«L’azienda Maserati sullo sciopero gioca con i numeri»
Pizzolla di Fiom Cgil: «Martedì scorso zero auto prodotte ma da dove sarebbero entrati gli operai ritenuti al lavoro?»
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Un classico di qualsiasi sciopero, si tratti di metalmeccanici o altre categorie. Il balletto dei numeri, con adesione massiccia secondo i sindacati e irrisoria o ininfluente secondo le aziende, è un tema ricorrente in tanti scioperi. Accade anche con l’iniziativa di protesta di martedì scorso in Maserati: l’azienda nella serata dell’altro ieri ha infatti annunciato che «l’adesione allo sciopero svoltosi allo stabilimento di Modena della Maserati è stata di circa il 7%. Si tratta - ha sottolineato l'ufficio stampa del gruppo Fca - di 87 persone su 1.217 presenti. In particolare, hanno scioperato 87 operai su 294 presenti, mentre nessuno dei 923 impiegati ha aderito all'agitazione».
Fiom-Cgil Modena non ci sta e Cesare Pizzolla, segretario del sindacato dei metalmeccanici modenesi, replica con decisione, evidenziando che «sullo sciopero l’azienda dà i numeri».
«Rimango per l’ennesima volta esterrefatto - dice Pizzolla - dall’atteggiamento mistificatorio da parte della dirigenza Maserati degno del più abile prestigiatore. La Fiom/Cgil nel suo comunicato ha dichiarato che la produzione nella mattinata di martedì è stata pari a zero. Quindi che nessun dipendente dei circa 200 in produzione è entrato al lavoro. Loro rispondono con i 1.000 tecnici e impiegati. Loro dicono che circa 90 sui 200 hanno scioperato. Allora domando: da dove sarebbero entrati gli oltre 100 lavoratori che non hanno scioperato? Forse hanno dormito dentro lo stabilimento, visto che nessun operatore di produzione è entrato dalle ore 6 dai normali cancelli della fabbrica da noi presidiati? Se oltre 100 dipendenti non hanno scioperato perché le linee produttive sono state ferme per tutta la mattina? Invito a fare una domanda all’azienda su quante auto sono state montate in produzione nella mattinata di martedì. Aggiungo che se la risposta sarà zero, come è stato, mi domando come con solo il 7% di scioperanti si possa paralizzare l’attività produttiva di un’azienda con oltre 2 miliardi di fatturato. È chiaro ed evidente che siamo di fronte all’ennesimo tentativo aziendale di mascherare i loro problemi, anche di rapporto con chi tutti i giorni si alza al mattino per contribuire alla produzione di ricchezza di questo stabilimento. Produzione utile a pagare anche i lauti compensi dei dirigenti che sono lì per mistificare la realtà e non per affrontare i problemi che i lavoratori hanno voluto evidenziare». Parole chiare alle quali, se c’è qualcosa di impreciso, senz’altro l’azienda dovrà rispondere.
Fiom-Cgil Modena non ci sta e Cesare Pizzolla, segretario del sindacato dei metalmeccanici modenesi, replica con decisione, evidenziando che «sullo sciopero l’azienda dà i numeri».
«Rimango per l’ennesima volta esterrefatto - dice Pizzolla - dall’atteggiamento mistificatorio da parte della dirigenza Maserati degno del più abile prestigiatore. La Fiom/Cgil nel suo comunicato ha dichiarato che la produzione nella mattinata di martedì è stata pari a zero. Quindi che nessun dipendente dei circa 200 in produzione è entrato al lavoro. Loro rispondono con i 1.000 tecnici e impiegati. Loro dicono che circa 90 sui 200 hanno scioperato. Allora domando: da dove sarebbero entrati gli oltre 100 lavoratori che non hanno scioperato? Forse hanno dormito dentro lo stabilimento, visto che nessun operatore di produzione è entrato dalle ore 6 dai normali cancelli della fabbrica da noi presidiati? Se oltre 100 dipendenti non hanno scioperato perché le linee produttive sono state ferme per tutta la mattina? Invito a fare una domanda all’azienda su quante auto sono state montate in produzione nella mattinata di martedì. Aggiungo che se la risposta sarà zero, come è stato, mi domando come con solo il 7% di scioperanti si possa paralizzare l’attività produttiva di un’azienda con oltre 2 miliardi di fatturato. È chiaro ed evidente che siamo di fronte all’ennesimo tentativo aziendale di mascherare i loro problemi, anche di rapporto con chi tutti i giorni si alza al mattino per contribuire alla produzione di ricchezza di questo stabilimento. Produzione utile a pagare anche i lauti compensi dei dirigenti che sono lì per mistificare la realtà e non per affrontare i problemi che i lavoratori hanno voluto evidenziare». Parole chiare alle quali, se c’è qualcosa di impreciso, senz’altro l’azienda dovrà rispondere.
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