Peace & Love
di CRISTIANA MINELLI
L’arte del pizzaiuolo napoletano è stata inserita dall’Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità, dopo la rumba cubana, lo yoga indiano e la birra belga, parimenti considerati...
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L’arte del pizzaiuolo napoletano è stata inserita dall’Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità, dopo la rumba cubana, lo yoga indiano e la birra belga, parimenti considerati testimoni della creatività e della diversità culturale universale. Al di là delle possibili speculazioni sulla notizia, (pizza, yoga, birra e rumba possono essere fondamentali per molti, ma per altri, per esempio, perché non Brad Pitt), ne siamo lieti. Anche se, con tutto il rispetto, io avrei pensato prima a Babbo Natale. A Dickens, a Scrooge, al pacchetto completo e alla sua paccottiglia: renne, slitta, elfi e tutto il resto. Motivazione: quella di Santa Claus è un’esperienza tradizionale, culturale e globale ante litteram. La notte dell’avvento è venuta assai prima dell’avvento di internet, coinvolgendoci, tutti quanti, molto più del web. Chissà se Saetta, Ballerino, Schianto, Guizzo, Cometa, Cupido, Tuono e Lampo si faranno guidare, come ogni anno, dalla luce rossa del naso della renna Rudolph. Quella che dal 1939, secondo Robert L. May, accompagna la slitta di Babbo Natale nel lungo viaggio della notte magica. Che poi. Se anche Rudolph facesse ancora strada all’allegra truppa natalizia, la luce rossa, assai più accesa di quella del suo naso, sarebbe un’altra. Per esempio quella dell’emergenza. Terrorismo, sbarchi, migranti, occupazione, stabilità, violenza, criminalità. Volgarità, pure, dato che con tutta probabilità ci troverebbe intenti a scartare pacchi mentre passiamo in rassegna l’almanacco 2017 degli insulti di mesi di campagna preelettorale. Tocca dirlo: abbiamo un disperato bisogno della favola trainata da Rudolph. Forse, se fossimo ancora capaci di chiederci “Ma Babbo Natale esiste davvero?”, lo spirito di fratellanza, (fantasma di tutti i natali, passati, presenti e futuri), potrebbe davvero accendere di rosso la Ghirlandina, mettendo l’amore in testa alla nostra lista dei beni patrimonio dell’umanità. Con buona pace di tutti gli altri segnalati in elenco, dall’opera dei pupi siciliani al ballo reale della Cambogia. Se la musica che gira intorno non è quella che suona “Jingle Bells”, c’è solo un ritornello che vale la pena di cantare. Peace and Love. Forever.
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