila euro in contanti, posti sotto sequestro nove automobili e due motoveicoli. E fu addirittura ritrovata una pistola semiautomatica modello 7,65. Alla fine trenta persone furono rinviate a giudizio mentre 54 scelsero patteggiamenti e rito abbreviato.(s.d.)
Ed è proprio ad Ilia Miltjian che le forze dell’ordine decisero di “intitolare” una maxi-operazione esplosa a Modena nel settembre 2013, a cui fu possibile giungere dopo tre anni di indagini contrassegnate da intercettazioni, appostamenti e pedinamenti: “Operazione Bisht”, codino appunto.
Furono 54 le ordinanze di custodia cautelare in carcere, 48 i corrieri arrestati dalla polizia di Modena e 162 le persone indagate, con altri 74 soggetti che in quell’occasione vennero identificati. Il reato loro contestato era quello di attività illecita di narcotraffico internazionale, per un giro di affari di milioni di euro.
A coordinare le indagini la Procura di Modena (pm Francesca Graziano, gip Domenico Truppa), la quale lavorò fianco a fianco con la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il Servizio Centrale Operativo (Sco), il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e i reparti Prevenzione crimine.
Ben nove le città che vennero coinvolte su tutto il territorio nazionale: oltre Modena, anche Bari, Ferrara, Milano, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Siracusa, Trieste. Quasi un quintale il quantitativo di droga sequestrato. Grazie alla minuziosa attività investigativa fu portato alla luce un sistema di spaccio internazionale di sostanza stupefacente posto in essere da un gruppo di persone di diversa provenienza: numerosi soggetti di spicco della criminalità albanese fiancheggiati e coadiuvati da soggetti di origine magrebina. La base logistica del gruppo era collocata a Vignola, luogo da dove arrivava e partiva, attraversando la rotta turco-albanese, un massiccio quantitativo di droga. Durante l’operazione le forze di polizia sequestrarono anche numerosi beni collegati ai personaggi coinvolti nell’inchiesta. Furono innanzitutto rinvenuti 50mila euro in contanti, posti sotto sequestro nove automobili e due motoveicoli. E fu addirittura ritrovata una pistola semiautomatica modello 7,65. Alla fine trenta persone furono rinviate a giudizio mentre 54 scelsero patteggiamenti e rito abbreviato.(s.d.)
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