Gazzetta di Modena

Modena

«Il gioco non si ferma col proibizionismo»

di Luca Gardinale
«Il gioco non si ferma col proibizionismo»

Sì alla regolamentazione del gioco, con una riduzione dell’offerta, ma «chiamando le cose con il loro nome: i videopoker, ad esempio, sono stati vietati in Italia nel 2004». A dirlo è Roberto...

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Sì alla regolamentazione del gioco, con una riduzione dell’offerta, ma «chiamando le cose con il loro nome: i videopoker, ad esempio, sono stati vietati in Italia nel 2004». A dirlo è Roberto Giuliani di “Modena giochi”. «Chi lavora nel gioco legale - spiega - è a favore della regolamentazione e del controllo del gioco, e non vuole certo l’offerta spropositata che oggi c’è in Italia, ma quando dico questo non sto parlando di Awp - le “macchinette” - ma dell’intero paniere del gioco che lo Stato mette a disposizione. La domanda di gioco, come le altre “tasse volontarie” (alcol e sigarette) non si può fermare con il proibizionismo o spostando sale fuori dalla tangenziale e limitandone l’orario: il gioco è come l’acqua, puoi limitarlo ma da qualche parte andrà a dirottarsi comunque. Nella migliore delle ipotesi lo farà verso un’offerta di gioco lecito, normata e controllata, e nella peggiore in offerte illecite, non controllate dalla Stato, alzando i rischi per il giocatore. Se un’amministrazione non vuole fare aprire una sala di fronte a una chiesa o una scuola mi trova d’accordo, ma per la sola e unica motivazione del decoro urbano: non mi si può certo venire a raccontare che è per prevenire il gioco d’azzardo patologico. Ci sono molte ricerche autorevoli - incalza Giuliani - che determinano il profilo del giocatore medio delle slot, e nessun profilo si avvicina minimamente al pubblico che si vuole far credere di proteggere, permettendo invece di somministrare giochi come Gratta e vinci o Enalotto». Secondo il rappresentante di “Modena giochi”, dunque, «una grande distinzione tra le slot e gli altri giochi va fatto dal punto di vista occupazionale, visto che l’assessore Bosi crede di essere sensibile all’argomento. La filiera occupazionale che ruota attorno alle slot è infinitamente più ampia rispetto agli altri giochi: in Italia ci sono 3mila aziende che commercializzano le “macchinette” e 300mila addetti in queste aziende. Inoltre, la slot è matematicamente il gioco meno pericoloso che esiste in Italia, dal momento che consente vincite di 100 euro all’interno di un ciclo chiuso di partite. Il prodotto è fatto in modo da far rivincere ai giocatori il 70% di quel che si gioca. Un’altra questione affrontata senza cognizione di causa è quella dei minori: gli studi riferiscono che non sono attratti dalle macchinette ma dal mondo dell’online, a partire dal poker, che funziona h24. Insomma - conclude Giuliani - il cambio deve essere prima culturale e poi normativo: i minori stanno tutto il giorno con il telefonino in mano a giocare a “social game” in cui non riusciranno mai a scalare classifiche se non pagando. Non voglio dire che le slot non costituiscano un problema sociale, ma che si hanno le idee estremamente confuse quando si parla di questo argomento, e dunque si rischia di fare solo danni».

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