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Bimba esclusa dall’asilo, sconfitti i no-vax

Bimba esclusa dall’asilo, sconfitti i no-vax

I giudici respingono il ricorso dei genitori: «Tesi prive di fondamento, l’obbligo di vaccinarsi è virtuoso»

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Sui vaccini a scuola è guerra: sono tanti i genitori che non acconsentono di buon grado agli obblighi di legge e che, in alcuni casi, arrivano alle vie legali. È accaduto anche a Carpi, nel luglio scorso, quando una famiglia ha contestato l’obbligo vaccinale, chiedendo un risarcimento di 5 mila euro per la figlia respinta dall’asilo. Il Tribunale civile di Reggio Emilia ha rigettato il ricorso della coppia, condannandola a pagare le spese legali. La scorsa estate, i due avevano presentato domanda di iscrizione per la bimba al nido d’infanzia, sia a Carpi che a Correggio esercitando, però, il proprio diritto alla non vaccinazione obbligatoria e ravvisando nella legge regionale un carattere discriminatorio nella parte in cui prevede che “l’assolvimento degli obblighi vaccinali costituisca condizione per l’accesso alle scuole di prima infanzia”. Stessa accusa avevano mosso al comportamento adottato dai Comuni di Carpi e di Correggio, “colpevoli” di aver loro chiesto di compilare il modulo di iscrizione che prevede la dichiarazione d’impegno dei genitori a sottoporre il figlio alle vaccinazioni limitando così, a loro giudizio, l’accesso a scuola ai soli bambini vaccinati.

Le motivazioni della sentenza del Tribunale sono chiare. «Di nessun pregio sono le considerazioni dei ricorrenti, secondo cui al momento non vi sarebbe un'emergenza sanitaria da rischio epidemico tale da giustificare le misure adottate dal legislatore e dalla pubblica amministrazione - si legge - poiché si tratta di affermazioni prive di fondamento e perché, se anche fosse vero che al momento la copertura vaccinale è superiore alla soglia critica, questo altro non sarebbe che un effetto virtuoso dell’obbligatorietà delle vaccinazioni. Quanto alla disparità di trattamento tra i bambini sotto i sei anni e i bambini di età superiore, anche in questo caso ciò risponde ai principi di proporzionalità e ragionevolezza, in quanto giustificata dal fatto che i rischi più elevati di contagio si registrano tra i bambini che frequentano, appunto, i servizi educativi per l’infanzia».

Soddisfatta per l’esito della vicenda, l’assessore all’Istruzione Stefania Gasparini, che ha sottolineato come Regione ed ente locale si trovino d'accordo su campo così importante e che riguarda la salute dei bambini.

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