L’EX SINDACO PIGHI
«Illegalità? Questa è politica non un caso giudiziario»
«In molti si stanno chiedendo se il carattere illegale delle occupazioni d'immobili altrui, per questa stessa caratteristica d'illegalità, e solo per questa, concluda qualsiasi possibile discorso all'...
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«In molti si stanno chiedendo se il carattere illegale delle occupazioni d'immobili altrui, per questa stessa caratteristica d'illegalità, e solo per questa, concluda qualsiasi possibile discorso all'interno della comunità civile. Non è così. Possono essere stati denunciati per cento illegalità, ma il problema che sollevano voglio capirlo perché i problemi politici e sociali vanno discussi».
Parole importanti che aprono una finestra alla discussione rendendo l’occupazione una questione politica anziché giudiziaria. Lo scrive Giorgio Pighi, l’ex sindaco che ha postato questo testo a sorpresa sulla sua pagina Facebook.
«Dico di no a chi vuole tappare la bocca agli altri sulla base di una mera constatazione d'illegalità. E diffido di quelli che, su questo continuo uso delle denunce, ci marciano. Le Procure e i Tribunali non sono i luoghi in cui si indicano i limiti del dibattito politico. Si occupano di altro. Così come non sono i luoghi ai quali ci si rivolge per fare cambiare a proprio favore le sorti di una discussione politica. Oggi, in alcuni casi, i giudici possono persino dichiarare che l'illegalità è così esigua da essere irrilevante. La politica non si fa in Tribunale. Punto», sottolinea Pighi.
«Sono troppi quelli che si aspettano dal Tribunale la risposta ai grovigli che dividono la politica. Spesso li invocano, anche con istanze formali in cui chiedono sequestri - aggiunge riferendosi al recente caso dei chioschi - un conto sono i crimini gravi, dove evidentemente la politica e la giustizia devono condannare all'unisono. Quando invece la politica incontra un problema, spesso ricco di implicazioni politiche o amministrative difficili da affrontare, non basta vestire i panni del giustizialismo per accusare chi la pensa in modo diverso non già di fare affermazioni poco o per nulla condivisibili, ma di essere una persona che delinque». «Concludendo che per questo, solo per questo, avrebbe torto anche se solleva un problema nel quale crede e sul quale ha diritto, non ad avere ragione, ma a confrontarsi. Io sono disposto ad applicare questa regola a tutte le vicende della politica quotidiana. Chi è d'accordo con me ? Se la magistratura ravvisa reati agisce nella sua autonomia.Se l'autorità amministrativa e di polizia riferiscono le vicende alla Procura fanno il proprio dovere. La politica fa altro. Il problema che c'è dietro a qualsiasi comportamento rilevante per la comunità deve essere discusso dalla comunità. Se qualcuno, in questo quadro, ha commesso reati ne subirà le conseguenze, ma quale che sia la conclusione dei giudici il problema politico deve affrontarlo la politica». Più chiaro di così...
Parole importanti che aprono una finestra alla discussione rendendo l’occupazione una questione politica anziché giudiziaria. Lo scrive Giorgio Pighi, l’ex sindaco che ha postato questo testo a sorpresa sulla sua pagina Facebook.
«Dico di no a chi vuole tappare la bocca agli altri sulla base di una mera constatazione d'illegalità. E diffido di quelli che, su questo continuo uso delle denunce, ci marciano. Le Procure e i Tribunali non sono i luoghi in cui si indicano i limiti del dibattito politico. Si occupano di altro. Così come non sono i luoghi ai quali ci si rivolge per fare cambiare a proprio favore le sorti di una discussione politica. Oggi, in alcuni casi, i giudici possono persino dichiarare che l'illegalità è così esigua da essere irrilevante. La politica non si fa in Tribunale. Punto», sottolinea Pighi.
«Sono troppi quelli che si aspettano dal Tribunale la risposta ai grovigli che dividono la politica. Spesso li invocano, anche con istanze formali in cui chiedono sequestri - aggiunge riferendosi al recente caso dei chioschi - un conto sono i crimini gravi, dove evidentemente la politica e la giustizia devono condannare all'unisono. Quando invece la politica incontra un problema, spesso ricco di implicazioni politiche o amministrative difficili da affrontare, non basta vestire i panni del giustizialismo per accusare chi la pensa in modo diverso non già di fare affermazioni poco o per nulla condivisibili, ma di essere una persona che delinque». «Concludendo che per questo, solo per questo, avrebbe torto anche se solleva un problema nel quale crede e sul quale ha diritto, non ad avere ragione, ma a confrontarsi. Io sono disposto ad applicare questa regola a tutte le vicende della politica quotidiana. Chi è d'accordo con me ? Se la magistratura ravvisa reati agisce nella sua autonomia.Se l'autorità amministrativa e di polizia riferiscono le vicende alla Procura fanno il proprio dovere. La politica fa altro. Il problema che c'è dietro a qualsiasi comportamento rilevante per la comunità deve essere discusso dalla comunità. Se qualcuno, in questo quadro, ha commesso reati ne subirà le conseguenze, ma quale che sia la conclusione dei giudici il problema politico deve affrontarlo la politica». Più chiaro di così...
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