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Cava Rubbiani, acqua inquinata? Resta il mistero sulla potabilità

Cava Rubbiani, il caso non è chiuso. Emilio Salemme e Sabina Piccinini riaccendono i riflettori sull’area di San Damaso nel mirino dall’estate 2016. «L’Ausl sostiene nelle valutazioni igienico-sanitar...

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Cava Rubbiani, il caso non è chiuso. Emilio Salemme e Sabina Piccinini riaccendono i riflettori sull’area di San Damaso nel mirino dall’estate 2016. «L’Ausl sostiene nelle valutazioni igienico-sanitarie che i livelli sono inaccettabili per il consumo umano - ha affermato Piccinini, consigliere della lista civica Nuova San Cesario che segue la vicenda dall’inizio - mentre il Comune risolve la vicenda dicendo che tutti bevono l’acqua dell’acquedotto. Ci sono però anche famiglie che bevono acqua dal pozzo». Il presidente della Consulta Ambiente di Modena e il consigliere hanno ripreso a muovere i loro passi dopo che il Comune ha inviato un documento ai firmatari della petizione sulla Cava. Tra i documenti, desta in loro preoccupazione un passaggio della relazione conclusiva dell’Ausl. «Le acque dei quattro pozzi esaminati risultano caratterizzate da elevate concentrazioni di ferro e manganese, superiori ai limiti previsti - si legge nel testo - e tali da renderle non accettabili per il consumo umano a cause delle colorazioni anomale e della torbidità che ne conseguono».

Una frase su cui interviene Giulio Guerzoni. L’assessore all’Ambiente ha già inviato due lettere agli abitanti della zona per rassicurarli che «questi due elementi naturali sono presenti a livelli non pericolosi per la salute, ma possono compromettere le caratteristiche di gradevolezza dell’acqua con colorazioni anomale». Dopo il nuovo intervento di Salemme e Piccinini, Guerzoni ha rimarcato che «la relazione di Ausl e Arpae parla chiarissimo: i pozzi privati di Cave Rubbiani sono idonei per i loro usi, che non comprendono quello potabile». Sul punto l’assessore vuol essere chiaro, tanto da rimarcare che «i pozzi privati, compresi quelli di via Cave Rubbiani, da sempre non sono pensati per l’uso potabile. L’area è servita dall’acquedotto pubblico, che fornisce le necessarie garanzie di potabilità».

«Così s’accetta implicitamente la condizione d’inquinamento delle falde - ha ribadito Piccinini - e rimane il mistero sull’ammoniaca, presente a valle e non a monte». Sui dubbi del consigliere in merito alle irrigazioni interviene l’Ausl. «Non esistono limiti normativi vigenti per la valutazione dell’idoneità a uso irriguo delle acque di origine sotterranea», si legge nella relazione conclusiva. «Il tentativo di stravolgere i risultati per ragioni meramente politiche non fa altro che creare inutile allarmismo», ha concluso Guerzoni. (g.f.)

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