Confindustria esulta per i numeri del 2017
di Andrea Gilioli
«Aziende e occupazione finalmente stabili, dazi antidumping per altri 5 anni Fatturato sopra i livelli pre-crisi e produzione in crescita del 2% sul 2016»
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Si chiude con indicatori molto positivi, e in un generale contesto di ottimismo, il 2017 del settore ceramico.
Ieri a Sassuolo, nella sede di Confindustria Ceramica, si è tenuta la tradizionale assemblea di fine anno, in cui sono stati illustrati i dati dell’anno e le stime sul prossimo futuro elaborate dal Centro Studi dell’associazione insieme a Bper e alla società Prometeia.
A corroborare il clima di ottimismo, che deriva dalla crescita del fatturato e della produzione, anche il fatto che sinsia l’ottenuto, pochi giorni fa, il rinnovo dei dazi antidumping sui prodotti ceramici cinesi, che tuteleranno per altri cinque anni l’importantissimo mercato europeo, che per le aziende italiane, insieme a quello Usa, continua a essere uno dei principali.
Guardando tutti i dati emerge finalmente una stabilità nel numero delle aziende e degli occupati, con l’uso degli ammortizzatori sociali ai minimi storici. La produzione, pressoché in linea con le vendite, segno che non si stanno riempiendo i magazzini, ma che il prodotto realizzato viene rapidamente piazzato e venduto, cresce di circa il 2 per cento rispetto al 2016, pur rimanendo sotto ai livelli pre-crisi, attestandosi a 425 milioni di metri quadrati.
In crescita anche il fatturato, che dal 2007 ad oggi è cresciuto del 21%, e che dunque è sopra ai livelli pre-crisi, merito in particolare di prodotti sempre più di pregio, con un elevato valore aggiunto, e di un export che pesa oltre l’80 per cento e, dunque, compensa l’andamento incerto dell’Italia: mercato che sta dando alcuni segnali positivi ma che, fermo ad un volume dimezzato rispetto agli anni pre-crisi, risente di un settore edilizia ancora al palo.
«Serve un cambio di passo e adeguate risorse – ha commentato il presidente Vittorio Borelli – ad esempio rendendo permanenti gli incentivi energetici e sismici e avviando nuovi investimenti».
Molto buoni gli indicatori economico-finanziari del settore, che continua, anche grazie agli incentivi del Governo per l’industria 4.0, ad investire moltissimo: il dato non è ancora preciso, ma con ogni probabilità si supererà il valore di investimenti record del 2016, quando ben il 7,5 per cento del fatturato era stato reinvestito in nuovi impianti e tecnologie.
Tra gli investimenti più gettonati quelli per la produzione di grandi lastre, prodotto innovativo che sta prendendo sempre più piede e che fa ben sperare anche per la conquista di nuove fette di mercato, sia in Italia, sia, soprattutto sui forti mercati dell’export, pressoché tutti positivi.
Crescita importante, infatti, in Europa centro-orientale (+5 per cento) e nel Far East, mentre l’incremento risulta più basso rispetto al passato in Usa e Germania.
Per il 2018 le proiezioni fanno ben sperare, con una crescita confermata, anche se su valori inferiori rispetto al recente passato. Ribadita, infine, in vista delle elezioni politiche di primavera, la necessità di una gestione del Paese attenta al settore industriale e alle necessità delle imprese.
Ieri a Sassuolo, nella sede di Confindustria Ceramica, si è tenuta la tradizionale assemblea di fine anno, in cui sono stati illustrati i dati dell’anno e le stime sul prossimo futuro elaborate dal Centro Studi dell’associazione insieme a Bper e alla società Prometeia.
A corroborare il clima di ottimismo, che deriva dalla crescita del fatturato e della produzione, anche il fatto che sinsia l’ottenuto, pochi giorni fa, il rinnovo dei dazi antidumping sui prodotti ceramici cinesi, che tuteleranno per altri cinque anni l’importantissimo mercato europeo, che per le aziende italiane, insieme a quello Usa, continua a essere uno dei principali.
Guardando tutti i dati emerge finalmente una stabilità nel numero delle aziende e degli occupati, con l’uso degli ammortizzatori sociali ai minimi storici. La produzione, pressoché in linea con le vendite, segno che non si stanno riempiendo i magazzini, ma che il prodotto realizzato viene rapidamente piazzato e venduto, cresce di circa il 2 per cento rispetto al 2016, pur rimanendo sotto ai livelli pre-crisi, attestandosi a 425 milioni di metri quadrati.
In crescita anche il fatturato, che dal 2007 ad oggi è cresciuto del 21%, e che dunque è sopra ai livelli pre-crisi, merito in particolare di prodotti sempre più di pregio, con un elevato valore aggiunto, e di un export che pesa oltre l’80 per cento e, dunque, compensa l’andamento incerto dell’Italia: mercato che sta dando alcuni segnali positivi ma che, fermo ad un volume dimezzato rispetto agli anni pre-crisi, risente di un settore edilizia ancora al palo.
«Serve un cambio di passo e adeguate risorse – ha commentato il presidente Vittorio Borelli – ad esempio rendendo permanenti gli incentivi energetici e sismici e avviando nuovi investimenti».
Molto buoni gli indicatori economico-finanziari del settore, che continua, anche grazie agli incentivi del Governo per l’industria 4.0, ad investire moltissimo: il dato non è ancora preciso, ma con ogni probabilità si supererà il valore di investimenti record del 2016, quando ben il 7,5 per cento del fatturato era stato reinvestito in nuovi impianti e tecnologie.
Tra gli investimenti più gettonati quelli per la produzione di grandi lastre, prodotto innovativo che sta prendendo sempre più piede e che fa ben sperare anche per la conquista di nuove fette di mercato, sia in Italia, sia, soprattutto sui forti mercati dell’export, pressoché tutti positivi.
Crescita importante, infatti, in Europa centro-orientale (+5 per cento) e nel Far East, mentre l’incremento risulta più basso rispetto al passato in Usa e Germania.
Per il 2018 le proiezioni fanno ben sperare, con una crescita confermata, anche se su valori inferiori rispetto al recente passato. Ribadita, infine, in vista delle elezioni politiche di primavera, la necessità di una gestione del Paese attenta al settore industriale e alle necessità delle imprese.
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