Scuola, a Modena insegnanti-contro: il bonus scontenta tutti
Il bonus scuola scontenta larghe frange dei docenti a Modena. Riso (Cgil): «I presidi spendono soldi pubblici per premiare chi vogliono loro senza rendere conto dei criteri con cui erogano i fondi e i nomi dei beneficiati»
MODENA. Bonus insegnanti «da mal di pancia»; riforme dei professionali «che creano cittadini di serie B»; alternanza scuola-lavoro in cui «solo pochi fanno un bel percorso». In vista dell’incontro “50 anni di conoscenza” di mercoledì 13 al Fermi, il segretario cittadino Flc-Cgil Claudio Riso affronta temi caldi.
CORTOCIRCUITO. Il bonus insegnanti è stato introdotto decreto del 2015 sulla "buona scuola".
Ne possono usufruire docenti di ruolo, scelti in base a criteri di una commissione e a cui i presidi danno «risorse tolte alla contrattazione». Il segretario mostra alcune cifre. Una scuola modenese mette a disposizione 17 mila euro a fronte di un Fondo d’Istituto (Fis) di 59mila euro.
Un’altra ne destina 45mila su un Fis di 121mila. Per gli insegnanti i bonus una tantum possono variare da 300 a oltre mille euro. I presidi, inoltre, non hanno l’obbligo di comunicare a chi sono date le risorse. «Si formano spaccature all’interno degli insegnanti e tra insegnanti e personale non docente - aggiunge Riso - Poi sono soldi pubblici: è assurdo non sapere a chi vadano».
Alcuni dirigenti modenesi hanno dichiarato i nomi dei destinatari, alcuni di loro sono già pronti a rinunciare al bonus.
CITTADINI DI SERIE B. Il decreto prevede dal prossimo anno una modifica nell’insegnamento professionale, criticata dalla Cgil nazionale “per eccesso di delega”. In aumento alternanza e laboratori a scapito delle conoscenze tradizionali. «Rinunciando agli insegnamenti tradizionali i ragazzi diventano “differenziali 2.0” - sottolinea il segretario - mentre la scuola deve formare cittadini, non solo lavoratori». Due le proposte: «Obbligo scolastico fino ai 18 anni e un biennio comune per le superiori, limitando la scelta al triennio».
ALTERNANZA E OBBLIGHI. Numerose scuole modenesi usano i fondi e la riforma è a regime.
«Pochi ragazzi faranno un bel percorso: la maggior parte farà volontariato, simulazione d’impresa o pulirà le foglie del cortile - dice Riso - Esiste un rischio concretissimo di aziende che sfruttino l’alternanza come lavoro non pagato». E i ragazzi? «Se si rendono conto di non andare in azienda per imparare ma per lavorare come gli altri, possono far presente la situazione al tutor e alla scuola. Per questo la Cgil ha chiesto la non obbligatorietà dell'alternanza.
«BENE IL NO ALLA FEDELI». Tra i temi la proposta del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli di portare a quattro anni le superiori di secondo grado. «A Modena e provincia tutte le scuole hanno bocciato la sperimentazione - replica Riso - in qualche caso nemmeno proposta. Si sarebbero dovuti svolgere in 4 anni i programmi di 5, riducendo del 30% le ore a disposizione, il numero degli insegnanti e del personale Ata. Un risparmio per lo Stato, un peggioramento per le condizioni delle scuole». Il segretario chiede lo sblocco dei contratti degli insegnanti «fermi da quasi 10 anni» e ricorda che «vi sono ancora difficoltà enormi per i docenti di sostegno»
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
