Leo ucciso: salma bloccata a tre settimane dal delitto
di Carlo Gregori
I genitori ancora ospiti di parenti e amici: l’abitazione è sempre sotto sequestro Autopsia da finire, il funerale non si può fissare. Messa degli amici del Barozzi
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Sono passate tre settimane esatte dall’omicidio di Leo, il ventenne cinese conosciuto a Modena col nome italiano (il suo vero nome era Hu Congliang). E da tre settimane il tempo è come se si fosse congelato. La casa dove è stato ucciso, quella dei suoi genitori in piazza Dante, è ancora sotto sequestro. Il suo corpo deve essere ancora sottoposto all’esame autoptico. Il funerale non è ancora stato fissato. E i genitori vivono ospitati da parenti o amici senza notizie dalle autorità.
Ma Leo non è stato dimenticato da amici e compagni di classe della seconda Serale di Ragioneria al Barozzi che si sono trovati nella chiesa della Cittadella per una messa in suo ricordo. Un’occasione per ricordarlo non solo come un compagno di classe intellettualmente dotato – in pochi anni, era arrivato in Italia senza sapere una parola di italiano e ora studiava in seconda superiore con ottimi risultati, oltre a lavorare come cameriere - ma anche il giovane sensibile e riservato così lontano dall’immagine di un ricattatore sessuale emersa dopo il delitto.
Dopo l’arresto dei sei adolescenti cinesi di Prato, le indagini sono condotte dalla Procura presso il Tribunale dei Minori, dalla quale non trapela nulla. E non solo per i media. Gli stessi genitori, che sono parte offesa (assistiti dall’avvocato Andrea Speranzoni), non hanno alcuna notizia su quando potranno riottenere la loro casa. Non solo per dormirci ma anche per prendere abiti e altri oggetti di utilità quotidiana: i sigilli giudiziari impediscono l’accesso da quella maledetta sera di sabato 25 novembre, quando si scoprì il corpo di Leo nascosto dentro una valigia. Una notizia che fece scalpore in tutta Italia.
Discorso diverso per l’autopsia. L’equipe di Medicina Legale di Modena, guidata dal professor Silingardi aveva in realtà iniziato un accertamento ma poi era stato sospeso perché il magistrato aveva deciso che partecipassero anche i consulenti di tutte le parti, un prassi frequente tra le Procure. A ciò si è aggiunto un incidente probatorio che oggi - pare - serve a verificare come è morto Leo. Che sia morto di asfissia è un fatto ormai assodato. La medicina legale però si chiede se è stato strangolato o soffocato. Nel primo caso gli sarebbe stata fatta forte pressione al collo, probabilmente con le mani. Nel secondo sarebbe bastato un cuscino. Come quello del divano che si sospetta sia stato usato per compiere il delitto. Il cuscino del quale si lamenta uno dei sei giovani cinesi di Prato oggi in custodia cautelare in carcere: «Avete premuto troppo il cuscino», avrebbe detto intercettato mentre un amico chiamava un altro. L’ipotesi del cuscino resta quindi la più consistente ma la scienza a i suoi tempi e la medicina legale vuol far chiarezza. Solo dopo la madre e il padre adottivo, l’avvocato e giudice di pace Andrea Giberti, potranno dargli una degna sepoltura.
Ma Leo non è stato dimenticato da amici e compagni di classe della seconda Serale di Ragioneria al Barozzi che si sono trovati nella chiesa della Cittadella per una messa in suo ricordo. Un’occasione per ricordarlo non solo come un compagno di classe intellettualmente dotato – in pochi anni, era arrivato in Italia senza sapere una parola di italiano e ora studiava in seconda superiore con ottimi risultati, oltre a lavorare come cameriere - ma anche il giovane sensibile e riservato così lontano dall’immagine di un ricattatore sessuale emersa dopo il delitto.
Dopo l’arresto dei sei adolescenti cinesi di Prato, le indagini sono condotte dalla Procura presso il Tribunale dei Minori, dalla quale non trapela nulla. E non solo per i media. Gli stessi genitori, che sono parte offesa (assistiti dall’avvocato Andrea Speranzoni), non hanno alcuna notizia su quando potranno riottenere la loro casa. Non solo per dormirci ma anche per prendere abiti e altri oggetti di utilità quotidiana: i sigilli giudiziari impediscono l’accesso da quella maledetta sera di sabato 25 novembre, quando si scoprì il corpo di Leo nascosto dentro una valigia. Una notizia che fece scalpore in tutta Italia.
Discorso diverso per l’autopsia. L’equipe di Medicina Legale di Modena, guidata dal professor Silingardi aveva in realtà iniziato un accertamento ma poi era stato sospeso perché il magistrato aveva deciso che partecipassero anche i consulenti di tutte le parti, un prassi frequente tra le Procure. A ciò si è aggiunto un incidente probatorio che oggi - pare - serve a verificare come è morto Leo. Che sia morto di asfissia è un fatto ormai assodato. La medicina legale però si chiede se è stato strangolato o soffocato. Nel primo caso gli sarebbe stata fatta forte pressione al collo, probabilmente con le mani. Nel secondo sarebbe bastato un cuscino. Come quello del divano che si sospetta sia stato usato per compiere il delitto. Il cuscino del quale si lamenta uno dei sei giovani cinesi di Prato oggi in custodia cautelare in carcere: «Avete premuto troppo il cuscino», avrebbe detto intercettato mentre un amico chiamava un altro. L’ipotesi del cuscino resta quindi la più consistente ma la scienza a i suoi tempi e la medicina legale vuol far chiarezza. Solo dopo la madre e il padre adottivo, l’avvocato e giudice di pace Andrea Giberti, potranno dargli una degna sepoltura.
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