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«Modena prima dell’alba sui nostri taxi, una città diversa»

di Arianna De Micheli
«Modena prima dell’alba sui nostri taxi, una città diversa»

Giuliano e Andrea: storie e disavventure di chi lavora quando ancora Modena dorme

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MODENA. «Ne ho fatte e continuo a farne parecchie. Le notti sono più remunerative. Ma ad essere sincero preferisco i turni diurni. Incontri persone del tutto diverse. In termini di clientela c’è una notevole differenza tra giorno e notte».

Parla con cognizione di causa Giuliano Gasparini, taxista dal 2011. Giuliano conosce bene la Modena che vive le ore prima dell’alba. Lo stesso dicasi di Andrea Serafini, suo amico e collega. Entrambi sono soci Cotamo (Consorzio taxisti modenesi), settanta auto a Modena, undici a Carpi.

«Durante il fine settimana capita sovente di caricare ragazzi giovani. Spesso sono gli stessi genitori a foraggiarli. L’idea che il proprio pargolo prenda un taxi li fa stare più tranquilli. Vogliono scongiurare la non improbabile eventualità che si metta al volante ubriaco dopo una serata passata al pub o nella discoteca che va per la maggiore. Più sono giovani e meno hanno cognizione dei propri limiti. La difficoltà sta nel gestirli quando sono in branco. Si spalleggiano a vicenda, si credono invincibili», chiosa Giuliano.

«Sotto i venti sono ancora selvatici - gli fa eco Andrea - E con rammarico devo dire che la buona educazione non è virtù diffusa. Si è persa per strada. Una volta mi sono sentito chiamare vecchio stronzo. Me la sono un po’ presa. Vecchio a chi? Ma l’affronto peggiore, davvero difficile da digerire, è quando ti vomitano in macchina. E’ un guaio».

«Vero. In quel caso hai finito di lavorare - ed è Giuliano a riprendere la parola - Mai fidarti degli amici. Se ti portano qualcuno a spalla dicendoti di stare sereno perché ha già dato di stomaco… beh, di solito mentono».

Ma non sono solo gli imberbi a rendere le ore notturne dei taxisti un terno al lotto dall’esito poco scontato.

«Mi è successo persino con un dirigente d’azienda. Elegantissimo, insospettabile. Non vi dico come mi ha ridotto l’auto. Oltretutto io sono schizzinoso…Del resto le persone adulte che nei week end lasciano la macchina in garage e si muovono in taxi sono aumentate. Suppongo che i provvedimenti sempre più severi nei confronti di chi guida in stato di ebrezza giochino a favore di questa soluzione - ipotizza Andrea - Se però venerdì e sabato abbiamo parecchio da fare, durante le altre notti il lavoro è piuttosto irregolare. La crisi si è fatta sentire anche nel nostro settore».

«In settimana, nella fascia notturna, a me è capitato abbastanza di frequente di portare a casa persone malate di gioco. Soprattutto donne di una certa età. Non è raro che, una volta arrivate a destinazione, ti chiedano di aspettare perché hanno speso al bingo anche l’ultimo centesimo. Poi entrano in casa e tornano con i soldi. Ogni volta mi si stringe il cuore - e la voce di Giuliano per un istante perde colore - Quando ho iniziato a girare molto prima del sorgere del sole mi è successo anche di trasportare diverse prostitute. Soprattutto dell’Est, italiane mai. Le accompagnavo al lavoro verso le nove e per poi recuperarle a notte inoltrata. Ora è raro, molte di loro sono automunite. Tranne lei...».

Lei chi? Domandiamo curiosi. «È una cliente abituale che però il più delle volte non paga - interviene Andrea - Tanto che spesso ci rifiutiamo di farla salire sul taxi. A meno che non porti con sé la sua bimba. A quel punto come puoi pensare di lasciarle a piedi?».

«Lei ha, o aveva, un compagno. Un marito forse. Cubano. Un tizio grande e grosso che non disdegna la compagnia femminile. Ricordo che una mattina verso le tre andai a prenderlo davanti al pub La Dolce Vita. Era avvinghiato ad una ragazza e io commisi l’errore di attirare la sua attenzione violando la loro intimità. Non avete idea di quante me ne disse una volta chiusa la portiera della macchina! Una provocazione da manuale - racconta Giuliano con l’afflato di chi ha scampato il pericolo per il rotto della cuffia - Mi provocava, voleva che reagissi per avere la scusa di rifilarmi un pugno. Io me ne sono guardato bene. Quando l’ho lasciato di fronte all’uscio di casa mi ha dato anche la mancia. Buttandomi i soldi in faccia».

Notti movimentate quelle dei taxisti modenesi. Che all’occasione accettano di buon grado di vestire i panni da psicoterapeuta.

«Le persone hanno l’esigenza di essere ascoltate - conferma Andrea - Siamo depositari di storie tristissime il cui epilogo due volte su tre si traduce in un pianto liberatorio. Seguito dall’imbarazzo: mi scusi ma avevo bisogno di sfogarmi».
 

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