i parenti sconvolti
Il suocero: «Era in cura Un raptus inaspettato»
Una tragedia improvvisa, che si è abbattuta sulle famiglie coinvolte gettandole nello sconforto. Ma sulla quale iniziano a profilarsi primi spiragli che raccontano elementi inattesi. Le turbe...
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Una tragedia improvvisa, che si è abbattuta sulle famiglie coinvolte gettandole nello sconforto. Ma sulla quale iniziano a profilarsi primi spiragli che raccontano elementi inattesi. Le turbe psichiche della mamma, Antonella Barbieri, 39 anni, che ha ucciso i figli Lorenzo, 5 anni e Kim, 2 anni, tentando poi il suicidio. La donna dopo il secondo parto era seguita dal Centro Psico Sociale e le cure sembravano dare esito promettente. Elementi che da soli non spiegano la tragedia, ma che delineano un quadro diverso.
Le foto dei figli. Ore 10, via Villa Scassa, zona Carrobio a Viadana, nel Mantovano. Sono passate poche ore dall’arrivo della notizia a casa della famiglia Benatti. Nadia Caleffi, la mamma di Andrea, il marito di Antonella, ha lavorato sino al pomeriggio prima nel suo negozio di parrucchiera. Solo in serata ha saputo della tragedia. La casa di Suzzara è sotto sequestro e Andrea ha dormito dai suoi. Nel piccolo ingresso dell’abitazione sono incollate le foto dei bimbi. Momenti di festa, allegria, visi sorridenti con nonni, papà e mamma.
La forza dei suoceri. Il padre di Andrea, Davide che con il fratello e il figlio gestisce un’officina a Motteggiana si fa forza. «Andrea non se la sente di parlare, capirete la sua situazione - dice davanti alla porta della cucina dove è il figlio -. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Non potevamo mai pensare che potesse succedere una cosa del genere». La voce è appena rotta dall’emozione, ma si capisce lo sforzo che serve per trattenerla. «Antonella era seguita. Era curata. Le cure facevano effetto ed eravamo soddisfatti dei progressi. Mai e poi mai potevamo pensare ad una cosa del genere». La cura alla quale si riferisce è quella del centro psico sociale che si occupa di progetti terapeutici in ambito di cure psicologiche e psichiche.
Andrea impietrito. Lui, Andrea, in cucina è come impietrito. Addosso a lui è rotolato un mare di emozioni e sensazioni enormi. Da giovedì sera, quando l’hanno chiamato i carabinieri sul lavoro dicendo che era successo un incidente, a quando ha dovuto entrare in casa ed ha scoperto la bimba soffocata e poi il figlio ucciso a coltellate.
Da commessa a barista. Antonella, nata a Carpi, abitava a Reggiolo. A Viadana aveva trovato lavoro come commessa già a metà degli anni 2000 al negozio di telefonia Prisma, in via D’Azeglio. Suo datore di lavoro era Omar Chinello, che era anche suo compagno. «Li vedevo spesso assieme - dice una collega di un vicino negozio -. Lei molto bella, capelli lunghi e biondi ed occhi azzurri non passava inosservata. Quando lui ha cambiato lavoro, nel 2010, ha seguito per altri sei mesi il negozio per addestrare i nuovi subentrati. Poi non l’ho più vista». Nel 2010 inizia infatti a lavorare al Pinky bar, allora gestito da Doriano Vaccari.
I colleghi del rugby. Andrea, classe 1979 come la moglie Antonella, è stato uno dei punti di forza del Rugby Viadana e poi, dal 2001 al 2005 della Nazionale. Ritiratosi nel 2011 per problemi agli occhi ha sposato il 21 maggio di quell’anno a Reggiolo Antonella in una cerimonia congiunta con la sorella gemella Alessia. Un anno dopo è nato Lorenzo e nel marzo del 2015 Kim. Dalla fine del 2015 si era trasferito con la famiglia a Suzzara per essere più vicino al lavoro a Motteggiana. «Non voglio fare il pendolare una vita come te» aveva detto al padre. «Conosco sia Andrea che Antonella, ero al loro matrimonio - dice l’ex rugbista Luca Redolfini -. Noi amici ci stiamo organizzando per vedere cosa fare: non possiamo vivere questa tragedia senza muoverci. Antonella era una ragazza normale. Forse a volte tradiva un passato che non ha mai voluto rivelare».
