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«Scoprite il “gancio” del Ghetto»

«Scoprite il “gancio” del Ghetto»

Italia Nostra chiede di far vedere il cardine di via Blasia: «Pezzo di storia ebraica»

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Riscoprire sotto la Ghirlandina un po’ della importante storia ebraica della città, ricordando ad esempio dov’era uno dei cancelli d’accesso all’ex ghetto cittadino intorno a piazza Mazzini. E’ la proposta di Italia Nostra, nata a seguito di un “abbaglio” storico preso nei giorni scorsi dalla stessa associazione nazionale di tutela dei monumenti. Si diceva in sostanza che era scomparso il cardine dell’antico cancello che invece presumibilmente c’è, in un palazzo d’angolo di via Blasia, solo che è stato intonacato e dunque è invisibile da tempo. Italia Nostra protestava infatti perché a suo dire era scomparso un elemento storico significativo, il “gancio”, appunto, del cancello di via Blasia, pochi metri dal retro della chiesa di largo San Giorgio e ancor meno dalla sinagoga di piazza Mazzini. L’associazione presieduta dall’ex giudice Losavio protestava: ""La testimonianza di un segmento della storia di Modena, ben piccola e poco ingombrante, ma comunque importante e significativa, è stata di recente spazzata via con noncuranza, forse con inconsapevolezza comunque colpevole. Il cardine che attestava la presenza di uno dei cancelli del Ghetto ebraico posto tra via Blasia e la piazzetta Mario Molinari, presenza ormai unica del genere dopo la rimozione di quelli di via Coltellini e di vicolo Squallore, è stato eliminato probabilmente durante i recenti lavori di ripristino della Chiesa di San Giorgio"". La realtà è però un’altra, come ricorda la stessa associazione riconoscendo l’errore: ""Ci eravamo attenuti alla apparenza che ci aveva indotto a segnalare la creduta perdita di un minore, ma significativo, documento di storia della nostra città. Ancora invece resiste, come ci è stato obbiettato, il residuo cardine che reggeva il cancello dell’ex Ghetto su via Blasia. Infisso sul pilastro all’angolo della piazzetta Molinari di fronte all’abside della chiesa di San Giorgio, è stato solo mascherato da una spessa verniciatura che ha coinvolto il paracarro, celando alla vista la struttura di ferro. Che rimane lì a imperitura memoria"". E poi, appunto, la proposta di riscoprirlo, magari posizionando una targa che racconti questa triste vicenda. Città intorno alla nostra lavorano del resto in questo senso. A Bologna, ad esempio, è appena stato riscoperto uno dei principali cimiteri ebraici d’Italia d’epoca medievale, con l’individuazione di 400 tombe. A Ferrara sta nascendo il museo nazionale della storia dell’ebraismo italiano: il Meis, aperto in parte dal 13 dicembre, presso l’ex carcere cittadino, in attesa del suo completamento nel 2020 come ha spiegato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini. A Modena non si pretende tanto - quel progetto è stato finanziato con decine di milioni di euro e nasce a seguito di una legge statale del 2003 - ma forse si può fare di meglio che celare alla vista un oggetto storico che richiama vicende lunghe secoli. (s.l.)

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