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«Quel rapimento una cicatrice che resterà in noi per sempre»

«Quel rapimento una cicatrice che resterà in noi per sempre»

«Esprimo la mia soddisfazione per l'esito della vicenda. Anche sotto un punto di vista processuale, considerato che entrambi i ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte...

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«Esprimo la mia soddisfazione per l'esito della vicenda. Anche sotto un punto di vista processuale, considerato che entrambi i ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili dalla Corte di Cassazione. A questo punto, dopo tre gradi di giudizio, penso che qualcuno debba quantomeno delle scuse a Vanessa e Vanni Mussini, per la sofferenza arrecata». Così l’avvocato Cosimo Zaccaria, legale di Vanessa Mussini (nella difesa c'era anche l’avvocato Tommaso Rotella) dopo che la Cassazione ha condannato in via definitiva sia Giorgio Arietto Picchetto che la sua ex moglie Luana Ganzerli in relazione al sequestro della studentessa Vanessa Mussini, avvenuto tra Reggio e Modena nel 2007, mentre la giovane si stava recando a studiare all’Università di Parma.

«Una esperienza terribile- fa subito eco Vanni Mussini, papà di Vanessa - la cui cicatrice resterà per tutta la vita, sia in me sia soprattutto in mia figlia che ora ha 38 annni. Basti pensare che quando ha saputo della condanna definitiva di quei due Vanessa non ha esultato ma si è messa a piangere... È un male che resta dentro e, per lei, è stata anche un male fisico, quando si è trovata in auto, durante la fuga dei banditi, durante il sequestro. E poi, fatto non secondario, tutta la fase processuale. Dieci anni in cui, volta per volta, si era come obbligati a rivere sempre qui momenti che invece chiunque di noi voleva accantonare per sempre. Un altro fattore che ci ha sempre addolorato - conclude Vanni Mussini - è che nessuno dei condannati si è mai pentito, mai un momento di dietro front, mai un cedimento quando poi i fatti hanno ben indimostrato come è andata tuta la vicenda». Come è noto la Seconda sezione penale della Cassazione ha respinto i ricorsi delle difese contro la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Bologna nel 2016. I due imputati, la cui pena era stata ridotta in appello (in primo grado erano stati condannati dai giudici di Modena a 16 anni e 8 mesi) furono, secondo l’accusa, i mandanti del sequestro della ragazza, organizzato per tentare di estorcere denaro al padre della giovane, noto imprenditore.

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