Lo sciopero dei medici blocca la Sanità
di Gabriele Farina
Adesione all’80 per cento. Saltano le visite, polemiche per gli interventi programmati rinviati all’ultimo momento
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«Abbiamo creato disagi, ma l’abbiamo fatto soprattutto per i pazienti».
Lo sciopero nazionale di 24 ore dei medici raggiunge una percentuale alta a Modena. «L’adesione è stata intorno all’80% al netto del servizio urgente», garantisce Giampaolo Papi, segretario cittadino dell’Anaao Assomed.
La sigla è tra le promotrici di una manifestazione che non fa sconti. Incrociano le braccia i rappresentanti della dirigenza medica e veterinaria, sanitaria e professionale, tecnica e amministrativa. I camici bianchi appartengono sia al Servizio sanitario nazionale sia alle strutture (anche private e religiose) convenzionate o accreditate. Giungono così numerose segnalazioni di disagi. In particolare, diverse persone raccontano di essersi sottoposte a una visita lunedì in previsione di un intervento programmato ieri. Arrivati all’ospedale, tuttavia, non c’era nessuno ad accoglierle. Il loro timore, oltre al disagio, è di dover ripetere la procedura da zero. L’azienda aveva in precedenza diramato un comunicato in cui era spiegato che «lo sciopero, potenzialmente, coinvolge tutto il personale dirigente del Servizio sanitario nazionale».
Nel testo si ribadiva anche che «saranno garantiti i servizi minimi essenziali e in particolare le urgenze, mentre le attività programmabili potranno subire riduzioni conseguenti all’adesione allo sciopero». E le riduzioni ci sono state. «Purtroppo sono saltati molti servizi, ambulatori e visite programmate - aggiunge Papi - per cui ci scusiamo con i pazienti per i disagi; tuttavia, lo stiamo facendo soprattutto per loro». La protesta è nazionale, le ricadute sono però locali. «Su Modena ci sono problemi con l’organizzazione del lavoro dei medici - spiega il segretario - per via del turnover a livello regionale. Esemplificando, se vanno in pensione in dieci sono rimpiazzati in cinque. Così la qualità del lavoro peggiora».
Non è tutto. «Diversi colleghi sono costretti a fare i turni notturni di guardia anche se hanno più di 55-60 anni - ribadisce Papi - e ciò non accade da nessun’altra parte del mondo. Stiamo parlando di diverse decine di colleghi a Modena. Tale scelta si ripercuote sulla qualità del lavoro e sulla salute dei colleghi, poi certamente un medico non fa al meglio il proprio dovere. Lavorare così è degradante». Le rivendicazioni della sigla sono rivolte ai vertici. «A livello locale Modena non può fare nulla - aggiunge il segretario - perché è la Regione che detta il turnover e fa il punto della situazione rispetto a quanti medici debbano esserci in servizio. Si sta investendo sempre meno sulla sanità pubblica e tutto ciò avrà ripercussioni deleterie. In passato, i pazienti avevano più servizi e i medici potevano lavorare meglio». Papi ricorda lo studio pubblicato questo giugno dal Censis secondo cui ci sono circa 12 milioni e 200mila italiani che rinunciano alle cure perché non hanno i soldi per permettersele. «Il fondo sanitario nazionale si assottiglia anno dopo anno - ribadisce il segretario - e c’è il pericolo che sia preso e smantellato. Eppure, l’articolo 32 della Costituzione sancisce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il sistema sanitario è però mortificato dai tagli». I pazienti sembrano stare così dalle parti dei medici. «Al presidio di Baggiovara molti pazienti ci hanno espresso solidarietà e non s’è registrata nessuna protesta nei nostri confronti - conclude Papi - perché anche loro chiedono migliore qualità ai medici e sono contrari ai tagli al fondo sanitario nazionale». Una solidarietà che, se le premesse non cambieranno, sarà dimostrata in altre circostanze. Detto altrimenti, la pazienza dei pazienti potrebbe essere messa di nuovo alla prova. Le sigle sindacali, infatti, non intendono fermarsi».
Ieri pomeriggio l’azienda Usl si è scusata per alcuni ritardi di comunicazione e ha fatto sapere che «dove è stato possibile gli spostamenti delle attività programmate sono stati comunicati in anticipo ma dal momento che l’adesione allo sciopero è libera, non è possibile prevederla prima».
