Telemedicina per Sla e distrofia muscolare
Sperimentazione con venti pazienti grazie ai dati raccolti a domicilio e trasmessi con il telefonino
2 MINUTI DI LETTURA
Innovazione, integrazione ed equità. Sono i principi ispiratori di un nuovo progetto di telemedicina dell’Ausl di Modena finalizzato al monitoraggio in remoto di pazienti con patologia neuromuscolare, tra cui diversi malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla) e varie forme di distrofia.
A coordinare il percorso, che oggi interessa un gruppo di 16 persone – con l’obiettivo di arrivare a 20 a fine anno – con respirazione assistita, è Giancarlo Garuti, specialista in malattie dell’apparato respiratorio del reparto di Pneumologia diretta da Michele Giovannini. Sua caratteristica è una forte integrazione, sia interaziendale, poiché è la Neurologia del Policlinico di Modena a segnalare le persone per il percorso.
Il progetto nasce grazie alla collaborazione del volontariato, in particolare di Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Motor Team, un gruppo di tifosi Ferrari i cui coordinatori sono Stefano Pedrielli e Alberto Beccari che si sono fatti promotori di una raccolta fondi, e Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). I contributi delle associazioni hanno permesso di dotare i pazienti e i loro aiutanti che li assistono dei dispositivi: uno spirometro e un saturimetro personali e un apparecchio per elettrocardiogramma utilizzabile da tutti, per raccogliere i parametri sanitari, e un telefono cellulare per l’invio in remoto dei dati.
Accanto a ciò, la formazione di familiari e assistenti domiciliari.
«Questo monitoraggio – spiega il dottor Garuti – ci consente di intervenire su eventuali criticità e allo stesso tempo di prevenire il più possibile l’ospedalizzazione, quando non necessaria, riducendo i disagi per pazienti e le famiglie».
A essere coinvolti sono pazienti di diverse etnie provenienti da tutta la provincia di Modena affetti da differenti patologi, adulti e bambini.
“L’innovazione tecnologica può contribuire a rivedere l’assistenza sanitaria spostandone il fulcro dall’ospedale al territorio – spiega Garuti – La telemedicina può assicurare più equità nell’accesso alle prestazioni, supporto alla gestione delle cronicità, una migliore risposta e continuità della cura, oltre a una maggiore collaborazione tra sanitari e pazienti. Il progetto avrà durata biennale, ma l’auspicio – conclude – è di poterlo estendere nel tempo e di ampliare il numero di famiglie e specialisti coinvolti».
A coordinare il percorso, che oggi interessa un gruppo di 16 persone – con l’obiettivo di arrivare a 20 a fine anno – con respirazione assistita, è Giancarlo Garuti, specialista in malattie dell’apparato respiratorio del reparto di Pneumologia diretta da Michele Giovannini. Sua caratteristica è una forte integrazione, sia interaziendale, poiché è la Neurologia del Policlinico di Modena a segnalare le persone per il percorso.
Il progetto nasce grazie alla collaborazione del volontariato, in particolare di Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Motor Team, un gruppo di tifosi Ferrari i cui coordinatori sono Stefano Pedrielli e Alberto Beccari che si sono fatti promotori di una raccolta fondi, e Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica). I contributi delle associazioni hanno permesso di dotare i pazienti e i loro aiutanti che li assistono dei dispositivi: uno spirometro e un saturimetro personali e un apparecchio per elettrocardiogramma utilizzabile da tutti, per raccogliere i parametri sanitari, e un telefono cellulare per l’invio in remoto dei dati.
Accanto a ciò, la formazione di familiari e assistenti domiciliari.
«Questo monitoraggio – spiega il dottor Garuti – ci consente di intervenire su eventuali criticità e allo stesso tempo di prevenire il più possibile l’ospedalizzazione, quando non necessaria, riducendo i disagi per pazienti e le famiglie».
A essere coinvolti sono pazienti di diverse etnie provenienti da tutta la provincia di Modena affetti da differenti patologi, adulti e bambini.
“L’innovazione tecnologica può contribuire a rivedere l’assistenza sanitaria spostandone il fulcro dall’ospedale al territorio – spiega Garuti – La telemedicina può assicurare più equità nell’accesso alle prestazioni, supporto alla gestione delle cronicità, una migliore risposta e continuità della cura, oltre a una maggiore collaborazione tra sanitari e pazienti. Il progetto avrà durata biennale, ma l’auspicio – conclude – è di poterlo estendere nel tempo e di ampliare il numero di famiglie e specialisti coinvolti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
