Castaldini : «L’uomo nei secoli ha reso i fiumi più corti e veloci»
Castaldini dell’Università: «L’urbanizzazione e la modifica di Secchia e Panaro aumentano i rischi. Occorre evitare di costruire in aree storicamente allagate»
MODENA. «Il nodo idraulico modenese è rappresentato dalla convergenza dei fiumi Secchia e Panaro verso la zona di Modena e che poi tornano ad allontanarsi verso nord, verso il Po. Il Secchia e il Panaro sono due fiumi che storicamente hanno esondano sin dall’epoca romana. Il nodo idraulico si inserisce in un contesto, quello della pianura Padana, che nel giro degli ultimi 2 secoli si è fortemente urbanizzata, passando dal 1% al 25%. Questo fattore aumenta la vulnerabilità del territorio e di conseguenza il rischio».
Doriano Castaldini, professore ordinario di Geografia fisica e geomorfologia presso il dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia, analizza le criticità della provincia modenese interessata dalla presenza dei fiumi Secchia e Panaro. Una presenza costante quella dei fiumi nel corso dei secoli, che ha modificato il territorio.
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«Il Panaro e il Secchia - spiega Castaldini - da sempre sono incassati a monte e pensili a valle. Vuol dire che quando i fiumi scendono, scorrono più bassi rispetto alla pianura circostante, e quando arrivano in pianura e vanno verso il Po diventano pensili, cioè più alti rispetto al piano circostante. L’aspetto critico è proprio la pensilità, una caratteristica storica dei nostri fiumi, e l’esondazione è un processo naturale del fiume che nei nostri studi abbiamo visto che si è sempre verificato nel corso dei secoli. Un rischio ancora oggi presente».
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Castaldini osserva che il processo di esondazione dei fiumi si verifica in determinate situazioni idrogeologiche a cui l’uomo si è opposto con la costruzione degli argini e con la modifica del territorio: «Dalle nostre ricerche è emersa una continua lotta fra i fiumi che cercano di evolversi liberamente e l’uomo che cerca di impedire queste esondazioni che vanno ad allagare aree economicamente produttive. L’uomo con la costruzione degli argini ha accentuato nei secoli la pensilità dei fiumi e modificato il corso naturale, rendendoli artificiali, tagliando meandri e anse naturali che rendevano il deflusso delle acque più lento. Questo ha determinato due situazioni. La prima è che la modifica del corso naturale dei fiumi li ha resi più corti (il Panaro del 13% e il Secchia del 12%). La seconda è che le modifiche avvenute nel corso degli ultimi 300 anni hanno reso lo scorrimento delle acque più veloce e di conseguenza con una forza maggiore».
Ora, con i cambiamenti climatici degli ultimi decenni è aumentato il rischio di piene dei fiumi con intensità elevata rispetto al passato e secondo Castaldini è necessario fare prevenzione: «La piena del 2014 ha causato danni per 400 milioni di euro. È necessario evitare di costruire nelle aree che sono state storicamente allagate; ma è importante fare informazione sul territorio e spiegare - conclude il geologo dell’università di Modena e Reggio Emilai - ai cittadini quali comportamenti adottare a seconda dei fenomeni che bisogna affrontare».
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