La rinascita di GB Group ora “Amazon dei ricambi”
di Andrea Ancarani
L’Ad Saporita racconta come è stato ristrutturato il debito e le scelte decisive su e-commerce e logistica che consentono consegne immediate nel mondo
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Con un fatturato complessivo di oltre 70 milioni di euro, cinque filiali negli Stati Uniti e 8.000 clienti nei 5 continenti, il Gruppo GB Ricambi è leader nel mercato aftermarket delle macchine agricole e movimento terra. Dal 2010 ha intrapreso una “cura dimagrante” che, partendo da un momento di crisi dovuto anche alla scomparsa di Filippo Borghi, precedente Ad, ha portato alla ristrutturazione del debito e al miglioramento dell’efficienza complessiva dell’azienda. Ne parliamo con Fabrizio Saporita, Ad di GB Ricambi Group.
«In un momento di crisi economica e di investimenti poco riusciti - dice Saporita - è venuto a mancare Filippo Borghi, un gigante dell’industria modenese: è stato un periodo decisivo per l’azienda in cui bisognava intraprendere scelte determinanti per il futuro dell’attività. Ora posso dire che, grazie anche all’appoggio dello Studio commercialisti Trombone come advisor esterni, abbiamo superato ogni nostra aspettativa. Siamo riusciti a rimborsare il 75% del debito e abbiamo mantenuto i livelli di fatturato incrementando al contempo la capacità di fare cassa. E abbiamo continuato ad assumere nuove professionalità per intercettare i cambiamenti della tecnologia».
Il 2010 è stato senza dubbio un anno di svolta per l’azienda ma come ha affrontato queste sfide?
«Per l’azienda è stato fondamentale il cambio di paradigma gestionale e il passaggio all’epoca digitale. Abbiamo riassorbito la parte produttiva, ridotto le inefficienze e spinto tantissimo sul marketing e sull’e-commerce, molto prima che si parlasse di “industria 4.0”. Basti considerare che il 70% delle vendite avvengono on line. Abbiamo evoluto la rete distributiva cercando di avvicinarci quanto possibile al consumatore finale. Con questo scopo è stato decisivo l’ampliamento della gamma di prodotti con articoli più “generici” e traversali che andassero a coprire esigenze e clientele diverse nel minor tempo possibile».
Come avete affrontato il passaggio all’industria 4.0?
«Come azienda ci siamo convertiti al 4.0 prima che se ne parlasse e si capisse davvero cos’è. Ne è un esempio la decisione di non avere un proprio ricambista sul territorio, ma quella di andare a soddisfare direttamente le esigenze dell’utilizzatore finale attraverso le incredibili possibilità della logistica moderna. Scelte di questo tipo portano in azienda cambiamenti radicali in tecnologie, spazi e personale. Grazie a queste scelte siamo oggi in grado di spedire in 24 ore in Italia, in 48 ore sulle isole e in appena una settimana in tutto il mondo».
Questa capacità della logistica vi vale il soprannome di “Amazon dei ricambi”.
«Abbiamo distribuito il nostro fatturato omogeneamente nel mondo con l’obiettivo di diversificare territorialmente la clientela nel maggior numero possibile di Paesi. L’obiettivo è spedire da Modena in tutto il mondo nel minor tempo possibile. Questo è reso possibile anche grazie ai software sviluppati internamente che regolano un imponente magazzino con la gestione di 7 diversi marchi e 27 milioni di euro di valore».
Come si sono evoluti i rapporti con Modena e dintorni?
«Stiamo lavorando per stabilire un rapporto sempre più proficuo con l’università di Modena e Reggio Emilia per meglio individuare e raggiungere nuovi talenti. Come azienda puntiamo molto sui giovani: personalmente penso che siano più talentuosi di quello che si pensa, profili di cui le nostre università sono ricche e a cui bisogna dare l’opportunità di crescere. A questo scopo credo si debba incrementare la sinergia tra giovani, università e aziende. L’ultima nostra campagna di assunzioni è andata proprio in questa direzione, cercando di combinare le esigenze di studenti e giovanissimi con l’attività in azienda. Un esempio? Una nostra neo assunta è una ragazza moldava di 19 anni che lavora il pomeriggio da noi e la mattina va invece a scuola».
«In un momento di crisi economica e di investimenti poco riusciti - dice Saporita - è venuto a mancare Filippo Borghi, un gigante dell’industria modenese: è stato un periodo decisivo per l’azienda in cui bisognava intraprendere scelte determinanti per il futuro dell’attività. Ora posso dire che, grazie anche all’appoggio dello Studio commercialisti Trombone come advisor esterni, abbiamo superato ogni nostra aspettativa. Siamo riusciti a rimborsare il 75% del debito e abbiamo mantenuto i livelli di fatturato incrementando al contempo la capacità di fare cassa. E abbiamo continuato ad assumere nuove professionalità per intercettare i cambiamenti della tecnologia».
Il 2010 è stato senza dubbio un anno di svolta per l’azienda ma come ha affrontato queste sfide?
«Per l’azienda è stato fondamentale il cambio di paradigma gestionale e il passaggio all’epoca digitale. Abbiamo riassorbito la parte produttiva, ridotto le inefficienze e spinto tantissimo sul marketing e sull’e-commerce, molto prima che si parlasse di “industria 4.0”. Basti considerare che il 70% delle vendite avvengono on line. Abbiamo evoluto la rete distributiva cercando di avvicinarci quanto possibile al consumatore finale. Con questo scopo è stato decisivo l’ampliamento della gamma di prodotti con articoli più “generici” e traversali che andassero a coprire esigenze e clientele diverse nel minor tempo possibile».
Come avete affrontato il passaggio all’industria 4.0?
«Come azienda ci siamo convertiti al 4.0 prima che se ne parlasse e si capisse davvero cos’è. Ne è un esempio la decisione di non avere un proprio ricambista sul territorio, ma quella di andare a soddisfare direttamente le esigenze dell’utilizzatore finale attraverso le incredibili possibilità della logistica moderna. Scelte di questo tipo portano in azienda cambiamenti radicali in tecnologie, spazi e personale. Grazie a queste scelte siamo oggi in grado di spedire in 24 ore in Italia, in 48 ore sulle isole e in appena una settimana in tutto il mondo».
Questa capacità della logistica vi vale il soprannome di “Amazon dei ricambi”.
«Abbiamo distribuito il nostro fatturato omogeneamente nel mondo con l’obiettivo di diversificare territorialmente la clientela nel maggior numero possibile di Paesi. L’obiettivo è spedire da Modena in tutto il mondo nel minor tempo possibile. Questo è reso possibile anche grazie ai software sviluppati internamente che regolano un imponente magazzino con la gestione di 7 diversi marchi e 27 milioni di euro di valore».
Come si sono evoluti i rapporti con Modena e dintorni?
«Stiamo lavorando per stabilire un rapporto sempre più proficuo con l’università di Modena e Reggio Emilia per meglio individuare e raggiungere nuovi talenti. Come azienda puntiamo molto sui giovani: personalmente penso che siano più talentuosi di quello che si pensa, profili di cui le nostre università sono ricche e a cui bisogna dare l’opportunità di crescere. A questo scopo credo si debba incrementare la sinergia tra giovani, università e aziende. L’ultima nostra campagna di assunzioni è andata proprio in questa direzione, cercando di combinare le esigenze di studenti e giovanissimi con l’attività in azienda. Un esempio? Una nostra neo assunta è una ragazza moldava di 19 anni che lavora il pomeriggio da noi e la mattina va invece a scuola».
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