E in Comune un incontro su “Fare impresa”
CASTEL NUOVO. «Se ci sono inchieste aperte sulle cooperative che hanno operato in Castelfrigo? Sicuramente ci saranno dei fascicoli aperti».A parlare è il procuratore capo di Modena Lucia Musti, dopo...
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CASTEL NUOVO. «Se ci sono inchieste aperte sulle cooperative che hanno operato in Castelfrigo? Sicuramente ci saranno dei fascicoli aperti».
A parlare è il procuratore capo di Modena Lucia Musti, dopo che la Regione la settimana scorsa aveva invitato la magistratura ad indagare sul caso Castelfrigo: «Non possiamo tollerare situazioni di illegalità, o comunque di non rispetto delle norme e dei diritti dei lavoratori», aveva precisato il presidente Stefano Bonaccini.
«È un circuito virtuoso con la procura - prosegue Lucia Musti -. La Regione segnalerà casi che richiedono l’esame della Procura e spetterà a noi valutare se le segnalazioni costituiscano o meno reato. Un modus operandi che già avevamo avviato per il terremoto».
Dunque, seppur in punta di piedi, la Procura di Modena accende i riflettori sul settore carni, nel momento storico più delicato che il distretto abbia mai attraversato. Ora la politica in primis si è resa conto di essere arrivati a un punto di non ritorno: «Le cooperative spurie che operano nel nostro territorio regionale, e non solo a Modena, - precisa l’assessore regionale alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti - sono un fenomeno che perdura da anni e rispetto al quale si è registrata, nel passato, un’inerzia non solo attribuibile alla politica ma anche a tutti gli organismi competenti in materia, procure comprese».
Quindi se in un primo momento sembrava che la Regione avesse storto il naso di fronte alle mancate reazioni della Procura, Mezzetti sottolinea di non aver espresso «nessuna critica alla Procura di Modena, che anzi oggi (ieri, ndr) si è resa disponibile sulla base delle indicazioni della Regione, a valutare gli estremi per l’apertura di indagini sulle zone d’ombra connesse a questo fenomeno».
Un primo passo, dunque, per accertare se le denunce pubbliche presentate da Cgil nei confronti delle cooperative del Consorzio Job Service (Work Service, Elios M.G., Ilia D.A., Framas e Planet) nascondano quel modello di gestione dei lavoratori con cui veniva elusa la tassazione e adottato il caporalato all’interno di alcune aziende del settore carni. La vertenza Castelfrigo potrebbe essere il primo passo per abbattere definitivamente quel modello. (gib)
A parlare è il procuratore capo di Modena Lucia Musti, dopo che la Regione la settimana scorsa aveva invitato la magistratura ad indagare sul caso Castelfrigo: «Non possiamo tollerare situazioni di illegalità, o comunque di non rispetto delle norme e dei diritti dei lavoratori», aveva precisato il presidente Stefano Bonaccini.
«È un circuito virtuoso con la procura - prosegue Lucia Musti -. La Regione segnalerà casi che richiedono l’esame della Procura e spetterà a noi valutare se le segnalazioni costituiscano o meno reato. Un modus operandi che già avevamo avviato per il terremoto».
Dunque, seppur in punta di piedi, la Procura di Modena accende i riflettori sul settore carni, nel momento storico più delicato che il distretto abbia mai attraversato. Ora la politica in primis si è resa conto di essere arrivati a un punto di non ritorno: «Le cooperative spurie che operano nel nostro territorio regionale, e non solo a Modena, - precisa l’assessore regionale alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti - sono un fenomeno che perdura da anni e rispetto al quale si è registrata, nel passato, un’inerzia non solo attribuibile alla politica ma anche a tutti gli organismi competenti in materia, procure comprese».
Quindi se in un primo momento sembrava che la Regione avesse storto il naso di fronte alle mancate reazioni della Procura, Mezzetti sottolinea di non aver espresso «nessuna critica alla Procura di Modena, che anzi oggi (ieri, ndr) si è resa disponibile sulla base delle indicazioni della Regione, a valutare gli estremi per l’apertura di indagini sulle zone d’ombra connesse a questo fenomeno».
Un primo passo, dunque, per accertare se le denunce pubbliche presentate da Cgil nei confronti delle cooperative del Consorzio Job Service (Work Service, Elios M.G., Ilia D.A., Framas e Planet) nascondano quel modello di gestione dei lavoratori con cui veniva elusa la tassazione e adottato il caporalato all’interno di alcune aziende del settore carni. La vertenza Castelfrigo potrebbe essere il primo passo per abbattere definitivamente quel modello. (gib)
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