Giocare con l’arte e la musica occhi sgranati su altri mondi
di Monica Tappa
Quando non esistono confini, un modo per sentirsi vivi e umani in tempi bui Dalla caccia al tesoro in Galleria Estense, alle storie raccontate nei libri
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Nel primo pomeriggio di oggi, dalle 14,30 alle 19, alla Galleria Estense in Piazza Sant'Agostino 337 bambini e bambine di età compresa tra 6 e i 12 anni possono partecipare a una “caccia al tesoro” davvero speciale, nelle stanze del museo, scoprendo e curiosando tra opere di paesi vicini e lontani. Non sarà difficile, per loro, (speriamo), comprendere che nel mondo dell’arte i confini non esistono. A gruppi di 15 partecipanti viene consegnata una mappa “su misura” della Galleria che li guida alla scoperta di oggetti d’arte provenienti anche da culture extraeuropee, tra indovinelli da risolvere e prove da affrontare. Dura circa un’ora e mezza. Per chi non avesse mai partecipato: le attività sono gratuite ma per gli adulti è comunque necessario acquistare il biglietto di ingresso alla Galleria Estense stessa: 6 euro (spesi bene) con l’invito a scoprire uno dei veri e propri tesori della città. Il biglietto ridotto costa 3 euro. L’ingresso è invece gratuito sino a 18 anni. Per informazioni e prenotazioni è attivo il numero di telefono dell’Ufficio Servizi Educativi Galleria Estense: 059/4395715.
L’arte in tutte le sue forme è sempre senza confini, o almeno così dovrebbe essere. È un tuffo in un mondo altro, in un mondo che può avere mille e più mille sfumature, mille variazioni. Non UN mondo. Tutta una serie di mondi possibili e probabili e che diventano veri, anche solo per un attimo, anche solo il tempo di quell’emozione, di quella vibrazione, di quel pensiero che si sgancia dal “reale - quotidiano” e si trova a camminare sospeso su un filo invisibile.
Provate a leggere e sfogliare “Frank Button”, di Valentina Rizzi e Michela Gastaldi, ad esempio (ed Bibliolibrò): c’è tutta la magia di quelle mani invisibili (tappeti volanti? Incantesimi?) che portano lontano e accompagnano. Lo sentite tutto lo stupore di occhi sgranati e prospettive impossibili? Abbiamo bisogno di meraviglia. E allora val la pena cercare anche “Mi fa male la pancia del cuore. Poesie d’amore dai banchi di scuola” di Jairo Anibal Nino, con illustrazioni di Paolo Gennari (Sonzogno 2001). Perché non è vero che la poesia, come i quadri, come l’arte, i bambini non la capiscono, anzi. Ne vengono rapiti, ne escono cambiati. Ed è in questo rewind dell’anima che si può riprovare a sentirvi vivi e umani, in tempi bui.
Accade anche con la musica. Lo sa chi suona uno strumento, lo sa chi si rende disponibile e aperto all’ascolto. Non è una gran scoperta, verissimo, ma non è poi così scontato. Perché come l’arte visiva, come le parole e le storie, così le note, bisogna permettersi di sentirsele dentro e lasciare che si struscino addosso per sentirle davvero. Non bastano le orecchie.
“Lascia che sia il tuo strumento a suonare te” fa dire la scrittrice Jandy Nelson a uno dei personaggi del romanzo “Il cielo è ovunque” (Rizzoli). Lui è Mr James, ed è un professore di musica. Lo dice a Lennie, il personaggio principale: una ragazza di sedici anni che suona il clarinetto, vive la confusione di una adolescenza nei pori, non crede in se stessa e trattiene un dolore immenso dentro tanto da farle pensare a un certo punto “avevo sempre immaginato che la musica fosse intrappolata dentro al mio clarinetto, non dentro di me. E se invece la musica fosse ciò che esce da un cuore che si spezza?” (pagina 116).
“La Musica è la risposta a un bisogno proprio di ogni essere umano: il nostro bisogno di dire e dirci di sì. Essa non cura. Si prende cura di noi. Nella nostra unicità. Per questo la Musica è Libertà” dice Chiara Prampolini, co-responsabile di un progetto musicale modenese di Metodo Four per il quale è partita una raccolta fondi (https://buonacausa.org/cause/progetto-mary). Contro stereotipi ed etichette perché “un mondo nuovo avanza e l'unica etichetta sarà Essere umano”.
© Illustrazione di Michela Gastaldi da "Frank Button" di Valentina Rizzi e Michela Gastaldi, ed. Bibliolibrò 2017.
L’arte in tutte le sue forme è sempre senza confini, o almeno così dovrebbe essere. È un tuffo in un mondo altro, in un mondo che può avere mille e più mille sfumature, mille variazioni. Non UN mondo. Tutta una serie di mondi possibili e probabili e che diventano veri, anche solo per un attimo, anche solo il tempo di quell’emozione, di quella vibrazione, di quel pensiero che si sgancia dal “reale - quotidiano” e si trova a camminare sospeso su un filo invisibile.
Provate a leggere e sfogliare “Frank Button”, di Valentina Rizzi e Michela Gastaldi, ad esempio (ed Bibliolibrò): c’è tutta la magia di quelle mani invisibili (tappeti volanti? Incantesimi?) che portano lontano e accompagnano. Lo sentite tutto lo stupore di occhi sgranati e prospettive impossibili? Abbiamo bisogno di meraviglia. E allora val la pena cercare anche “Mi fa male la pancia del cuore. Poesie d’amore dai banchi di scuola” di Jairo Anibal Nino, con illustrazioni di Paolo Gennari (Sonzogno 2001). Perché non è vero che la poesia, come i quadri, come l’arte, i bambini non la capiscono, anzi. Ne vengono rapiti, ne escono cambiati. Ed è in questo rewind dell’anima che si può riprovare a sentirvi vivi e umani, in tempi bui.
Accade anche con la musica. Lo sa chi suona uno strumento, lo sa chi si rende disponibile e aperto all’ascolto. Non è una gran scoperta, verissimo, ma non è poi così scontato. Perché come l’arte visiva, come le parole e le storie, così le note, bisogna permettersi di sentirsele dentro e lasciare che si struscino addosso per sentirle davvero. Non bastano le orecchie.
“Lascia che sia il tuo strumento a suonare te” fa dire la scrittrice Jandy Nelson a uno dei personaggi del romanzo “Il cielo è ovunque” (Rizzoli). Lui è Mr James, ed è un professore di musica. Lo dice a Lennie, il personaggio principale: una ragazza di sedici anni che suona il clarinetto, vive la confusione di una adolescenza nei pori, non crede in se stessa e trattiene un dolore immenso dentro tanto da farle pensare a un certo punto “avevo sempre immaginato che la musica fosse intrappolata dentro al mio clarinetto, non dentro di me. E se invece la musica fosse ciò che esce da un cuore che si spezza?” (pagina 116).
“La Musica è la risposta a un bisogno proprio di ogni essere umano: il nostro bisogno di dire e dirci di sì. Essa non cura. Si prende cura di noi. Nella nostra unicità. Per questo la Musica è Libertà” dice Chiara Prampolini, co-responsabile di un progetto musicale modenese di Metodo Four per il quale è partita una raccolta fondi (https://buonacausa.org/cause/progetto-mary). Contro stereotipi ed etichette perché “un mondo nuovo avanza e l'unica etichetta sarà Essere umano”.
© Illustrazione di Michela Gastaldi da "Frank Button" di Valentina Rizzi e Michela Gastaldi, ed. Bibliolibrò 2017.
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