«Io, presidente fittizio ricattato per lavorare»
Il racconto di uno dei prestanome delle coop ingannato per restare in Italia «Mi hanno detto che potevo fare il facchino se avessi firmato dei documenti»
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CASTELNUOVO. Come si diventa presidente di una delle cooperative Consorzio Job Service?
«Sono arrivato in Italia e per un periodo sono rimasto senza documenti, facendo lavori di fortuna. Successivamente sono riuscito a prendere un permesso temporaneo di lavoro e alla sua scadenza sono entrato in contatto con un certo Militjan detto Elio che mi ha proposto di incontrare una persona al fine di ottenere un lavoro e restare in Italia. Mi ha quindi presentato tale Mimmo Melone e altri componenti della sua famiglia che gestiscono delle cooperative a Vignola. In particolare mi hanno detto che potevo fare il facchino se in cambio avessi firmato dei documenti che successivamente hanno dimostrato che io ero rappresentante della cooperativa (...), pur non avendo posto in essere alcuna attività riguardo alla gestione amministrativa e contabile della stessa o rapporti con clienti e fornitori».
Chi teneva i rapporti con i clienti e i soci lavoratori della cooperativa?
«Tutti i rapporti erano tenuti dai componenti della famiglia Melone. Ribadisco che io mi sono prestato a diventare rappresentante legale solo per avere un lavoro che mi permettesse di superare le difficoltà economiche mie e della mia famiglia, nonché rimanere in Italia».
Che tipo di compenso veniva riconosciuto per il ruolo svolto come presidente?
«Mi hanno dato mille euro quando ho firmato i primi atti. Poi mi hanno detto, dopo pochi mesi dalla data in cui ho firmato i documenti, che la cooperativa era chiusa e quindi ho continuato a lavorare come facchino. Pensavo quindi di non avere alcun problema ai fini delle tasse fino a quando non mi sono arrivati accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Mi sono fidato di Mimmo Melone e dei componenti della famiglia tanto che mi hanno chiesto di portare detti accertamenti da loro e di non preoccuparsi che avrebbero sistemato loro ogni cosa. Così ho fatto».
Come veniva retribuito nel suo lavoro presso la cooperativa?
«La cooperativa mensilmente pagava lo stipendio esposto in busta paga, mentre le ore lavorate in nero con un secondo bonifico»
«Sono arrivato in Italia e per un periodo sono rimasto senza documenti, facendo lavori di fortuna. Successivamente sono riuscito a prendere un permesso temporaneo di lavoro e alla sua scadenza sono entrato in contatto con un certo Militjan detto Elio che mi ha proposto di incontrare una persona al fine di ottenere un lavoro e restare in Italia. Mi ha quindi presentato tale Mimmo Melone e altri componenti della sua famiglia che gestiscono delle cooperative a Vignola. In particolare mi hanno detto che potevo fare il facchino se in cambio avessi firmato dei documenti che successivamente hanno dimostrato che io ero rappresentante della cooperativa (...), pur non avendo posto in essere alcuna attività riguardo alla gestione amministrativa e contabile della stessa o rapporti con clienti e fornitori».
Chi teneva i rapporti con i clienti e i soci lavoratori della cooperativa?
«Tutti i rapporti erano tenuti dai componenti della famiglia Melone. Ribadisco che io mi sono prestato a diventare rappresentante legale solo per avere un lavoro che mi permettesse di superare le difficoltà economiche mie e della mia famiglia, nonché rimanere in Italia».
Che tipo di compenso veniva riconosciuto per il ruolo svolto come presidente?
«Mi hanno dato mille euro quando ho firmato i primi atti. Poi mi hanno detto, dopo pochi mesi dalla data in cui ho firmato i documenti, che la cooperativa era chiusa e quindi ho continuato a lavorare come facchino. Pensavo quindi di non avere alcun problema ai fini delle tasse fino a quando non mi sono arrivati accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Mi sono fidato di Mimmo Melone e dei componenti della famiglia tanto che mi hanno chiesto di portare detti accertamenti da loro e di non preoccuparsi che avrebbero sistemato loro ogni cosa. Così ho fatto».
Come veniva retribuito nel suo lavoro presso la cooperativa?
«La cooperativa mensilmente pagava lo stipendio esposto in busta paga, mentre le ore lavorate in nero con un secondo bonifico»
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