Francesco Romani
Le foto dei figli. Ore 10, via Villa Scassa, zona Carrobio a Viadana, nel Mantovano. Sono passate poche ore dall’arrivo della notizia a casa della famiglia Benatti. Nadia Caleffi, la mamma di Andrea, il marito di Antonella, ha lavorato sino al pomeriggio prima nel suo negozio di parrucchiera. Solo in serata ha saputo della tragedia. La casa di Suzzara è sotto sequestro e Andrea ha dormito dai suoi. Nel piccolo ingresso dell’abitazione sono incollate le foto dei bimbi. Momenti di festa, allegria, visi sorridenti con nonni, papà e mamma.
La forza dei suoceri. Il padre di Andrea, Davide che con il fratello e il figlio gestisce un’officina a Motteggiana si fa forza. «Andrea non se la sente di parlare, capirete la sua situazione - dice davanti alla porta della cucina dove è il figlio -. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Non potevamo mai pensare che potesse succedere una cosa del genere». La voce è appena rotta dall’emozione, ma si capisce lo sforzo che serve per trattenerla. «Antonella era seguita. Era curata. Le cure facevano effetto ed eravamo soddisfatti dei progressi. Mai e poi mai potevamo pensare ad una cosa del genere». La cura alla quale si riferisce è quella del centro psico sociale che si occupa di progetti terapeutici in ambito di cure psicologiche e psichiche.
Andrea impietrito. Lui, Andrea, in cucina è come impietrito. Addosso a lui è rotolato un mare di emozioni e sensazioni enormi. Da giovedì sera, quando l’hanno chiamato i carabinieri sul lavoro dicendo che era successo un incidente, a quando ha dovuto entrare in casa ed ha scoperto la bimba soffocata e poi il figlio ucciso a coltellate.
Da commessa a barista. Antonella, nata a Carpi, abitava a Reggiolo. A Viadana aveva trovato lavoro come commessa già a metà degli anni 2000 al negozio di telefonia Prisma, in via D’Azeglio. Suo datore di lavoro era Omar Chinello, che era anche suo compagno. «Li vedevo spesso assieme - dice una collega di un vicino negozio -. Lei molto bella, capelli lunghi e biondi ed occhi azzurri non passava inosservata. Quando lui ha cambiato lavoro, nel 2010, ha seguito per altri sei mesi il negozio per addestrare i nuovi subentrati. Poi non l’ho più vista». Nel 2010 inizia infatti a lavorare al Pinky bar, allora gestito da Doriano Vaccari.
I colleghi del rugby. Andrea, classe 1979 come la moglie Antonella, è stato uno dei punti di forza del Rugby Viadana e poi, dal 2001 al 2005 della Nazionale. Ritiratosi nel 2011 per problemi agli occhi ha sposato il 21 maggio di quell’anno a Reggiolo Antonella in una cerimonia congiunta con la sorella gemella Alessia. Un anno dopo è nato Lorenzo e nel marzo del 2015 Kim. Dalla fine del 2015 si era trasferito con la famiglia a Suzzara per essere più vicino al lavoro a Motteggiana. «Non voglio fare il pendolare una vita come te» aveva detto al padre. «Conosco sia Andrea che Antonella, ero al loro matrimonio - dice l’ex rugbista Luca Redolfini -. Noi amici ci stiamo organizzando per vedere cosa fare: non possiamo vivere questa tragedia senza muoverci. Antonella era una ragazza normale. Forse a volte tradiva un passato che non ha mai voluto rivelare».
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