Gazzetta di Modena

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Frassinoro, Piandelagotti riabbraccia i suoi boscaioli

di Daniele Montanari
Frassinoro, Piandelagotti riabbraccia i suoi boscaioli

La stessa neve che li ha uccisi 90 anni fa in Corsica li ha riaccolti a casa, presenti i parenti e tantissimi compaesani

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FRASSINORO. «Se ne sono andati con la neve, e sono tornati con la neve». È questa frase, pronunciata da Ferdinando Lunardi e dal sindaco Elio Pierazzi, l’emblema della giornata che ha visto Piandelagotti (Frassinoro) riabbracciare dopo 90 anni i 12 boscaioli di Pian degli Ontani morti nel sonno nelle prime ore dell’8 febbraio 1927 in Corsica, travolti da un albero che cadde sulla loro capanna nella Foresta Verde per una tormenta di neve. Con un tempo gelido, un -3 gradi fuori e neve ghiacciata che ancora scendeva dal cielo, i loro compaesani hanno voluto lo stesso tributare loro tutti gli onori facendo il corteo che alle 15, con le cassettine portate da Modena dalle onoranze Gianni Gibellini, ha attraversato tutto il centro addobbato con le bandiere italiane. In testa la banda di Montefiorino, che ha dato tutta la sua disponibilità nonostante il freddo. Un toccante e vero momento di comunità, di raccoglimento e sentimento, a cui hanno voluto prendere parte anche il senatore Stefano Vaccari, la consigliera regionale Luciana Serri, il sindaco Pierazzi, Lunardi quale presidente del Comitato Vittime della Corsica (che ha lavorato costantemente negli anni per questo momento), il parroco don Luca Pazzaglia, una ventina di parenti delle vittime e i compaesani. Qualche anziano non è potuto venire per il clima, ma la cerimonia è riuscita comunque al meglio. All’arrivo davanti alla chiesa, le 12 cassettine con i resti sono poi state prese dai parenti, entrati uno dietro l’altro, un’immagine straziante, mentre cantavano i frati dell’abbazia di Frassinoro con l’organo del maestro Marco Marcolini.


«Sono partiti l’11 dicembre 1926 che nevicava - ha esordito Lunardi - oggi tornano che nevica: il loro destino è nella neve. Era un impegno morale che mi ero assunto arrivare a questo momento. C’è voluto tempo ed è stato difficile, perché non si trattava solo di trasportarli qui ma di organizzare anche un percorso di memoria. Come in ogni salita, la parte più dura è sempre il finale, per questo ringrazio chi ci ha aiutato, a partire dal senatore Vaccari che ha preso a cuore la vicenda. Poi Luciana Serri, che ci sta aiutando per i fondi necessari all’ultima tappa: la costruzione di una tomba monumentale al cimitero, opera di Dario Tazzioli. Poi ovviamente il sindaco Pierazzi, le onoranze Gibellini per la straordinaria sensibilità, la parrocchia, la società calcio di Piandelagotti e un privato che non nomino ma che è stato il primo a muoversi per la causa. Voglio ricordare anche il compianto Antonio Parenti di Pavullo, che da presidente del Comitato “Modenesi nel mondo” non mancava mai di ricordare questi fratelli morti da emigranti, dicendo che sempre che bisognava portare in fondo questo progetto». E ringraziamenti anche alla gente di Cozzano, che per 90 anni ha custodito le salme nel suo piccolo cimitero: «Il rapporto – ha esortato Lunardi – adesso deve continuare con un gemellaggio». «Questa è una cosa che prende veramente il sentimento – ha detto Pierazzi – vedere queste 12 piccole bare produce un effetto terribilmente emozionante.

Grazie alla tenacia di Lunardi, grazie a Vaccari che è stato l’acceleratore, grazie alla Serri per il sostegno e a voi tutti: questi sono i nostri migranti, che andarono via per mantenere le loro famiglie qua. Una piaga, quella dell’emigrazione, con cui ancora oggi facciamo i conti». «A maggio 2016 si sono create le condizioni, tramite un lavoro di squadra, per chiudere un caso aperto da troppo tempo», ha ricordato Vaccari. «Un traguardo è stato raggiunto, ma ora inizia un’altra strada per costruire, anche attraverso la tomba, un percorso di memoria». «La Regione garantirà i fondi – ha ribadito la Serri – intanto perché con l’associazione “Emiliani-romagnoli nel mondo” è sempre stata attenta a mantenere un legame con chi è emigrato. E poi perché è convinta che il futuro passi dalla memoria». Quindi la benedizione di don Luca, commosso nel ricordare «che si tratta di persone dai 16 ai 65 anni partite solo per dare un sostegno alla loro famiglia». E poi la deposizione delle cassettine in una bella teca preparata sotto all’altare di San Rocco. In attesa, a primavera, dell’ultimo viaggio.

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