Un modenese in cura: «Per le slot ho rubato i soldi a mio figlio»
La testimonianza di uno dei pazienti della comunità di Festà «Ho speso 60mila euro: giocavo in ogni momento libero»
MARANO. L’intervista anonima ad un giocatore che si trova in cura presso la comunità di Festà di Marano, dove l'associazione Centro sociale Papa Giovanni XXIII cura la dipendenza dal gioco d'azzardo.
Quanti anni hai?
«Sto andando verso i 50».
Che lavoro svolgi?
«Sono dipendente di un’azienda».
Quanti anni avevi la prima volta che hai giocato?
«La prima volta che ho giocato d’azzardo è stata una trentina di anni fa con gli amici con il Totocalcio, poi il Lotto e qualche altro gioco ma senza mai avere problemi. Era un gioco saltuario e divertente. Poi circa sette-otto anni fa ho iniziato a giocare alle slot e dopo alle vlt e lì un po’ alla volta sono nati i problemi. Negli ultimi due anni ho perso completamente il controllo e non riuscivo a non giocare. Ho iniziato un po’ per noia e per provare. Ci passavo il tempo e mi permetteva di staccare dal resto. Poi è diventata una necessità per isolarmi dal contesto e dai problemi, senza pensare che i problemi me li accentuava e basta».
Quanti soldi hai giocato nella tua vita?
«Non saprei, inizialmente non spendevo molto. Negli ultimi anni invece ho speso tutto il mio stipendio e i risparmi, più o meno 50-60mila euro».
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Quante ore dedicavi al gioco durante la giornata?
«Ogni momento libero. Spesso uscivo dal lavoro con la scusa di fare alcune commissioni e andavo a giocare. Alla sera fingevo di uscire con amici e andavo a giocare. Durante la pausa pranzo andavo a giocare. Rientravo a casa tardi dal lavoro dicendo che avevo dovuto fare straordinari ma in realtà ero andato a giocare. Non so dire quante ore dedicavo al gioco, so solo che era la mia priorità quando mi svegliavo al mattino e il mio ultimo pensiero prima di dormire».
Quali erano i tuoi rapporti con la tua famiglia?
«Pessimi. Litigi, nervosismo, scatti d’ira improvvisi, segreti e menzogne. Questo ha avvelenato il rapporto con mia moglie e i miei figli e più mi rendevo conto di quanto mi facessi schifo per come mi stavo comportando, più ero spinto a giocare per dimenticare e nella speranza di fare qualche grande vincita che mi avrebbe poi sistemato e permesso di fermarmi. Ma anche in quel caso mentivo a me stesso».
Si erano accorti che giocavi? Hai mai mentito loro per il gioco?
«Si sono accorti solo molto tardi del mio gioco patologico, perché ero diventato bravissimo a mentire e a trovare ogni tipo di scusa. Essendo sempre stato una persona onesta, inizialmente nessuno credeva che fossi diventato così falso. Poi si sono dovuti ricredere…»
Al lavoro avevi problemi?
«Molti perché cercavo sempre scuse per uscire e ad un certo punto hanno capito che qualcosa non andava. Inoltre chiedevo sempre anticipi sullo stipendio o parte del Tfr con scuse che nel tempo non hanno più retto. Ho continuato a lavorare perché mi serviva per guadagnare e giocare, ma la mia qualità di lavoro e la mia attenzione per ciò che facevo erano completamente andate».
Quando hai capito che avevi una dipendenza?
«Dopo aver rubato dei risparmi a mio figlio per giocare e perdere per l’ennesima volta: ho capito che così non potevo continuare. Ho provato seriamente a smettere ma mi sono reso conto che non riuscivo a stare più di un paio di giorni senza giocare. Credevo di potercela fare da solo ma dopo pochissimi giorni mi dovevo ricredere».
Hai provato da solo a smettere, senza l'aiuto di professionisti?
«Sì, pensavo di riuscirci perché mi sono sempre considerato una persona decisa e autonoma. Ma in realtà ho capito che forse su altre cose era così ma il gioco era più forte di me».
Ti sei rivolto a dei professionisti grazie all'intermediazione di un tuo familiare o amico?
«Cercando su internet ho capito che mi sarei dovuto rivolgere al Sert, ma non volevo andarci per paura di incontrare tossicodipendenti e perché temevo per la mia privacy. Ho telefonato varie volte a numeri di auto aiuto ma senza mai presentarmi. Poi un giorno, con mia moglie, ho avuto la forza di prendere appuntamento al Sert. Sono stati molto attenti e rispettosi per la mia privacy e ho capito che avrei dovuto farlo tanto tempo prima».
Cosa vorresti dire alle persone che, non conoscendo la ludopatia, la sottovalutano o non la ritengono una vera e propria dipendenza?
«Che probabilmente per chi gioca saltuariamente piccole cifre non è un problema. Ma che per tante altre, e ne ho conosciute parecchie, lo è eccome. In fondo non è difficile capire quando il gioco sta prendendo la mano; basta farsi un paio di domande: hai giocato più denaro di quanto inizialmente avevi pensato di giocare? Dedichi al gioco più tempo di quanto inizialmente avevi pensato di passare a giocare? Se la risposta è sì forse è il caso di non sottovalutarlo. E magari di fare qualche analisi più seria o tramite dei test sul gioco patologico che si trovano sulla rete o meglio: chiedendo aiuto a qualcuno».
Ritieni che leggi differenti avrebbero impedito che tu giocassi d'azzardo?
«Di certo se non ci fosse stato tutto questo proliferare di giochi, macchinette, pubblicità, ecc. sarei stato molto meno a rischio. E probabilmente non avrei neppure iniziato a giocare alle slot perché quando erano solo nei casinò non c’ero mai andato. Però non possono essere le leggi a impedirmi di giocare, devo essere io a non volerlo fare più. Oggi è possibile giocare alle slot o ai gratta e vinci persino dal cellulare, di conseguenza non posso aspettare che sia una legge a vietarlo, devo trovare la forza di farlo da solo».
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