Modena, Nek “canta” la sua fede ai giovani
L’artista a tu per tu col vescovo Castellucci per una testimonianza che ha stregato quasi mille persone radunate in chiesa
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MODENA. Per cantare ha cantato, ma solo le prime strofe di “Tu sei la mia vita, altro io non ho…”. Perché è stato un Nek inedito, un Nek che nel suo percorso umano e professionale ha (ri)scoperto Dio, quello che si è raccontato ieri sera alla chiesa di Gesù Redentore, al Villaggio Giardino, per il secondo incontro dell’iniziativa “Il vescovo e i giovani”, organizzata da don Erio Castellucci per i martedì dell’Avvento.
Incontro che ha visto una partecipazione straordinaria, perché sono state poco meno di mille - dai bambini agli anziani, dai ragazzi ai parroci modenesi - le persone che ieri sera hanno partecipato all’evento. Tanti cittadini che si sono trovati di fronte a Filippo, più che a Nek, perché la star di Sassuolo si è raccontata fin dai tempi della parrocchia: «Ho iniziato a cantare proprio lì, in una parrocchia della mia città - ha detto Neviani - entrando a far parte anche del coro della chiesa».
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Dopo il caloroso applauso che ha accompagnato l’arrivo del cantante sassolese, dunque, il vescovo don Erio gli ha chiesto di raccontarsi, partendo proprio dal percorso che lo ha portato a diventare uno dei più affermati cantanti italiani: «Professionalmente sono nato nei primi anni ’90 - ha spiegato Filippo - fin da bambino ho capito che la musica è una parte fondamentale della mia vita, un’esigenza. Così, ho sempre sentito una forte esigenza di esprimere attraverso la musica, ancora prima che con la parola, i miei sentimenti. Da allora a oggi sono passati circa trent’anni di carriera: la cosa più importante è che attraverso il percorso musicale ho capito che in me c’era anche la fede. Del resto io, come voi - ha aggiunto Nek rivolgendosi ai ragazzi - sono cresciuto con il Vangelo, ma per tanti anni non ho capito cosa fosse la “cosa buona e giusta”.
Poi, proprio partendo dalla musica, sono riuscito a fare esercizio della mia fede». Il vescovo Castellucci gli ha quindi chiesto di spiegare l’origine del suo incontro con Dio: «Diversi anni fa, un amico - Fabio Sghedoni, imprenditore sassolese e membro della famiglia Kerakoll - mi ha parlato di una comunità che si occupa degli emarginati. Così, dall’incontro con Fabio e con un sacerdote di “Nuovi orizzonti” ho capito tante cose: la più importante è che a Dio non importa se io sono un cantante, perché ai suoi occhi io, semplicemente “sono” ed esisto». Incalzato dalle domande dei ragazzi, Nek ha quindi spiegato che «la maggior parte delle volte in cui sento parlare di Dio, mi sembra di sentire persone che non lo conoscono: lo tengono là, lontano, come qualcosa che c’è ma che non si vuole vedere del tutto. Ma agli amici e ai colleghi ho sempre detto che per me Dio è come un padre, e con un padre ti arrabbi e gioisci, perché con lui sei te stesso.
Quindi non fermatevi mai al sentito dire, alla teoria, perché ci vuole la pratica. E ricordatevi una cosa: se non si ama, non si può dire di stare vivendo». Quindi, tra le tante domande del pubblico, che hanno spaziato dal percorso professionale del cantante sassolese al suo rapporto attuale con la fede, la più difficile: «Qual è la tua canzone preferita tra quelle del tuo repertorio?». «Beh - ha risposto Nek è un po’ come chiedere a un padre chi preferisce tra i suoi figli...». Piuttosto complessa anche la domanda su «come hai parlato di Dio a tua figlia», anche se la risposta è stata molto semplice: «E’ stata lei a parlarne a me».
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