«Perdita di memoria? Attenzione alla demenza»
di Eleonora Alboresi
Formigine. Conferenza con la Onlus che aiuta i malati per scoprire la patologia La geriatra: «Può sopraggiungere anche a 50 anni e colpisce ogni tre secondi»
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FORMIGINE. Grande affluenza in sala loggia per l’incontro organizzato dall’associazione Sostegno Demenze Onlus, con il patrocinio del Comune, “Comincio a perdere la memoria… devo preoccuparmi?”. Relatrice della conferenza, la geriatra Barbara Manni, che ha parlato di demenza e di come affrontarla. L’evento è stato aperto dal vicesindaco Antonietta Vastola: «L’associazione Sostegno Demenze da anni promuove iniziative per informare la popolazione sui cammini da intraprendere nel caso della comparsa della malattia. Per fortuna i volontari non mancano». La dottoressa Manni ha parlato dei sintomi della demenza e della valutazione cognitiva che viene eseguita dall’associazione a coloro che la richiedono. «Perdere la memoria - ha dichiarato - fa paura a tutti. Man mano che invecchiamo per forza di cose alcune funzioni invecchiano in modo fisiologico, ma non significa sempre che si sta diventando dementi. Allo stesso modo la demenza può colpire anche a 50 anni e pertanto è necessario conoscere i sintomi».
Primo fra tutti, ha spiegato la geriatra, la dispercezione del tempo, che non permette ai malati di capire se è mattino, pomeriggio o sera e che crea grande confusione e una conseguente ansia. La dottoressa ha proseguito elencando alcune situazioni classiche e non preoccupanti dell’invecchiamento, come la riduzione dei tempi di reazione, la difficoltà a trovare certe parole o il calo di attenzione selettiva. «Le cause per cui si perde la memoria – ha illustrato la Manni – sono molteplici: stress, depressione, isolamento, genetica, invecchiamento, problemi alla tiroide, malattie celebrali, calo della vitamina B12… Esistono vari tipi di demenza e tutte queste malattie colpiscono il cervello. Per avere un’idea di numeri basti pensare che nel mondo ogni 3 secondi qualcuno si ammala di demenza». Ma cosa si può fare per ridurre il rischio? Secondo gli studi, la probabilità di soffrire di demenza si può ridurre fino al 40% mangiando bene, bevendo un bicchiere di vino rosso a pasto, facendo attività fisica (soprattutto aerobica) e mantenendo rapporti sociali. La dottoressa ha concluso suggerendo alcuni modi per aiutare i pazienti, dalla pet therapy alla musicoterapia. «Farli cantare o ballare – ha affermato – è l’ideale perché sono azioni che non iniziano dal pensiero ma sono spontanee, partono dal sistema autonomo e non dovendo pensare a cosa devono fare i malati non si bloccano e vivono il momento con tranquillità». Al termine dell’incontro la dottoressa ha parlato del futuro progetto di rendere Formigine e molte altre città delle “Dementia friendly community” come ne esistono già in Inghilterra, Olanda e Belgio. «Piccole comunità che si aiutano. Come? Per esempio un farmacista ricorda al malato che ha già comprato una medicina o un tabaccaio sa che un paziente ha già pagato una bolletta».
Primo fra tutti, ha spiegato la geriatra, la dispercezione del tempo, che non permette ai malati di capire se è mattino, pomeriggio o sera e che crea grande confusione e una conseguente ansia. La dottoressa ha proseguito elencando alcune situazioni classiche e non preoccupanti dell’invecchiamento, come la riduzione dei tempi di reazione, la difficoltà a trovare certe parole o il calo di attenzione selettiva. «Le cause per cui si perde la memoria – ha illustrato la Manni – sono molteplici: stress, depressione, isolamento, genetica, invecchiamento, problemi alla tiroide, malattie celebrali, calo della vitamina B12… Esistono vari tipi di demenza e tutte queste malattie colpiscono il cervello. Per avere un’idea di numeri basti pensare che nel mondo ogni 3 secondi qualcuno si ammala di demenza». Ma cosa si può fare per ridurre il rischio? Secondo gli studi, la probabilità di soffrire di demenza si può ridurre fino al 40% mangiando bene, bevendo un bicchiere di vino rosso a pasto, facendo attività fisica (soprattutto aerobica) e mantenendo rapporti sociali. La dottoressa ha concluso suggerendo alcuni modi per aiutare i pazienti, dalla pet therapy alla musicoterapia. «Farli cantare o ballare – ha affermato – è l’ideale perché sono azioni che non iniziano dal pensiero ma sono spontanee, partono dal sistema autonomo e non dovendo pensare a cosa devono fare i malati non si bloccano e vivono il momento con tranquillità». Al termine dell’incontro la dottoressa ha parlato del futuro progetto di rendere Formigine e molte altre città delle “Dementia friendly community” come ne esistono già in Inghilterra, Olanda e Belgio. «Piccole comunità che si aiutano. Come? Per esempio un farmacista ricorda al malato che ha già comprato una medicina o un tabaccaio sa che un paziente ha già pagato una bolletta».
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