Lo sciopero nazionale di 24 ore dei medici raggiunge una percentuale alta a Modena. «L’adesione è stata intorno all’80% al netto del servizio urgente», garantisce Giampaolo Papi, segretario cittadino dell’Anaao Assomed.
La sigla è tra le promotrici di una manifestazione che non fa sconti. Incrociano le braccia i rappresentanti della dirigenza medica e veterinaria, sanitaria e professionale, tecnica e amministrativa. I camici bianchi appartengono sia al Servizio sanitario nazionale sia alle strutture (anche private e religiose) convenzionate o accreditate. Giungono così numerose segnalazioni di disagi. In particolare, diverse persone raccontano di essersi sottoposte a una visita lunedì in previsione di un intervento programmato ieri. Arrivati all’ospedale, tuttavia, non c’era nessuno ad accoglierle. Il loro timore, oltre al disagio, è di dover ripetere la procedura da zero. L’azienda aveva in precedenza diramato un comunicato in cui era spiegato che «lo sciopero, potenzialmente, coinvolge tutto il personale dirigente del Servizio sanitario nazionale».
Nel testo si ribadiva anche che «saranno garantiti i servizi minimi essenziali e in particolare le urgenze, mentre le attività programmabili potranno subire riduzioni conseguenti all’adesione allo sciopero». E le riduzioni ci sono state. «Purtroppo sono saltati molti servizi, ambulatori e visite programmate - aggiunge Papi - per cui ci scusiamo con i pazienti per i disagi; tuttavia, lo stiamo facendo soprattutto per loro». La protesta è nazionale, le ricadute sono però locali. «Su Modena ci sono problemi con l’organizzazione del lavoro dei medici - spiega il segretario - per via del turnover a livello regionale. Esemplificando, se vanno in pensione in dieci sono rimpiazzati in cinque. Così la qualità del lavoro peggiora».
Non è tutto. «Diversi colleghi sono costretti a fare i turni notturni di guardia anche se hanno più di 55-60 anni - ribadisce Papi - e ciò non accade da nessun’altra parte del mondo. Stiamo parlando di diverse decine di colleghi a Modena. Tale scelta si ripercuote sulla qualità del lavoro e sulla salute dei colleghi, poi certamente un medico non fa al meglio il proprio dovere. Lavorare così è degradante». Le rivendicazioni della sigla sono rivolte ai vertici. «A livello locale Modena non può fare nulla - aggiunge il segretario - perché è la Regione che detta il turnover e fa il punto della situazione rispetto a quanti medici debbano esserci in servizio. Si sta investendo sempre meno sulla sanità pubblica e tutto ciò avrà ripercussioni deleterie. In passato, i pazienti avevano più servizi e i medici potevano lavorare meglio». Papi ricorda lo studio pubblicato questo giugno dal Censis secondo cui ci sono circa 12 milioni e 200mila italiani che rinunciano alle cure perché non hanno i soldi per permettersele. «Il fondo sanitario nazionale si assottiglia anno dopo anno - ribadisce il segretario - e c’è il pericolo che sia preso e smantellato. Eppure, l’articolo 32 della Costituzione sancisce che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il sistema sanitario è però mortificato dai tagli». I pazienti sembrano stare così dalle parti dei medici. «Al presidio di Baggiovara molti pazienti ci hanno espresso solidarietà e non s’è registrata nessuna protesta nei nostri confronti - conclude Papi - perché anche loro chiedono migliore qualità ai medici e sono contrari ai tagli al fondo sanitario nazionale». Una solidarietà che, se le premesse non cambieranno, sarà dimostrata in altre circostanze. Detto altrimenti, la pazienza dei pazienti potrebbe essere messa di nuovo alla prova. Le sigle sindacali, infatti, non intendono fermarsi».
Ieri pomeriggio l’azienda Usl si è scusata per alcuni ritardi di comunicazione e ha fatto sapere che «dove è stato possibile gli spostamenti delle attività programmate sono stati comunicati in anticipo ma dal momento che l’adesione allo sciopero è libera, non è possibile prevederla prima».
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