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Bomporto, il Panaro regge l’onda dopo una notte d’angoscia

Bomporto, il Panaro regge l’onda dopo una notte d’angoscia

Bomporto. Il sindaco Borghi e i volontari non hanno mai abbandonato gli argini I cittadini: «Viviamo sempre nel terrore». A primavera in cantiere altri interventi

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BOMPORTO. Il ricordo del gennaio 2014, quando piazza Roma si è riempita d’acqua, centimetro dopo centimetro è ancora scolpito nella memoria dei bomportesi. E la paura che l’incubo si trasformi di nuovo in realtà è palpabile: ha riportato indietro nel tempo la giornata di ieri. L’attesa con il cuore in gola che la piena passasse è stata la sensazione comune tra i cittadini.

«Il ricordo del 2014 è certamente fresco - spiega il sindaco Alberto Borghi - I volontari sono stati operativi anche di notte per i monitoraggi delle arginature più preoccupanti del Secchia. Si sono controllate le “corde molli” con molta attenzione gli argini più bassi facendo arrivare dei sacchi per controllare i punti critici. A Sorbara abbiamo informato la cittadinanza perché si tenga collegata al sito del Comune. Lo stesso invito è rivolto alle aziende. In questi tre anni si è iniziato un lavoro importante, con interventi di ripristino e strutturali nelle zone di Sorbara, vicino al ponte Bacchello, dove si è rifatta la pendenza delle golene. Sono state scandagliate le arginature per la presenza di tane. Sono stati aggiunti rinforzi sul Panaro, attivando sensori che misurano la spinta sugli argini, e sul Secchia. Per fortuna ci sono altri fondi su cui possiamo contare rispetto a quelli già messi in gioco. Da questa primavera verranno compiuti altri interventi sul Panaro, sulla golena del Secchia. Un risultato importante è che oggi abbiamo la progettazione di tutto il nodo idraulico di Modena. Sono oltre 300 chilometri di arginature: è fondamentale puntare l’attenzione sulle casse di espansione di Secchia e Panaro che, dopo gli interventi, potranno consentire di accogliere acqua e stressare meno le arginature» conclude il sindaco Borghi.

I cittadini, come detto, hanno osservato con il fiato sospeso l’acqua passare su Panaro, Secchia e Naviglio.

«Quella che ho visto nel 2014 è stata la terza alluvione: ricordo ancora l’assegno di 250 lire che ricevette mio padre nel 1966. Non ripagammo nemmeno il legname... Nel 2014 invece fummo risarciti subito per i 23mila euro di danno» confida Maurizio.

Anche Michela Spicacci del bar di piazza Roma ha subito un danno ingentissimo di 115mila euro nel 2014. «Sto ancora pagando i debiti della volta scorsa: siamo terrorizzato che si possa ripetere un’altra volta. Chiuderei definitivamente», conclude Michela.

Serena Arbizzi

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