Gazzetta di Modena

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Scontri con la polizia: la Digos avvia un’indagine

di Carlo Gregori
Scontri con la polizia: la Digos avvia un’indagine

Il procuratore Musti annuncia l’inizio di accertamenti per identificare gli autori di violenze e danni alla manifestazione antifascista contro l’estrema destra

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Lancio di bombe carta e fumogeni contro la polizia, volti celati contro la legge, un piccolo arsenale nascosto e sequestrato prima della manifestazione, vandalismi e muri imbrattati con scritte ingiuriose. Questi gli episodi principali che saranno al centro dell’indagine avviata dalla Digos di Modena in merito agli scontri, alle violenze e ai vandalismi compiuti da alcuni partecipanti alla manifestazione antifascista di largo Bologna di venerdì sera. Lo ha annunciato ieri il procuratore capo Lucia Musti spiegando che eventuali accuse e denunce saranno formulate al termine dell’analisi della documentazione video e fotografica e delle testimonianze raccolte ad opera della polizia scientifica incaricata di individuare gli estremisti di sinistra che hanno compiuto le azioni.

«Certamente apriremo un fascicolo - ha spiegato la Musti - al di là dell’arresto il fragranza che è stato compiuto dalla polizia giudiziaria, per il quale c’è già stata la pronuncia di un giudice. Si sono verificati disordini, aggressioni, danneggiamenti e quindi non si può non avviare un’indagine».

La Musti ha aggiunto che la Digos depositerà una notizia di reato ma prendendo i tempi necessari per indagini accurate. Poi ha rassicurato: «Non ci sono intenti persecutori nei confronti dei manifestanti: la nostra Procura ha sempre avuto un atteggiamento equilibrato. Quando arriverà la notizia di reato la valuteremo e qualora emergessero reati procederemo». «Come ho già detto altre volte, la legalità è la legalità e chi commette certi reati, anche se non sono reati predatori o di mafia, anche se sono ritenuti di scarsa importanza sino comunque fatti-reato. Siamo in uno stato democratico con garanzie giudiziarie e abbiamo l’obbligatorietà dell’azione penale; quindi, se del caso, eserciteremo l’azione penale». Poi è passata a commentare le scritte ingiuriose in corso Canalgrande, tra le quali ce n’erano anche contro di lei: «Le scritte sui muri sono sempre odiose al di là del contenuto perché imbrattano e rovinano i muri e costringono la proprietà, che può anche essere appunto il Comune, a impiegare persone per rimuovere queste scritte. Se imbratti la proprietà altrui, poi elimini le scritte, ma a questo punto cosa si scriverebbe a fare?»

«In ogni caso è un reato che ha delle conseguenze perché composta spese, oltre al fatto che le persone che puliscono potrebbero fare altre cose. A prescindere dal reato, è un comportamento insensato purtroppo diffuso che coinvolge anche monumenti e palazzi storici». (c.g.)

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