parla il bambino “zero”
«Mi dispiace, sono stato usato Gente buona è stata arrestata»
“Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata… Me ne do una colpa. Io è da un anno e qualcosa che ho seri dubbi su tutto. E cerco di vivere senza darci un peso eccessivo. Ma con rabbia...
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“Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata… Me ne do una colpa. Io è da un anno e qualcosa che ho seri dubbi su tutto. E cerco di vivere senza darci un peso eccessivo. Ma con rabbia verso la gente che mi ha usato”.
Oggi il bambino zero di Massa, il primo a raccontare progressivamente di abusi, di don Giorgio, di riti satanici e di fotografie, di altri bambini… Oggi quel bambino ha trent’anni. Trincia e i suoi collaboratori sono riusciti a trovarlo e a parlargli, in uno squarcio di sfogo, in un bisogno che anche lui aveva di capire, di sapere cosa gli è successo, come è andata a finire. Un dialogo poi bruscamente interrotto, perché spinto dalla madre affidataria, quel trentenne oggi ha chiuso di nuovo le porte del dialogo.
Ma a Trincia ha spedito la mail con quelle parole inquietanti: gente innocente, rabbia verso chi lo ha usato… L’inchiesta Veleno, come è accaduto a qualche genitore in questi anni, ha cercato i bambini di allora. Ha trovato una donna che all’epoca era di Mirandola, e aveva tre anni. La risposta è sempre quella: non voglio più saperne, ho la mia vita, la mia nuova famiglia, lasciatemi in pace. Ma quella ragazza era una di tre fratelli, che non ha mai più rivisto. E quando ha accettato che la troupe cercasse i suoi fratelli, da loro ha ricevuto la stessa risposta: “Io ho nuovi fratelli e una nuova vita, di lei non voglio sapere”. Già. Lacerazioni con i genitori, lacerazioni tra fratelli. È uno dei passaggi più inquietanti dell’ultima puntata di Veleno.
La serie fu innescata da una mail di un genitore a Trincia, nella quale gli si chiedeva aiuto. Nelle audiocassette dove si distingue ancora bene la voce dei due pm e della psicologa che indagarono si sentono i bambini raccontare dei riti satanici nei cimiteri. Trincia ha voluto ripetere quei “sopralluoghi” scoprendo contraddizioni e inadeguatezze insanabili. «Nessuno degli investigatori mi è mai venuto a chiedere se ho visto qualcosa, in tutti questi anni. I primi siete voi… E io non ho mai visto nulla, anche se è impossibile che voci o torce accese al cimitero di notte potessero sfuggirmi», ha raccontato ad esempio la signora che vive nella casa che si affaccia su tutto il cimitero di Finale. Dove invece, a sentire l’accusa, avvenivano frequenti “macellazioni” e violenze.
Oggi il bambino zero di Massa, il primo a raccontare progressivamente di abusi, di don Giorgio, di riti satanici e di fotografie, di altri bambini… Oggi quel bambino ha trent’anni. Trincia e i suoi collaboratori sono riusciti a trovarlo e a parlargli, in uno squarcio di sfogo, in un bisogno che anche lui aveva di capire, di sapere cosa gli è successo, come è andata a finire. Un dialogo poi bruscamente interrotto, perché spinto dalla madre affidataria, quel trentenne oggi ha chiuso di nuovo le porte del dialogo.
Ma a Trincia ha spedito la mail con quelle parole inquietanti: gente innocente, rabbia verso chi lo ha usato… L’inchiesta Veleno, come è accaduto a qualche genitore in questi anni, ha cercato i bambini di allora. Ha trovato una donna che all’epoca era di Mirandola, e aveva tre anni. La risposta è sempre quella: non voglio più saperne, ho la mia vita, la mia nuova famiglia, lasciatemi in pace. Ma quella ragazza era una di tre fratelli, che non ha mai più rivisto. E quando ha accettato che la troupe cercasse i suoi fratelli, da loro ha ricevuto la stessa risposta: “Io ho nuovi fratelli e una nuova vita, di lei non voglio sapere”. Già. Lacerazioni con i genitori, lacerazioni tra fratelli. È uno dei passaggi più inquietanti dell’ultima puntata di Veleno.
La serie fu innescata da una mail di un genitore a Trincia, nella quale gli si chiedeva aiuto. Nelle audiocassette dove si distingue ancora bene la voce dei due pm e della psicologa che indagarono si sentono i bambini raccontare dei riti satanici nei cimiteri. Trincia ha voluto ripetere quei “sopralluoghi” scoprendo contraddizioni e inadeguatezze insanabili. «Nessuno degli investigatori mi è mai venuto a chiedere se ho visto qualcosa, in tutti questi anni. I primi siete voi… E io non ho mai visto nulla, anche se è impossibile che voci o torce accese al cimitero di notte potessero sfuggirmi», ha raccontato ad esempio la signora che vive nella casa che si affaccia su tutto il cimitero di Finale. Dove invece, a sentire l’accusa, avvenivano frequenti “macellazioni” e violenze.
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