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auditorium gremito per l’ex esponente della dc  

Bellelli: «Cinquant’anni di vita raccontati in un libro»

Bellelli: «Cinquant’anni di vita raccontati in un libro»

Un auditorium Loria gremito di pubblico ha accolto, lunedì sera, la presentazione de “La scelta giusta” il nuovo libro, edito da Artestampa, del giornalista Rossano Bellelli. Oltre 50 anni di vita...

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Un auditorium Loria gremito di pubblico ha accolto, lunedì sera, la presentazione de “La scelta giusta” il nuovo libro, edito da Artestampa, del giornalista Rossano Bellelli.

Oltre 50 anni di vita distribuiti su circa 200 pagine e arricchiti da documenti originali e fotografie affinché il lettore possa constatare la veridicità di ognuna delle argomentazioni contenute nel volume, che non vuole essere un’autobiografia in senso stretto, ma il racconto di quanto egli ha potuto personalmente vivere e vedere nel corso della sua vita professionale e privata.

Bellelli è stato, infatti, testimone e protagonista di alcuni dei cambiamenti più importanti della storia del Paese, dalla “nascita” di Silvio Berlusconi - che conobbe quando era ancora agli albori della sua carriera di imprenditore - all’assassinio di Aldo Moro, dal rapporto con Giulio Andreotti alla fine della Democrazia Cristiana.

Dunque, com’è facile intuire, il libro parla anche delle sue scelte, di volta in volta giuste o sbagliate, ma sempre prese seguendo la strada tracciata dal padre che, nel 1943, dovendo decidere tra l’iscriversi alla Repubblica sociale o la prigionia in Germania, scelse quest’ultima compiendo, appunto, la “scelta giusta”.

Da quell’esempio mosse anche Bellelli, la cui scelta principale è l’appartenenza alla Democrazia Cristiana e la piena fiducia che, ancora oggi, nutre nei confronti della figura di Andreotti, anche dopo il processo cui fu sottoposto.

«Avere buttato tutta la colpa su di lui - ha affermato - è questo che non accetto». Numerosi gli aneddoti con cui Bellelli ha allietato il pubblico, ma che ha avuto cura di non svelare interamente per non togliere curiosità al lettore. Un filo rosso li unisce tutti.

L’autore ha sempre mantenuto un saldo rapporto con la propria terra, nonostante gli impegni lo abbiano portato anche lontano.

«Ho fatto politica qui, innanzitutto - ha spiegato l’autore - E qui ho fatto le mie battaglie. Devo dire, però, che solo 40 anni fa c'era un popolo che contribuiva alla vita politica, che compiva una battaglia sana, anche quanto alla dialettica. Si fronteggiava la sinistra con onestà. Sapevamo che eravamo quasi all’opposto, ma vigeva il rispetto. Cosa che, oggi, non c'è più. All’inizio del libro ho inserito una foto di mio padre nel campo di concentramento, alla fine l'immagine di una visita di Mussolini, a Carpi, nel 1941. La piazza era piena di persone con la camicia nera. Ho chiuso il libro così: questo era un paese fascista. Dobbiamo dire no, altrimenti rischiamo: la democrazia è una cosa seria». (camma)

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