"Tempi Moderni" all'ex cinema Olympia di Modena
Uno spazio vuoto occupato dalle idee: per qualcuno un'esperienza pericolosissima
MODENA. Perché il muscolare sgombero dell’ex cinema Olympia, un vuoto dimenticato e di recente reso vivo da un gruppo di ragazzi, ha in qualche modo scosso almeno una parte (ma non è poco, visti i tempi) di Modena? Non solo e non tanto per la sproporzione di mezzi e modi impiegati, degni forse di altri obiettivi o emergenze: perché comunque è altro che si auspica o si chiede sollecitando la presenza delle istituzioni a fianco della cittadinanza. Altro si intende per illegalità da contrastare e spegnere in nome del bene comune. Non solo perché a volte basta un mosaico con la malinconia negli occhi di Charlot al muro di un vecchio cinema, in una via ancora oggi borghese e con una sua residua eleganza, per ricordarci che certi discorsi, certi incontri, certi scambi di conoscenza e di emozioni, nel tempo si sono affievoliti: a volte fino a scomparire nel solo privato o a non essere più percepiti. Forse perché qualcuno, più di quanti ci si potesse aspettare, ha colto che là dentro non stava succedendo niente di drammatico, di sovversivo, di quasi criminale o pericoloso per la comunità. Si stava riempiendo un vuoto, come da Aristotele in poi la fisica e il pensiero ci insegnano avviene ineluttabilmente: perché la natura rifugge il vuoto e tende a riempirlo, costantemente. A volte di idee, stimoli, provocazioni, di semplice anche se in luoghi non deputati riflessione sul trasformarsi della città: per sottrazione (di spazi un tempo luogo di comunità e cultura condivisa) e contemporaneamente per accumulo (di luoghi spaesati e senz’anima, quindi senza utilità pubblica). Ma, ecco, forse è qui che sbagliamo: era pericolosissimo quel sussulto di pensiero, gratuito, irregolare, autonomo, disinteressato. Un seme, di autocoscienza e di potenziale differenza. Da ciò che è conforme all’immodificabile, dalla conservazione di ciò che un tempo era motore di crescita, oggi solo di speculazione sul benessere raggiunto. Un seme, comprendiamo, incomprensibile a molti e pericolosissimo agli occhi di altrettanti. Ma anche in “Tempi moderni” di Chaplin a un certo punto arriva la polizia e disperde i manifestanti. Era il 1936.
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