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Spese pazze/ il modenese Aimi (Forza Italia) al processo si difende con 1600 discorsi politici

di Carlo Gregori
Spese pazze/ il modenese Aimi (Forza Italia) al processo si difende con 1600 discorsi politici

Peculato: il consigliere consegnerà al giudice la mole di documenti per giustificare i 96mila euro

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MODENA Al processo per le presunte “spese pazze” in Regione, il consigliere regionale Enrico Aimi - accusato di peculato - va all’attacco e ottiene subito dal giudice di poter produrre una mole spaventosa di documenti a suo avviso collegabile con le spese contestate.

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Si tratta di 1.600 suoi interventi politici. Una mole di discorsi che secondo l’esponente di Forza Italia in Regione sono direttamente ricollegabili con le spese per 96mila euro che il tribunale gli chiede di giustificate per due tranche di indagini oggi riunificate: 2009-10 (36mila euro) e 2010-11 (56mila euro). Aimi porterà questo materiale documentario risalente agli anni di mandato sottoposti ad accertamenti nel corso di una prossima udienza. Non solo: ha ottenuto dal giudice di portare numerosi testimoni a sua difesa e un consulente che spiegherà le ricevute.

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L’accusa ha prodotto invece le sue testimonianze, prevalentemente basate su indagini documentali, come quelle della guardia di finanza che ha indagato per tre anni su Aimi e gli altri 41 consiglieri indagati. Se Andrea Leoni, suo ex collega di partito, ha preferito l’abbreviato terminato con una condanna, Aimi ha invece deciso di affrontare un processo pubblico, anche se i tempi di prescrizione sono abbastanza ravvicinati, almeno per i reati del 2009.

La prossima udienza è prevista per il 16 gennaio.

Le presunte “spese pazze” contestate ad Aimi sono infatti quasi tutte riconducibili a ricevute di ristoranti. In particolare si tratta di spese di rappresentanza. Finora non è stato possibile individuare chi abbia beneficiato dei pasti.

Il processo sarà appunto l’occasione per chiarire questa vicenda. In merito, Aimi ha sempre sostenuto di sentirsi fiducioso di poter dimostrare la sua estraneità da accuse di peculato.
 

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