OCCUPAZIONE EX CAVOUR
Ipotesi restituzione: il Guernica discute
La diocesi dice di essere pronta a sedersi intorno a un tavolo con gli occupanti ma chiede intanto la restituzione dell’ex Cinema Cavour. E gli autonomi del Guernica, che rappresentano la maggioranza...
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La diocesi dice di essere pronta a sedersi intorno a un tavolo con gli occupanti ma chiede intanto la restituzione dell’ex Cinema Cavour. E gli autonomi del Guernica, che rappresentano la maggioranza degli occupanti, si dicono pronti a restituire lo stabile ma a patto che il sindaco Gian Carlo Muzzarelli discuta con loro direttamente. Siccome però il sindaco non dà segno di volerli incontrare e i due assessori Bosi e Cavazza non hanno poi incontrato gli occupanti, come era stato chiesto al loro unico incontro, ora al Guernica si discute cosa fare. Tempo alcuni giorni e verrà presa una decisione, ovviamente secondo la tradizione del Guernica passando per assemblee e discussioni. Anche se a livello informale, gli autonomi vogliono infatti discutere con la curia anche del progetto di fare una mensa per i poveri dentro l’ex cinema.
Nel frattempo, ieri è stata pubblicata una loro ricostruzione della manifestazione antifascista di venerdì sera. Nel lungo testo non sono mai espressi giudizi critici o negativi sull’operato degli anarchici con volto coperto, bombe carta (da loro chiamati “petardi”) e bombolette spray per imbrattare i muri con scritte ingiuriose (anche se storicamente gli autonomi sono sempre stati distanti dagli anarchici dal punto di vista politico).
Si legge nella parte conclusiva della loro nota pubblicata sul sito “Senza quartiere”: «La serata finisce alle 23 con fermi, feriti e una città sconquassata nella sua essenza, la normalizzazione». «Già, perché qua vanno demonizzati esclusivamente coloro che rivendicano un sentimento e un modo di vivere la politica e le lotte sociali con modalità vive e concrete», aggiungono in merito alla pioggia di critiche sul comportamento degli anarchici a volto coperto.
«È sicuro che possano esistere percorsi virtuosi in cui le pratiche antifasciste concrete si discostino un tantino da quanto andato in scena venerdì sera e le ultime mobilitazioni antifasciste in città lo testimoniano. Così come è ovvio che certe pratiche (di antifascismo) si concretizzino molto di più nella quotidianità piuttosto che in momenti singoli, a volte più sentiti che necessari».
«Ed è esattamente su quelle pratiche quotidiane che occorre continuare a lavorare, sul territorio e nel territorio, nelle scuole e nei quartieri, indipendentemente dai cori indignati dei politici, di ogni schieramento, pronti a scagliarsi come faine contro quella parte di Modena che ha smesso da tempo di seguirli, quella che l’altro ieri sera era in piazza e che ancora oggi si lecca le ferite di una serata storta sui social network. Ben vengano i ragionamenti e che emergano anche tutti gli interrogativi fondamentali», scrive il Guernica.
Nel frattempo, ieri è stata pubblicata una loro ricostruzione della manifestazione antifascista di venerdì sera. Nel lungo testo non sono mai espressi giudizi critici o negativi sull’operato degli anarchici con volto coperto, bombe carta (da loro chiamati “petardi”) e bombolette spray per imbrattare i muri con scritte ingiuriose (anche se storicamente gli autonomi sono sempre stati distanti dagli anarchici dal punto di vista politico).
Si legge nella parte conclusiva della loro nota pubblicata sul sito “Senza quartiere”: «La serata finisce alle 23 con fermi, feriti e una città sconquassata nella sua essenza, la normalizzazione». «Già, perché qua vanno demonizzati esclusivamente coloro che rivendicano un sentimento e un modo di vivere la politica e le lotte sociali con modalità vive e concrete», aggiungono in merito alla pioggia di critiche sul comportamento degli anarchici a volto coperto.
«È sicuro che possano esistere percorsi virtuosi in cui le pratiche antifasciste concrete si discostino un tantino da quanto andato in scena venerdì sera e le ultime mobilitazioni antifasciste in città lo testimoniano. Così come è ovvio che certe pratiche (di antifascismo) si concretizzino molto di più nella quotidianità piuttosto che in momenti singoli, a volte più sentiti che necessari».
«Ed è esattamente su quelle pratiche quotidiane che occorre continuare a lavorare, sul territorio e nel territorio, nelle scuole e nei quartieri, indipendentemente dai cori indignati dei politici, di ogni schieramento, pronti a scagliarsi come faine contro quella parte di Modena che ha smesso da tempo di seguirli, quella che l’altro ieri sera era in piazza e che ancora oggi si lecca le ferite di una serata storta sui social network. Ben vengano i ragionamenti e che emergano anche tutti gli interrogativi fondamentali», scrive il Guernica.
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