Gazzetta di Modena

Modena

Piombo e arsenico nell’acqua del fiume Scatta l’emergenza

di Andrea Gilioli
Piombo e arsenico nell’acqua del fiume Scatta l’emergenza

Scoperti eternit e residui di fonderia al ponte della Veggia Arpae e Ausl impongono la bonifica. Il Comune stanzia soldi

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Eternit e residui di fonderia nel terreno alla base del ponte della Veggia, che rilasciano nell’acqua del fiume e nel sottosuolo piombo e arsenico, tossici per l’uomo. È quanto hanno scoperto i tecnici che da mesi sono al lavoro per la bonifica del sito inquinato che si trova sulla sponda sassolese del fiume, a ridosso del ponte. Una scoperta allarmante, cui ora si porrà rimedio con un intervento emergenziale, effettuata durante i lavori di asportazione di altri materiali inquinanti, molto meno pericolosi, che da tempo si sapeva fossero stati gettati in riva al fiume negli anni Trenta.

In passato infatti la zona, come altre nel distretto, era stata utilizzata come discarica di materiale ceramico cotto, non smaltato. Un prodotto di scarto dell’industria delle piastrelle tutto sommato “tranquillo”, dato che la cottura e l’assenza di smalti, che in passato contenevano metalli pesanti, lo rendono pressoché innocuo, stante che il rilascio di boro nelle acque, unico rischio derivante dalla ceramica abbandonata nel suolo, è oramai stato ridotto al minimo dal lungo tempo trascorso.

Ciononostante la zona fu individuata nel 2011 tra i siti da bonificare (insieme a Sassuolo 2 e alla ditta Comer) per una spesa totale di oltre 4 milioni, per i quali il Comune chiese un finanziamento alla Regione, che nel 2012 concesse oltre 500mila euro proprio per il sito del ponte della Veggia. Col “senno del poi” si potrebbe dire “per fortuna”, dato che i lavori, partiti negli ultimi mesi, dopo l’approvazione del progetto definitivo, nel 2016, hanno portato alla scoperta, sotto uno strato di terra, di pannelli in eternit e, soprattutto, di materiale nerastro che, dopo le analisi del caso, è risultato essere uno scarto di fonderia che sta tutt’ora rilasciando arsenico e piombo nell’acqua piovana che si infiltra nel terreno, tanto che la zona risulta inquinata oltre i limiti previsti dalla legge per un uso residenziale o per essere adibita a verde.

Arpae e Ausl, dopo la scoperta dei “nuovi” inquinanti, hanno indicato la necessità di una bonifica o quantomeno di un intervento tampone in grado di ridurre i rischi. La prosecuzione della bonifica, con asportazione del materiale, risulta ad oggi molto complessa per la vicinanza del terreno inquinato alla strada e alla base del ponte. Per queste ragioni il Comune ha deciso di stanziare tutte le somme a disposizione per realizzare, con una variante ai lavori in corso, una copertura multi-strutturata in grado di limitare l’infiltrazione di acqua piovana nel terreno. La variante, recentemente approvata, prevede un aumento complessivo del costo dei lavori di circa 23mila euro, il 7% dell’importo totale dell’appalto, che in origine era di 318mila e 500 euro.

I costi dell’intervento emergenziale legato alle scorie di fonderia sono in realtà assai più alti ma fortunatamente la possibilità, ad esito di apposite analisi, di conferire i rifiuti ceramici asportati in discarica ha ridotto di oltre 100mila euro i costi della bonifica originaria, liberando risorse per far fronte al nuovo problema, costituito anche da alcuni pannelli di cemento-amianto, che verranno rimossi in sicurezza, e smaltiti. Nella variante autorizzata sono state introdotte anche alcune modeste variazioni delle attività previste in origine, relative alla maggior profondità degli scavi e alla realizzazione di un tratto di pista ciclabile.



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