Gazzetta di Modena

Modena

Quell’allegra gestione delle pratiche urbanistiche

di Daniele Montanari
Quell’allegra gestione delle pratiche urbanistiche

Serramazzoni. L’architetto Marino che venne nominato dal commissario ha raccontato nel processo sugli abusi edilizi cosa venne scoperto in municipio

2 MINUTI DI LETTURA





SERRAMAZZONI. Pratiche edilizie in cui venivano cambiati documenti come se nulla fosse negli uffici comunali, ma mantenendo sempre lo stesso frontespizio, in modo che non sembrasse modificato nulla. È il modus operandi della vecchia gestione urbanistica di Serra così come emerso mercoledì nella pesantissima deposizione dell'architetto Bruno Marino, chiamato come consulente dall'avvocato Andrea Mattioli (parte civile per il Comune) nell'ambito del maxi processo sull'urbanistica (presenti in aula il sindaco Rubbiani, l'assessore Convenuti e una nutrita delegazione di Libera). Marino è stato infatti quello che, su nomina del commissario Carmen Castaldo, ha preso in mano il servizio tecnico (dal novembre 2012 alla primavera 2014) dopo l'arresto di Enrico Tagliazucchi, e ha quindi toccato con mano le dinamiche interne “a caldo”, nel periodo in cui era commissariata di fatto anche la gestione edilizia per le ispezioni della Finanza. «Quello che ho rilevato sia per conto del commissario che collaborando con la Procura – ha riferito Marino – era che le pratiche venivano quasi tutte protocollate solo sul frontespizio e non in tutti gli elaborati. Quindi si faceva veramente fatica a capire a distanza di qualche mese quale era la data di presentazione e a quale titolo edilizio era allegata una planimetria o altro. Qualcuno talvolta si è presentato dal commissario chiedendo se poteva sostituire degli elaborati per evitare di fare una variante, perché di fatto non essendoci il protocollo su tutti gli elaborati all'interno del fascicolo si poteva... E se un elaborato si perdeva, si faceva fatica poi a capire se apparteneva al titolo originario, alla prima variante o alla seconda. Era una prassi consolidata – ha rimarcato – questo era il modo di gestire l'ufficio». Insomma, con una mossa di fascicolo si poteva far sembrare autorizzata una cosa diversa da quella presentata in partenza, senza passare da varianti. Il proseguimento di deposizione è stato fortemente osteggiato dall'avvocato di Tagliazucchi, Roberto Ghini, secondo cui Marino in quanto testimone delle vicende di cui riferiva non poteva essere ammesso come consulente. Ma il collegio presieduto da Cristina Bellentani non ha rilevato incompatibilità. Ha così potuto deporre sui 36 appartamenti costruiti a San Dalmazio a Casa Morandino in zona agricola al posto di un edificio rurale tutelato e di una stalla e un fienile molto più recenti. Operazione fatta previa presentazione di un piano particolareggiato «che - ha rimarcato - non poteva essere disposto per un recupero a fini residenziali: si è trattato di una trasformazione abusiva che ha denotato una vera e propria speculazione edilizia. L'area era anche soggetta a vincolo idrogeologico. Ma il progettista non lo ha dichiarato, gli uffici nell'istruttoria non lo hanno rilevato e non se ne sono accorti neanche dopo l'inizio dei lavori».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google