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Il torrente Dolo mangia l’argine Paladini: «La Regione ci aiuti»

Il torrente Dolo mangia l’argine Paladini: «La Regione ci aiuti»

MONTEFIORINO. Il Dolo si è mangiato 7 metri di argine. È avvenuto nella tarda serata di lunedì, quando la piena del torrente ha raggiunto la massima forza e l’erosione è avvenuta in un punto critico,...

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MONTEFIORINO. Il Dolo si è mangiato 7 metri di argine. È avvenuto nella tarda serata di lunedì, quando la piena del torrente ha raggiunto la massima forza e l’erosione è avvenuta in un punto critico, ovvero nel tratto accanto a via la Piana, dove sorge il polo industriale di Montefiorino. Il sindaco Maurizio Paladini, proprio lunedì sera, si è visto costretto a chiudere al traffico la strada su indicazione dell’Agenzia per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile. Una scelta necessaria in via precauzionale, dato che l’acqua era arrivata a lambire la strada in corrispondenza della rampa di accesso al ponte sul Dragone, che scorre a pochi metri di distanza. Inoltre l’erosione dell’argine ha fatto riaffiorare le tubazioni del gas, in particolare quella ad alta pressione che di solito corre interrata.

«Purtroppo il Dolo avrebbe bisogno di una sistemazione dell’alveo - spiega il sindaco Paladini -, perché ormai quando arrivano le piene straripa. Abbiamo dovuto chiudere per forza l’accesso al ponte appena inaugurato per la sicurezza degli utenti. Questa mattina (ieri, ndr) grazie all’intervento della Protezione Civile abbiamo iniziato i lavori per ricostruire la porzione di argine che è stata asportata dalla piena. Si tratta di un intervento temporaneo per ricreare quelle condizioni minime di sicurezza per poter consentire l’accesso alla zona industriale: un polo, va ricordato, in cui c’è la sede di 3 importanti aziende in cui lavorano un centinaio di persone».

Chiaramente questo intervento d’urgenza non può costituire la mossa finale, ma bisognerà studiare una soluzione a lungo termine e che sia definitiva. Per farlo, però, l’impegno del Comune non può essere sufficiente: «Occorre studiare un progetto più ampio, con la realizzazione di scogliere. La situazione in cui si trova l’alveo oggi è ingestibile per il tratto che va dalla centrale di Farneta alla confluenza con il Dragone. È un intervento costoso per il quale sarà necessario rivolgersi alla Regione e al servizio tecnico di bacino». (gib)



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