Straniera disabile, non deve giurare per avere la cittadinanza
L'imposizione allo straniero disabile del giuramento di fedeltà alla Repubblica come condizione per acquisire la cittadinanza rappresenta una forma di "discriminazione" e di "emarginazione sociale"...
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L'imposizione allo straniero disabile del giuramento di fedeltà alla Repubblica come condizione per acquisire la cittadinanza rappresenta una forma di "discriminazione" e di "emarginazione sociale" che ostacola il processo di inserimento del disabile nella società e nella comunità politica italiana. Lo ha sancito la Corte Costituzionale dichiarando illegittime le norm sulla cittadinanza nel punto in cui non esonerano dal giuramento il disabile incapace di soddisfare tale adempimento. Con questa sentenza depositata ieri (relatore il giudice Barbera) si compie un ulteriore passo della giurisprudenza costituzionale verso l'estensione agli stranieri dei diritti fondamentali spettanti ai cittadini. La questione di legittimità era stata posta dal giudice tutelare del tribunale di Modena, chiamato a decidere sulla richiesta di un amministratore di sostegno, padre di un'aspirante cittadina italiana, di autorizzare la trascrizione del decreto concessivo della cittadinanza in favore della figlia, pur senza il prescritto giuramento di adesione ai valori costituzionali. La figlia, infatti, non era in condizione di prestarlo in quanto affetta da grave patologia psichica. Il giudice, rilevando l'impossibilità di esonerare dal giuramento la straniera disabile proprio a causa delle norme vigenti, ha sollevato questione di legittimità costituzionale e la Corte ha accolto la sua richiesta, rilevando che le norme sulla disabilità (legge n. 104 del 5 febbraio 1992) sono volte non solo all’assistenza ma anche a favorire l'integrazione del disabile: le condizioni invalidanti sono ostacoli che la Repubblica deve rimuovere per consentire la "massima autonomia possibile" del disabile e il pieno esercizio dei diritti.
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