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Green days/ Franco Appari: Com’era piccola la città tra gli stuffioni e il pallone

di Serena Arbizzi
Green days/ Franco Appari: Com’era piccola la città tra gli stuffioni e il pallone

Il geometra e l’emozione di giocare a cerbottana e a rubabandiera E quel trasloco da San Faustino a San Lazzaro che ha lasciato il segno 

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«Ricordo che quand’ero piccolo le auto erano così poche che si poteva tranquillamente arrivare in centro storico con la certezza di trovare parcheggio. Quando abbiamo traslocato da una parte all’altra della città, sono rimasto impressionato da quant’era piccola. Oltre il nostro quartiere c’era la campagna: si potevano scorgere infiniti spazi verdi a perdita d’occhio».

Modenese a tutto tondo, Franco Appari rappresenta uno dei geometri più noti della città. Il suo studio ha compiuto 35 anni, festeggiati nel corso di un evento insieme a Claudio Baglioni. Già da piccolo, Franco manifestava passione per l’urbanistica e si fermava ad ammirare quegli spazi di Modena di cui si sarebbe occupato per professione una volta diventato adulto. Una città che, in tutte le sue evoluzioni e cambiamenti, ha fatto e fa parte della vita del professionista.

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«Sono nato a Modena 56 anni fa - riprende il racconto il geometra, mentre accarezza Harry, il Cavaler King divenuto la mascotte dell’ufficio - Sono cresciuto accudito amorevolmente da mia mamma casalinga e da mio padre, che mi trasmise la passione per il mio mestiere. Ho frequentato dalla prima alla terza elementare alle Dante Alighieri, mentre per la quarta e la quinta sono stato trasferito alle Bonaccini. Ricordo, poi, le medie, alle Ferraris, sotto il cavalcavia della Sacca».

Appari ha frequentato, alle superiori, l’istituto per geometri Guarini, un crocevia di tanti ragazzi che arrivavano anche da fuori città. «Lì ho posto le basi per quelle che anche oggi sono le mie amicizie - prosegue il professionista - Ed è stato un periodo bellissimo: il primo anno ho studiato dove c’è il Barozzi perché le due scuole erano unite in viale Monte Kosica». Qui Franco ha appreso le prime nozioni della sua professione che ha avviato insieme al padre una volta che quest’ultimo è andato in pensione. «Un mestiere iniziato da giovane, quando eravamo in pochi» continua il geometra.

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«Mi piaceva giocare ai vecchi giochi che ormai non si vedono neanche più. Divertimenti che una volta erano un grande classico, come rubabandiera o gli stuffioni, una sorta di cerbottana con cui ci divertivamo a soffiare qualcosa contro chi passava,. Ovviamente, non facevamo male a nessuno... - afferma Appari rievocando nuovamente i divertimenti da bambino - Contro le ragazze, ad esempio. Ma ricordo con piacere anche il mio passato nello sport. Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo 9 anni, a Modena, nel Sitam. Ero difensore, ma allo stesso tempo libero, nel senso che se occorreva spostarsi e diventare centrocampista mi piaceva farlo. Ho giocato tre anni nelle giovanili della Reggiana e a tutti i livelli del calcio dilettantistico. Poi, mi sono rotto un braccio e ho dovuto smettere. Nella mia mente affiorano le immagini della Modena ai tempi di quand’ero bambino. Con la mia famiglia ho traslocato da San Faustino a San Lazzaro. Arrivato nella mia nuova casa sono rimasto perplesso: dove c’è la questura adesso è tutta campagna. Non c’erano i quartieri strutturati come oggi. E allora mi sono detto: Modena è piccola... Riemerge anche l’episodio dell’alluvione: quando, a San Lazzaro, siamo stati travolti dall’inondazione e i miei nonni ci hanno ospitato al riparo dall’acqua» conclude il professionista.
 

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