Castelnuovo, la macelleria sociale diventa teatro con gli operai attori
Sketch degli addetti in sciopero alla Castelfrigo Scontro tra un caporale e il sindacalista su diritti e lavoro
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CASTELNUOVO. Proprio mentre veniva tagliato lo zampone più grande al mondo, a pochi chilometri dalla piazza di Castelnuovo andava in scena lo sketch “Macelleria sociale Castelfrigo: come tagliare i lavoratori a costo zero” inscenato dai soci-lavoratori delle due cooperative appaltatrici della ditta, in sciopero contro la procedura di licenziamento che coinvolge, ad oggi, 148 lavoratori.
«La festa in piazza non è la nostra festa - afferma Marco Bottura della Flai-Cgil - Il nostro è un contro-evento attraverso cui denunciare ciò che sta accadendo da anni all’interno del distretto modenese della lavorazione delle carni».
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La manifestazione si è svolta davanti i cancelli della Castelfrigo, e la data non è casuale, fanno sapere i soci-lavoratori e i rappresentati sindacali: «Noi non abbiamo alcuna voglia di festeggiare. Mentre in piazza si taglia lo zampone, qui stanno tagliano i nostri diritti».
E sono stati proprio i lavoratori gli attori dello sketch tragicomico con cui è stato messo in scena un botta e risposta tra un sindacalista e un caporale il quale, mentre invogliava i lavoratori a passare dalla sua parte, gettava all’interno di un calderone tutte le parti che venivano tagliate ad un manichino che rappresentava, appunto, i dipendenti delle cooperative. Più il caporale faceva promesse e più pezzi finivano dentro il pentolone: «I diritti, come vedete, sono duri a tagliare. Ma anche a morire!».
Dall’altra parte, invece, un sindacalista che provava a far comprendere ai lavoratori l’importanza della ribellione ad un sistema corrotto. «Qui sta avvenendo il più grande taglio di manodopera mai registrato nel settore agroalimentare. Non esistono ammortizzatori sociali conservativi, né una equa distribuzione dell’orario di lavoro, manca l’incentivo all’esodo e viene meno la possibilità di recuperare in tempi brevi il Tfr. Tutto questo è davvero una macelleria sociale».
Subito pronta la risposta del caporale: «Se vi ostinate ad ascoltare il sindacato sappiate che non lavorerete, venite da me invece!».
Uno sketch durato poco più di dieci minuti ma che si va ad inserire tra le numerose iniziative portate avanti dai soci-lavoratori a rischio licenziamento che, affiancati dalle organizzazioni sindacali Flai-Cgil e Filt-Cgil, stanno scioperando incessantemente da un mese e mezzo. Uno sciopero che non ha eguali in Emilia Romagna, e forse in Italia: più di cento lavoratori, di cinque etnie diverse, che protestano compattamente per un periodo così lungo. «Una festa senza solidarietà non è una festa», ha terminato Bottura.
Una domenica mattina diversa, dunque: tamburi, slogan, canti ed anche bandiere della pace, ennesimo segnale che i lavoratori vogliono lanciare in relazione alla protesta non violenta. “Basta caporali, basta schiavi, basta mafiosi”: queste le parole urlate dai lavoratori che oggi saranno ascoltati in Regione, dove potranno raccontare le loro esperienze e le motivazioni che li hanno condotti allo sciopero ad oltranza.
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