AVVOCATI E VOLONTARI PREOCCUPATI
È allarme carcere E manca un giudice
A Sant’Anna il numero di detenuti torna a livelli di guardia: quasi 500, oggi in lieve calo. Per i detenuti ci sono solo tre educatori anziché i sei previsti. Nella Casa di Lavoro al Forte di...
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A Sant’Anna il numero di detenuti torna a livelli di guardia: quasi 500, oggi in lieve calo. Per i detenuti ci sono solo tre educatori anziché i sei previsti. Nella Casa di Lavoro al Forte di Castelfranco i 90 detenuti sono tenuti all’interno perché molto difficile creare percorsi di socializzazione col mondo esterno e quindi reinserirsi. A questa situazione critica si aggiunge da qualche mese la mancanza di un magistrato di sorveglianza: ne resta uno solo che si deve fare carico di tutte le richieste dal sistema detentivo modenese.
L’allarme arriva dalle Camere Penali di Modena unitamente con i volontari da che da tanti anni si prodigano per reinserire i detenuti: l’associazione Carcere Città rappresentata ieri da Paola Cigarini e la Cooperativa Giorni Nuovi rappresentata da Francesco Pagano.
I dati sono impressionanti: in una struttura carceraria come Sant’Anna che dovrebbe contenere al massimo 350 detenuti, oggi sono rinchiuse quasi 500 persone. I magistrati di sorveglianza dovrebbero essere due, ma il secondo è arrivato e poco dopo è andato a Trento, lasciando sola il giudice Francesca Ranfagni. Che ora ha un carico di oltre un terzo delle domande in più. Sono permessi per qualche ora, ma anche uscite e liberazioni anticipate: atti che i detenuti aspettano con ansia. Commenta l’avvocato Francesco Muzzioli, con Gianpaolo Ronsisvalle per l’Osservatorio Carcere delle Camere Penali: «Se non si ripristina la situazione, non ci si può aspettare che incattivimento». L’incattivimento del sistema in sé che da punitivo diventa ingiustamente repressivo e anche del detenuto che per la rabbia accumulata si lascia andare a rivolte e gesti di autolesionismo, ormai all’ordine del giorno. Il sovraffollamento è frutto di questa mancanza di certezze e di una possibilità di accedere all’esterno del carcere (oltre che l’assenza dell’utilizzo del braccialetto elettronico, altra battaglia degli avvocati modenesi). A Castelfranco, poi, dove si trova una Casa di Lavoro, gli internati soffrono della mancanza di percorsi per uscire e quindi restano dentro il Forte perché diventa estremamente difficile valutare se sono socialmente pericolosi o non più. Sia a Sant’Anna che a Castelfranco, infine, c’è una grande carenza di educatori, le figure che servirebbero proprio per il reinserimento e per non ricadere nel circolo del crimine e quindi di nuovo del carcere: a Modena sono tre invece di sei e a Castelfranco uno solo. Si deve poi considerare che l’educatore segue solo i carcerati definitivi, che sono solo il 40%.
Poi c’è l’assenza di prospettive all’esterno, ricordata dai volontari. Il “dopo carcere” non esiste: nessuno è disposto a dare lavoro. «Non c’è interesse. Per questo facciamo un appello pubblico alle forze economiche modenesi - dice Pagano - chiediamo di aprire un tavolo con Confindustria, associazione e sindacati per studiare un piano di inserimento degli ex detenuti nel mondo del lavoro. Anche poche unità all’anno sarebbe un successo». Infine il dramma interno al carcere. Cigarini e Pagano hanno ricordato che solo grazie ai volontari i detenuti hanno sapone, bagnoschiuma, shampoo e spesso la carta igienica.
Carlo Gregori
L’allarme arriva dalle Camere Penali di Modena unitamente con i volontari da che da tanti anni si prodigano per reinserire i detenuti: l’associazione Carcere Città rappresentata ieri da Paola Cigarini e la Cooperativa Giorni Nuovi rappresentata da Francesco Pagano.
I dati sono impressionanti: in una struttura carceraria come Sant’Anna che dovrebbe contenere al massimo 350 detenuti, oggi sono rinchiuse quasi 500 persone. I magistrati di sorveglianza dovrebbero essere due, ma il secondo è arrivato e poco dopo è andato a Trento, lasciando sola il giudice Francesca Ranfagni. Che ora ha un carico di oltre un terzo delle domande in più. Sono permessi per qualche ora, ma anche uscite e liberazioni anticipate: atti che i detenuti aspettano con ansia. Commenta l’avvocato Francesco Muzzioli, con Gianpaolo Ronsisvalle per l’Osservatorio Carcere delle Camere Penali: «Se non si ripristina la situazione, non ci si può aspettare che incattivimento». L’incattivimento del sistema in sé che da punitivo diventa ingiustamente repressivo e anche del detenuto che per la rabbia accumulata si lascia andare a rivolte e gesti di autolesionismo, ormai all’ordine del giorno. Il sovraffollamento è frutto di questa mancanza di certezze e di una possibilità di accedere all’esterno del carcere (oltre che l’assenza dell’utilizzo del braccialetto elettronico, altra battaglia degli avvocati modenesi). A Castelfranco, poi, dove si trova una Casa di Lavoro, gli internati soffrono della mancanza di percorsi per uscire e quindi restano dentro il Forte perché diventa estremamente difficile valutare se sono socialmente pericolosi o non più. Sia a Sant’Anna che a Castelfranco, infine, c’è una grande carenza di educatori, le figure che servirebbero proprio per il reinserimento e per non ricadere nel circolo del crimine e quindi di nuovo del carcere: a Modena sono tre invece di sei e a Castelfranco uno solo. Si deve poi considerare che l’educatore segue solo i carcerati definitivi, che sono solo il 40%.
Poi c’è l’assenza di prospettive all’esterno, ricordata dai volontari. Il “dopo carcere” non esiste: nessuno è disposto a dare lavoro. «Non c’è interesse. Per questo facciamo un appello pubblico alle forze economiche modenesi - dice Pagano - chiediamo di aprire un tavolo con Confindustria, associazione e sindacati per studiare un piano di inserimento degli ex detenuti nel mondo del lavoro. Anche poche unità all’anno sarebbe un successo». Infine il dramma interno al carcere. Cigarini e Pagano hanno ricordato che solo grazie ai volontari i detenuti hanno sapone, bagnoschiuma, shampoo e spesso la carta igienica.
Carlo Gregori
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