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«Medolla, fermate il grattacielo»

«Medolla, fermate il grattacielo»

Esposto di Italia Nostra: «Edificio incongruo con il paese, poi anomalie nelle date e nelle procedure»

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MEDOLLA. Non costruire il grattacielo in piazza a Medolla, perchè incongruo rispetto al contesto e perchè frutto di dubbie forzature procedurali alla normativa urbanistica.

È quanto chiede e denuncia un esposto presentato dalla sezione di Italia Nostra della Bassa modenese al presidente della Regione, alla Giunta regionale, al Ministro per i beni e le attività produttive e al soprintendente ad Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Regione.

L’esposto è stato inviato ormai da settimane e come prevedibile ha raccolto ben pochi riscontri. D’altra parte le istituzioni in questi casi fanno spesso quadrato, e non ammettono così facilmente che qualcosa non ha funzionato (ammettendo la presunta inadeguatezza di controlli e indirizzi).

L’esposto consta di 17 pagine, dense di citazioni di documenti e normative, in sostanza per arrivare a sostenere che il progetto che ha inorgoglito l’amministrazione comunale non sia fattibile. La polemica, come noto, era già scoppiata la scorsa estate, quando era sorto un comitato di cittadini, contrari alla nemesi dello storico palazzo municipale di fine Ottocento. Fatto demolire dall’amministrazione perchè considerato inidoneo al recupero, e sostituito da un progetto elaborato al termine di un iter particolare. Progetto che prevede la nascita di un urban center da sette piani, un grattacielo. La risposta dei medollesi più vicini all’amministrazione fu quasi sprezzante: gente che non vuole cambiamenti e che si lamenta perchè gli darebbe fastidio l’ombra del palazzo. L’amministrazione invece parlava del risultato di un progetto partecipato e condiviso con la cittadinanza.

A leggere l’esposto di Italia Nostra invece le cose sono andate ben diversamente.

Anzitutto l’edificio demolito “costituiva elemento essenziale di un contesto urbanistico qualificante la zona di via Roma, nel quale sorgono tuttora altri edifici quali il teatro e le scuole elementari sottoposti a vincolo monumentale dalla soprintendenza dopo l’evento sismico e altri edifici che connotano da più di un secolo la trama edilizia che si sviluppa su via Roma... L’edificio che si vorrebbe costruire invece “risulta evidentemente estraneo a questo ambito qualificato e tutelato dalla normativa: si tratta infatti di un grattacielo di altezza pari a 20,7 metri che si sviluppa su sette piani fuori terra, realizzato in vetro e cemento, con volumetria, sagoma, altezze e distanze tali da stravolgere l’assetto urbanistico, anche attraverso un mutamento di destinazione d’uso... Italia Nostra parla di un’opera incongrua e ricorda l’iter che ha portato alla scelta, riferita ad un Piano della Ricostruzione in realtà già scaduto quando fu impostato e scelto il progetto.

L’esposto poi segnala una serie di stranezze, come la decisione di “riqualificare l’edificio facendogli perdere il cosiddetto vincolo di piano quando ormai era stato abbattuto. O che l’abbattimento fu giustificato (con “carenza di motivazione”) come necessario e inderogabile per “progressivo deterioramento” quando in realtà era stato messo in sicurezza dai vigili del fuoco. «Questa inidoneità e la conseguente urgenza del pericolo di crollo deve essersi manifestata prepotentemente se la comunicazione di verifica dell’interesse culturale del 27 maggio 2013 da parte della Soprintendenza. la relazione tecnica sullo stato di conservazione strutturale del fabbricato e l’ordinanza del sindaco che dispone la demolizione portano tutte la data di protocollo del comune di Medolla del 28 maggio 2013», fa notare tra tanto l’altro Italia Nostra.



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