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Scrive “ciccione” sullo scontrino Sassolesi offese al ristorante

Scrive “ciccione” sullo scontrino Sassolesi offese al ristorante

Elisa Barbolini aveva appena pranzato con un gruppo di amiche in un locale giapponese di Roma «Subito abbiamo sorriso, ma è un insulto». Il titolare: «È solo il soprannome del nostro cameriere»

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“Tavolo 86 - ciccione”. Una definizione inequivocabile e offensiva. Di quelle che le donne non vorrebbero mai sentire, perché tante, troppe, lottano ogni giorno contro il complesso dei chili di troppo e la fatica per perderli o nasconderli.

Questa definizione è apparsa sullo scontrino del ristorante JinJa di Roma, dove la biologa sassolese Elisa Barbolini si è fermata a pranzo con un gruppo di amici. La donna era insieme a tre donne e un uomo. Al momento del conto, ecco la triste sorpresa: la somma da pagare non era troppo salata, ma su quel pezzo di carta c’era un appellativo offensivo rivolto alle donne del tavolo, un aggettivo che non lascia spazio a dubbi: “ciccione”.

«Ieri a pranzo in quattro, tre donne e un uomo - scrive Elisa, sabato, sul suo profilo Facebook, allegando lo scontrino - Questo è lo scontrino non fiscale che ci hanno portato. Alla cassa, in mia presenza (le altre due erano uscite a fumare), il mio amico ha fatto notare che qualcosa non andava ma nessuno ci ha chiesto scusa. Si sono solo affrettati a fare lo scontrino fiscale per toglierci questo dalle mani. Su Tripadvisor ho scritto una recensione che si ricorderanno con tanto di foto, che sono ancora in attesa che pubblichino, però. Bodyshaming (offese per la costituzione corporea, ndr) ne abbiamo?». Il post di Elisa è divenuto immediatamente “virale” e ha scatenato un’ondata d’indignazione collettiva. «Subito ci abbiamo riso su - continua la biologa - ma davanti alla nostra richiesta di chiarimetni nessuno ha saputo argomentare».

Domenica un amico di Elisa ha chiamato il ristorante per chiedere spiegazioni. «È stato risposto - scrive la ragazza sul social - che si tratta del nome dell’operatore, che vengono sempre fornite spiegazioni alla cassa e che alla cassa (toh!) c’era proprio lui ieri al momento del fatto. In due non abbiamo sentito una sola parola di spiegazione, anche se sollecitata».

Ieri pomeriggio è arrivata la risposta ufficiale del ristorante, che Elisa ha pubblicato sempre sul proprio profilo. Una risposta apparsa sui social del locale della Capitale. «Amici di Jinja - si legge nella replica - I nomignoli che trovate sui nostri preconti sono riferiti ai nostri camerieri. Non c’è nessuna intenzione da parte nostra di insultare i clienti. Ci scusiamo per il disagio».

Una risposta, che, però, non ha calmato le acque. Anzi. Sotto il post del ristorante sono nate polemiche anche sulla gravità o meno dell’etichettare un dipendente con l’appellativo di “ciccione”. Per molti utenti si tratta di un’azione offensiva tanto quanto definire con quell’aggettivo delle clienti. Tra i commentatori, va detto, ci sono anche alcuni frequentatori assidui del ristorante che difendono a spada tratta i titolari del locale, minimizzando l’episodio.

«In ogni caso, i gestori di questo locale sono stati maleducati, perché anche se fosse stato tutto un malinteso, ce lo avrebbero dovuto spiegare» sostiene Elisa dopo la risposta del ristorante. (s.a.)

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