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«Spero sempre di rivedere i figli»

«Spero sempre di rivedere i figli»

L’inchiesta pedofili smontata da “Veleno”. Un padre: «Sogno che faccio sempre»

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FINALE. «Ogni notte vado a letto con la stessa speranza, da vent’anni. Ovvero di svegliarmi l’indomani, e sentire suonare la porta, aprire e trovarmi davanti uno degli assistenti sociali, che riaccompagna a casa uno dei miei figli...».

È straziante la disarmante semplicità con la quale Giuliano racconta il suo desiderio, il suo chiodo fisso. Poter mettere con un gesto improvviso, riparatore, una pietra sopra a vent’anni di sofferenze, a processi equivoci e condizionati da errori investigativi. Giuliano fu uno dei primi ad essere accusati di avere venduto i figli all’organizzazione - mai esistita - che abusava dei bambini di Massa, Finale e Mirandola nei cimiteri e in altri luoghi pubblici della Bassa.

Accuse che si sono sgretolate nel tempo, e che anche la recente inchiesta “Veleno”, condotta dalla Iena Pablo Trincia sul sito web di Repubblica ha definitivamente distrutto.

Di quei sedici bambini, però, mai nessuno è tornato a casa. Neppure a casa di genitori innocenti e mai indagati. Una stortura assurda, per cui nessun responsabile viene costretto a pagare da un sistema istituzionale che copre i suoi errori devastanti: «È il caso di mia cognata - spiega Giuliano - La sorella di mia moglie, che invece è deceduta in carcere...». Giuliano, che in carcere c’è finito anche lui, continua ad aggrapparsi al suo sogno: «So per sentito dire che i miei figli sono in famiglie tra Reggio e Parma, non li ho mai rivisti. La ragazza compie 28 anni, ne aveva 10 quando me la portarono via....».

«Quanto è costata allo Stato questa vicenda? - domandano dai banchi dell’opposizione nel Consiglio dell’Area Nord Marco Bergamini e Antonio Platis - Quanto hanno sborsato i Comuni per il sistema di accoglienza dei minori nelle case famiglia? Anche a distanza di tanti anni da quei fatti, nel 2011, l’Unione Area Nord ha rinnovato una convenzione del valore di quasi 120mila euro per la ‘gestione’ degli ultimi minori “vittime dei reati di abuso sessuale e di pedofilia”. Oggi, più che mai, ci chiediamo come sia stato possibile che accadesse e, soprattutto, ci chiediamo cosa dobbiamo fare per evitarlo in futuro».

L’inchiesta Veleno ha riportato alla luce infatti copiosi finanziamenti pubblici al “Cenacolo francescano”, dove venivano orientai i bimbi abusati e dove lavorava però anche la psicologa che li faceva allontanare dalle famiglie. Così, con un accostamento avventuroso, i due parlano delle case famiglia oggi della Bassa. «Proprio in questa ottica, anche negli ultimi mesi, abbiamo messo a “ferro e fuoco” il Servizio Sociali per avere i documenti relativi all’autorizzazione delle cinque case famiglia di Mirandola e Medolla. Nonostante la richiesta fosse dell’agosto scorso, non abbiamo avuto ancora tutta la documentazione. Come mai? Il Servizio, in più occasione, è stato quanto meno negligente ed approssimativo. Oggi abbiamo denunciato la condotta al Direttore dell’Unione Area Nord chiedendo provvedimenti e presentato un esposto al Difensore Civico per poter avere i documenti. Le attuali “Case famiglia” sono in regola? Lo sono sempre state?».

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