Rapina a 12enne: assolti 3 giovani
Il ragazzo dà al giudice una versione diversa: i 20enni erano in realtà distanti
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Li aveva accusati di averlo rapinato del cellulare dopo averlo circondato minacciosamente. Tre dei quattro indicati dal ragazzo sono anche stati rinchiusi in carcere come misura cautelare dopo essere stati presi. E ieri il ragazzo davanti al giudice ha dato una versione talmente confusa e diversa da quella che aveva fornito inizialmente tanto da spingere sia la Procura che il giudice ad assolvere i tre giovani imputati.
È finito così il processo con rito abbreviato per tre ventenni di origini ghanesi di 20, 21 e 22 anni residenti a Sassuolo e uno a Massenzatico di Reggio indicati da un 12enne (oggi 13enne) di essere i rapinatori del suo cellulare, mai trovato.
Il caso avvenne nel febbraio 2016 vicino al Centro Torrenova ed ebbe eco anche nazionale, ripreso come un esempio di rapina di un bambino italiano ad opera di giovani immigrati. Il ragazzo aveva raccontato ai genitori una storia piuttosto credibile: mentre li aspettava in via Turati si sono avvicinati quattro ragazzi di colore che con fare da bulli lo hanno sbeffeggiano, preso in giro e poi spintonato per prendergli lo smart phone nuovo che teneva in mano. Poi uno dei quattro gli ha dato una spallata secca che ha spinto il ragazzino a mollare il cellulare, subito raccolto dal delinquente che poi è scappato. Lo avrebbe visto anche un testimone. L’arrivo della polizia portò al fermo dei tre giovani gahnesi indicati come complici del rapinatore vero e proprio, fuggito col cellulare.
Questa versione è stata portata ieri davanti al giudice Andrea Romito dal pm Marco Imperato che aveva chiesto il rinvio a giudizio dei tre per rapina aggravata in concorso (erano difesi dagli avvocati Athanassios Miras e Giuliano Riva). Quando però è stato ascoltato il ragazzo rapinato, la sua versione è diventata non solo confusa ma molto diversa da quella originale. Ha detto anche che i tre in realtà non lo hanno circondato ma si trovavano dietro di lui a “una certa distanza”, come ha detto, e che l’aggressione è avvenuta ad opera di uno solo, quello fuggito col telefonino. Di testimoni non c’è traccia: il ragazzo era solo. Per questo il giudice ha ritenuto che non fossero complici del rapinatore e quindi li ha assolti. (c.g.)
È finito così il processo con rito abbreviato per tre ventenni di origini ghanesi di 20, 21 e 22 anni residenti a Sassuolo e uno a Massenzatico di Reggio indicati da un 12enne (oggi 13enne) di essere i rapinatori del suo cellulare, mai trovato.
Il caso avvenne nel febbraio 2016 vicino al Centro Torrenova ed ebbe eco anche nazionale, ripreso come un esempio di rapina di un bambino italiano ad opera di giovani immigrati. Il ragazzo aveva raccontato ai genitori una storia piuttosto credibile: mentre li aspettava in via Turati si sono avvicinati quattro ragazzi di colore che con fare da bulli lo hanno sbeffeggiano, preso in giro e poi spintonato per prendergli lo smart phone nuovo che teneva in mano. Poi uno dei quattro gli ha dato una spallata secca che ha spinto il ragazzino a mollare il cellulare, subito raccolto dal delinquente che poi è scappato. Lo avrebbe visto anche un testimone. L’arrivo della polizia portò al fermo dei tre giovani gahnesi indicati come complici del rapinatore vero e proprio, fuggito col cellulare.
Questa versione è stata portata ieri davanti al giudice Andrea Romito dal pm Marco Imperato che aveva chiesto il rinvio a giudizio dei tre per rapina aggravata in concorso (erano difesi dagli avvocati Athanassios Miras e Giuliano Riva). Quando però è stato ascoltato il ragazzo rapinato, la sua versione è diventata non solo confusa ma molto diversa da quella originale. Ha detto anche che i tre in realtà non lo hanno circondato ma si trovavano dietro di lui a “una certa distanza”, come ha detto, e che l’aggressione è avvenuta ad opera di uno solo, quello fuggito col telefonino. Di testimoni non c’è traccia: il ragazzo era solo. Per questo il giudice ha ritenuto che non fossero complici del rapinatore e quindi li ha assolti. (c.g.)
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